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Uova Chiara Ferragni

Quanto costerà a Chiara Ferragni la mandrakata delle uova di Pasqua

Come si è concluso il procedimento Antitrust sulle uova di Pasqua griffate Chiara Ferragni

È finita senza sanzione ma comunque con un importante esborso per l’influencer cremonese la vicenda delle uova di Pasqua griffate Chiara Ferragni. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti concluso con impegni l’istruttoria sulla diffusione delle comunicazioni commerciali con cui è stato pubblicizzato il prodotto in occasione delle festività pasquali 2021 e 2022. Ricordiamo che alla vendita delle uova era associata un’iniziativa benefica a favore dell’impresa sociale “I Bambini delle Fate”. Il procedimento era stato avviato nei confronti delle società Fenice S.r.l., TBS Crew s.r.l. e Sisterhood S.r.l. (titolari dei marchi e dei diritti relativi alla personalità di Ferragni) e di Cerealitalia Industrie Dolciarie s.p.a. (titolare del marchio “Dolci Preziosi”).

Ebbene, fra gli impegni proposti dalle società e accolti dall’Antitrust, il principale consiste in un versamento di almeno 1,2 milioni da parte dell’influencer proprio a “I Bambini delle Fate”.

L’ISTRUTTORIA DELL’AGCM

La notizia dell’avvio dell’istruttoria era stata data dal presidente dell’Agcm, Roberto Rustichelli, durante l’intervista a “Porta a Porta” dello scorso 9 aprile. Il magistrato aveva spiegato che il procedimento era stato aperto a gennaio dopo che erano arrivate a Piazza Verdi “tre segnalazioni che evidenziavano delle criticità”. Si era proceduto con ispezioni, condotte insieme alla Guardia di Finanza, secondo la stessa ipotesi “di pratica commerciale scorretta con possibile falsa informazione”, come nel caso del pandoro Balocco. “Sono state date false informazioni ai consumatori – aveva sottolineato Rustichelli – ai quali sarebbe stato fatto credere che acquistando uova di Pasqua griffate Ferragni avrebbero fatto beneficenza, vedremo l’esito, l’Autorità sta facendo i suoi accertamenti”.

Tramite il procedimento istruttorio, in sostanza, l’Antitrust intendeva verificare se le informazioni pubblicitarie fornite potessero indurre i consumatori a credere che, acquistando le uova “griffate Ferragni”, avrebbero contribuito a sostenere economicamente l’impresa sociale “I Bambini delle Fate”.

GLI IMPEGNI PROPOSTI E APPROVATI DALL’AUTORITÀ

Tutte le società, come si legge nel comunicato diffuso da Piazza Verdi, hanno presentato impegni che sono stati “valutati positivamente” e dunque “resi vincolanti” dall’Antitrust. Il più importante, come si diceva, è il versamento di almeno 1,3 milioni all’impresa sociale “I Bambini delle Fate”. Il calcolo corrisponde al 5% degli utili distribuibili, con un minimo complessivo di 1,2 milioni per il triennio, da parte delle società Fenice e TBS, e di 100 mila euro da parte di Cerealitalia. Per l’Autorità si tratta di una misura idonea a ristorare i consumatori che, acquistando il prodotto, volevano fornire un contributo economico a “I Bambini delle Fate”.

Le società parti del procedimento si sono inoltre impegnate a separare in modo netto e permanente le attività con finalità commerciali (promozione e vendita di prodotti e/o servizi) da quelle con finalità benefiche, così da “eliminare alla base ogni rischio di diffondere comunicazioni commerciali non corrette sull’eventuale contributo che i consumatori possono fornire a iniziative benefiche tramite l’acquisto di prodotti o servizi”.

Piazza Verdi, si evidenzia nella nota, “verificherà la piena e corretta attuazione degli impegni da parte delle società, e in caso di inottemperanza, oltre a riaprire il procedimento, potrà applicare una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.000.000 euro nonché, qualora l’inottemperanza sia reiterata, disporre la sospensione dell’attività di impresa per un periodo non superiore a trenta giorni”.

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