Economia

Quante saranno le risorse dell’Europa per l’Italia

di

quota 100

Next Generation EU, Mes, Sure e Bei secondo l’editorialista Giuliano Cazzola

 

Venerdì sera, in uno dei soliti dibattiti televisivi, un giornalista e scrittore di successo, trasvolatore dell’Atlantico, con tono che a me è sembrato maligno, ha citato un articolo uscito in quello stesso giorno su di un importante quotidiano nazionale a firma di un noto economista, docente di superpaludata università privata.

In estrema sintesi l’economista aveva rifatto i conti dai quali risultava che le risorse effettive destinate all’Italia e provenienti dal pacchetto Europa erano, al netto dei contributi versati dall’Italia (56 miliardi) come Paese membro (al terzo posto nella Comunità), soltanto 26 miliardi in tre anni.

Ho cercato allora di documentarmi su quale alchimia contabile – una volta approvata la proposta della Commissione – consentisse di ridurre di tanto i 173 miliardi decantati come spettanti all’Italia.

Ricostruiamo insieme il conteggio. Il nuovo intervento da 750 miliardi appena presentato dalla Commissione europea, si aggiunge ai 540 miliardi spalmati tra Mes, Sure e Bei già annunciati. Si lavora, a livello comunitario per trasformare questi impegni in numeri definitivi. Quel che è emerso fino ad ora è che – sul fronte delle erogazioni – ci saranno circa 500 miliardi in forma di trasferimenti alle capitali e 250 miliardi di prestiti, da restituire su un orizzonte lunghissimo.

Sul fronte del reperimento delle risorse, invece, il Next Generation EU (questo il nome finale) si finanzierà attraverso l’emissione di bond. Al suo fianco, ci sarà un potenziamento del bilancio pluriennale dell’Unione che per il periodo 2021-2027 dovrebbe esser elevato a un ammontare totale di 1.100 miliardi.

Per l’Italia, il conteggio dei benefici filtrato da Bruxelles è di quasi 82 miliardi di trasferimenti e oltre 90 di prestiti. Ecco, allora, spiegato l’arcano.

Nell’operazione compiuta (una sottrazione) il minuendo è dato dagli 82 miliardi di trasferimenti riconosciuti a fondo perduto, mentre il sottraendo è costituito dai 56 miliardi di versamenti. La differenza è appunto di 26 miliardi. È corretto conteggiare soltanto gli aiuti che ci ritornano gratis, sorvolando sulle decine (spesso centinaia) di miliardi provenienti da altre fonti e progetti che si avvalgono di prestiti, magari da restituire a condizioni estremamente favorevoli?

Si prenda il Mes, ad esempio, l’odiato contributo che, ad avviso di tanti, non servirebbe. Sono 36-37 miliardi al tasso dello 0,1%, che non riusciremmo mai ad ottenere emettendo titoli tricolori. Il Tesoro, la settimana scorsa, è riuscito a far sottoscrivere, in soli 4 giorni, più di 22 miliardi di euro. Un risultato certamente importante, ottenuto però riconoscendo un tasso pari all’1,46% al netto dell’inflazione che costituisce, nei tempi che corrono, un appetibile rendimento. È così difficile raccontare le cose per come stanno?

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