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Rcs, Sole 24 Ore e dintorni. Che cosa succederà di grosso nell’editoria (forse)

Fatti, commenti e scenari dopo la tosta intervista del capo del fondo americano Blackstone al Sole 24 Ore un cui Stephen Schwarzman, ha dato dell’estorsore a Urbano Cairo per la vicenda dell’immobile Rcs

 

Riflessione del giorno dopo sul caso Rcs vs Blackstone.

Premessa: l’intervista al capo assoluto di Blackstone vale il prezzo del biglietto. Bravo Simone Filippetti.

Ma siccome siamo italiani tocca sempre elaborare retroscena:

1) in Italia, storicamente, nel settore editoriale, cane-non-morde-cane. Mentre stavolta il Sole 24 Ore spara in prima pagina l’intervista (giustamente, direi io) a mr Blackstone che attacca frontalmente la Rcs di Urbano Cairo.

2) Da un paio d’anni si dice ovunque – e lo sanno anche i muri – che, nonostante le smentite di rito, Cairo sia interessato a valutare l’acquisto, in termini e modalità di valutare, del Sole 24 Ore o del ramo d’azienda del quotidiano. Da qua: il cane-non-morde-cane. Almeno fino a domenica.

3) Nel capitale di Rcs, nonostante l’avvento “rivoluzionario” di Cairo, tre anni fa, chiamato da Intesa Sanpaolo, la banca di sistema del Paese, è ancora la gran parte degli azionisti del cosiddetto ex salotto-buono della finanza italiana. A esclusione di Fca e Intesa, figurano, sopra la soglia rilevante del 5%: Mediobanca (fu la prima a pensare a Cairo, salvo poi sostenere la cordata con Andrea Bonomi), Pirelli, Unipol e Diego Della Valle.

4) Confindustria, storicamente, non prende mai posizioni dure e frontali. Se non nei confronti di questo o quel governo, nel caso in cui il governo in carica non sia “in linea”, come il caso del governo giallo-verde agli imprenditori o a parte di essi

5) Tra un anno scade il mandato di Boccia, che non si ricandiderà. Mentre tra i pretendenti al trono di Confindustria vi è anche l’attuale presidente del Sole24Ore, Edoardo Garrone.

6) dulcis in fundo: Intesa Sanpaolo è la principale creditrice di Rcs e Sole24Ore o quantomeno una delle banche più esposte e, all’epoca dell’operazione nel mirino di Cairo (la vendita degli immobili datata 2013), era azionista, finanziatrice e advsior (con Banca Imi)

In sintesi: o è un messaggio chiaro degli industriali e del “sistema” a Cairo per capire che il Paese è qualcosa d’altro (le accuse sul modus operandi lanciate da mr Blackstone sono chiare e lampanti) oppure c’è qualcosa di non detto.

Oppure sta succedendo qualcosa di grosso nell’editoria; propendo per questa ultima tesi.

(post tratto dal profilo Facebook del giornalista Andrea Montanari)

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