Economia

Reddito di cittadinanza? Luci e ombre. Parola della Corte dei Conti

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Con il Reddito di cittadinanza, attenzione alla spesa pubblica improduttiva e a non spiazzare l’offerta di lavoro legale. Ecco alcuni dei consigli contenuti nella memoria della Corte dei Conti presentata in Parlamento

Il Reddito di cittadinanza segna un cambio di passo nelle politiche a favore delle classi disagiate ma non è scontato che favorisca una crescita del Pil e uno sviluppo dell’occupazione. Nella memoria presentata dalla Corte dei Conti alla commissione Lavoro del Senato sul disegno di legge 1018, ovvero dl 4/19 su Reddito di cittadinanza e pensioni, lo strumento simbolo del M5S al Governo viene analizzato anche in relazione al contesto economico e sociale dell’Italia.

MONITORARE ANDAMENTO DELLA SPESA

Di sicuro tale istituzione, segnala la magistratura contabile, fornisce “un rilevante cambiamento e un potenziale progresso nelle politiche di protezione sociale del nostro Paese” ma il correlato incremento di spesa se, da un lato, risponde a una esigenza reale, dall’altro, “date le condizioni di elevato debito pubblico del nostro Paese e la decisione del legislatore di finanziare la norma senza corrispondenti tagli di uscite correnti meno meritevoli”, richiede un attento monitoraggio degli andamenti della spesa in modo da salvaguardare gli equilibri di bilancio di medio temine.
In tal senso, prosegue la Corte, il meccanismo di garanzia che prevede il “blocco” delle domande in caso di esaurimento delle risorse è molto importante per controllare i saldi.

Il Reddito di cittadinanza affronta poi due obiettivi con logiche diverse e che richiederebbero “approcci diversi”, ovvero la lotta alla povertà e lo stimolo all’occupazione. Per questo risulta “positiva e cruciale” la distinzione dei due percorsi.

IL RUOLO DEI SERVIZI SOCIALI DEI COMUNI

Secondo la magistratura contabile, nell’utilizzo di questo strumento un ruolo molto importante deve essere svolto dai servizi sociali dei Comuni. Su tale fronte si rileva che sarebbe utile intervenire per “ridurre lo squilibrio nella capacità di attivazione della spesa”. Se la media nazionale è infatti di 116 euro pro capite si passa però dai 22 euro della Calabria ai 517 euro della provincia di Bolzano. Per il contrasto alla povertà, addirittura, a fronte di una media di 14 euro ci sono picchi di 3 euro nei Comuni della Calabria e di 83 euro in quelli del Friuli.

“Il ruolo che il decreto riconosce ai Servizi comunali – si legge nella memoria – è certamente importante ma dovrebbe essere potenziato anche in relazione a quello assegnato ai Centri per l’impiego”. Inoltre, andrebbero valorizzate meglio le interazioni tra gli operatori pubblici e quelli del terzo settore.
La Corte evidenzia come la situazione attuale dei Centri per l’Impiego renda “obiettivamente difficile, in tempi brevi, un loro rilancio” e apprezza che su di essi venga operato un importante investimento in discontinuità con il passato.

I DUBBI DELLA CORTE

Proseguendo nella sua analisi del Reddito di cittadinanza, la Corte dei Conti non si esime da un warning: in un contesto come quello italiano, dove c’è molta economia sommersa e sono bassi i salari effettivi, “dovrà essere alta l’attenzione perché non cresca la quota di spesa pubblica improduttiva e non si spiazzi l’offerta di lavoro legale” nonostante il decreto preveda un sistema di vincoli e di sanzioni “potenzialmente efficace” nel contrastare abusi.
Di sicuro, si rileva, tra gli aspetti positivi c’è l’aver messo in luce – per i trasferimenti assistenziali – il tema della verifica delle effettive condizioni economico-patrimoniali dei potenziali destinatari e quello della qualità dei Centri per l’Impiego.

L’occasione, dunque, è “propizia” per far fare un salto di qualità all’amministrazione pubblica nelle capacità di verifica e di controllo dell’attendibilità delle dichiarazioni sostitutive uniche ai fini dell’Isee. Quest’ultimo è uno strumento che, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, dovrebbe essere ulteriormente aggiornato e messo a punto per rappresentare l’effettiva situazione economica e patrimoniale di molti di quelli che richiedono le prestazioni assistenziali.

Non bisogna però dimenticare, aggiunge la Corte, che “i frutti della lotta per la legalità si producono in tempi non brevi e appaiono obiettive le difficoltà di bilancio in un quadro congiunturale molto deteriorato e in sostanziale recessione tecnica”, come testimoniato dai recenti dati Istat.

BENE GLI INCENTIVI

Rispetto ad alcuni elementi su cui la magistratura contabile appare perplessa, viene invece ritenuta “molto utile” la previsione di un sistema di incentivi per le imprese e per il lavoratore correlato agli importi del reddito e, “considerato il meccanismo additivo rispetto a norme incentivanti già in vigore”, ciò crea condizioni che sul fronte del costo del lavoro sono di “assoluto vantaggio”.

Visti i pro e i contro, i possibili vantaggi e i timori, per la corte dei Conti “la possibilità che il reddito determini un’espansione dell’offerta di lavoro e una crescita del Pil potenziale per l’aumento del tasso di partecipazione dipende dal verificarsi di una serie di condizioni”. Soprattutto, chiarisce, è bene che non si verifichi un calo della ricerca di lavoro tramite altri canali e che in particolare il massimo importo del Reddito, 780 euro, non determini una convenienza a non offrirsi sul mercato legale. Di sicuro, e la conclusione dà da pensare parecchio, un effetto negativo potrebbe derivare dalla relativa ridotta attenzione agli investimenti tecnologici tramite industria 4.0. Per quanto riguarda poi la crescita del Pil effettivo sarà importante che la spesa aggiuntiva non si orienti su prodotti di importazione.

 

Articolo pubblicato su Policymakermag.it

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