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Lo sbrocco di Putin sul Donbass visto dagli analisti, Vivendi e Cdp in Tim snobbano Kkr, onanismi bettiniani

Arnese

Tim, Vivendi, Cdp, Kkr, Ucraina, Russia e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Startmag

 

I MERCATI RUSSI NON FESTEGGIANO

 

L’OCCIDENTE NON MORIRA’ PER L’UCRAINA

 

IL VERO OBIETTIVO DI PUTIN SULL’UCRAINA

 

SANZIONI ANTI RUSSIA? PESSIME NOTIZIE PER L’ITALIA

 

IL GIUSTO DESIDERIO DELL’UCRAINA

 

FORMIDABILE IL TEAM BIDEN-BLINKEN SECONDO LA FIRMA DEL NYT

 

CARTOLINA DELL’EUROPA

 

CARTOLINA DALLA BIELORUSSIA

 

CONVERGENZE PARALLELE FRA PUTIN E BIDEN

 

TEATRINO RUSSO TV

 

BETTINI ONANISTICO

 

VIVENDI E CDP SNOBBANO KKR

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU TIM, VIVENDI, CDP E KKR:

La risposta a Kkr dovrebbe arrivare intorno a metà marzo. Prima il consiglio Telecom aspetta il piano industriale, al quale sta lavorando l’amministratore delegato Pietro Labriola, che arriverà sul tavolo del board il 2 marzo, insieme col bilancio 2021.

Il piano indicherà le prospettive e i target raggiungibili nell’assetto attuale e di fatto servirà come benchmark per valutare alternative che passino da operazioni straordinarie. Non è da attendersi il varo della scissione che richiederebbe tempi di preparazione ben più lunghi, bensì un orientamento, o al massimo un primo via libera, a un’ipotesi di separazione della rete. Verificata la reazione del mercato, il consiglio di amministrazione avrà tutti gli elementi – perlomeno in un’ottica finanziaria – per dare una risposta al fondo Usa che a metà novembre ha presentato una manifestazione d’interesse a rilevare l’intero capitale di Telecom – al prezzo indicativo di 50,5 centesimi per azione – per poi procedere al riassetto del gruppo al di fuori dei riflettori della Borsa.

Così come prospettata l’offerta di Kkr ha poche chance di andare avanti, dal momento che Vivendi – che detiene quasi un quarto del capitale al costo storico di 1,07 euro per azione – è contraria a farsi da parte a queste condizioni. Anche Cdp riporterebbe una minusvalenza significativa, avendo accumulato la quota, di poco inferiore al 10%, a un prezzo medio intorno ai 70 centesimi.

L’alternativa alla quale sta ragionando Telecom è quella della scissione proporzionale che creerebbe due società, l’una dei servizi e l’altra della rete. La formula permetterebbe a Vivendi di concentrarsi sulla parte dei servizi e tentare probabilmente una convergenza coi contenuti, e contemporaneamente – sulla carta – agevolerebbe la riproposizione della rete unica, mediante l’integrazione con Open Fiber, di cui la Cdp è azionista al 60%.

KKr è in ogni caso un interlocutore obbligato, essendo già azionista al 37,5% di FiberCop, la società della rete secondaria di Telecom da convertire alla fibra. La posizione del fondo è protetta da una contratto che prevede, in presenza di scostamenti significativi dal percorso delineato, anche un’opzione put, la facoltà cioè di uscire dal capitale nel 2025 (ma anche prima in alcuni casi particolari, che non sono stati resi pubblici) con la garanzia di un rendimento minimo dell’8% all’anno. Sotto il profilo contrattuale Kkr non può opporsi a operazioni che creino valore. Tuttavia il fondo ritiene che non si possa e non si debba discutere l’ipotesi di un’integrazione di Open Fiber fintanto che la rete dell’incumbent è verticalmente integrata nel gruppo. E questo per non incorrere in problemi con la Ue, a danno di entrambe le società.

Nel dibattito manca la posizione del sistema-Paese sotto il profilo della politica industriale. Se andasse avanti l’offerta Kkr questa dovrebbe perlomeno passare il vaglio del golden power, che riguarda però aspetti strategici e di sicurezza. Invece nel caso della scissione si salterebbe anche questo passaggio, dal momento che l’azionariato iniziale delle due società, che non avrebbero più nulla a che fare l’una con l’altra, sarebbe identico all’attuale.

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