Economia

Rc auto? Ancora alta in Italia rispetto alla media Ue. Parola delle assicurazioni

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Nel 2018 si è ridotto il divario dei premi Rc auto fra Italia e resto d’Europa, ma in Italia il livello resta più alto rispetto alla media Ue. Estratto dal rapporto Ania presentato oggi nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione che riunisce le compagnie assicurative

 

In un confronto europeo (tavola 3), considerando i dati di fonte Eurostat (che ricalcano essenzialmente quelli richiesti da ISTAT per l’Italia e dagli analoghi Istituti di Statistica per gli altri paesi) risulta che, dal 2013 al 2018, gli unici tre paesi in cui si registra una riduzione dell’indice dei prezzi dell’assicurazione r.c. auto sono stati la Grecia (-29,8%), la Danimarca (-6,6%) e l’Italia (-2,4%). In tutti gli altri paesi i prezzi r.c. auto sono invece aumentati: se in Belgio, Germania, Svezia e Norvegia l’incremento nei cinque anni è stato più contenuto e nell’ordine del 2%-4%, nel Regno Unito, in Irlanda e in Olanda gli aumenti sono stati molto significativi (rispettivamente +23,4%, +25,8% e +31,0%).

Per questa ragione è diminuito ulteriormente il divario tra i premi medi italiani e quelli degli altri principali paesi. Se infatti, come ha rilevato lo studio condotto per ANIA nel 2014 da Boston Consulting Group sui prezzi r.c. auto in Europa, le polizze italiane tra il 2008 e il 2012 erano più costose di 213 euro rispetto alla media di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, nel 2015 la stessa società di consulenza rilevava che il divario si era ridotto a 138 euro. ANIA, sulla base degli andamenti dell’indice dei prezzi r.c. auto pubblicati da Eurostat, ha stimato che tale divario si è nel 2018 ulteriormente assottigliato ed è arrivato a poco più di 70 euro (figura 2).

La riduzione del premio medio r.c. auto in Italia è stata determinata da diversi fattori concomitanti e rilevati. Innanzitutto un beneficio si è avuto con l’introduzione della norma che nell’aprile del 2012 ha reso più rigorosi i criteri per il risarcimento dei danni lievi alla persona e che, avendo ridotto la componente di costo legata alle micro-lesioni, ha permesso consistenti riduzioni tariffarie proprio a partire dal 2013. Inoltre la grave crisi economica avviatasi nel 2008 e poi proseguita con andamenti altalenanti almeno fino al 2014, ha limitato l’utilizzo delle auto e diminuito di fatto la frequenza sinistri con benefici sui conti tecnici delle imprese che si sono riflessi in un calo dei premi praticati.

A ciò si aggiunge l’effetto di un’accesa competitività tra le imprese che ha concesso ai consumatori di optare per offerte maggiormente convenienti, come la possibilità di sottoscrivere contratti che prevedono l’installazione della scatola nera a bordo dei veicoli, beneficiando di sconti (anche significativi) sul prezzo della copertura r.c. auto. Il progressivo aumento in termini di numero di dispositivi installati ha consentito poi alle compagnie di ridurre il moral hazard dei propri clienti sia in fase di profilazione del rischio, sia nella fase (eventuale) successiva di accadimento e valutazione di un danno, riducendo le frodi e permettendo una più corretta quantificazione del danno.

Il livello dei premi (o delle tariffe) applicati è strettamente correlato con il livello di redditività della gestione assicurativa che può essere misurata attraverso il combined ratio, ovvero la somma del loss ratio di competenza e dell’expense ratio (il primo indice rapporta il costo dei sinistri dell’esercizio ai premi di competenza, mentre il secondo valuta l’incidenza delle spese di gestione dell’impresa ai premi sottoscritti); eventuali profitti o perdite sono chiaramente collegati con l’adeguatezza delle tariffe rispetto ai rischi sottoscritti.

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