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Puglisi, Stagnaro e i cattivi maestri

Economia

Il corsivo di Gianfranco Polillo sulla lettera-appello di 150 fra economisti e ricercatori che criticano la presenza di Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro tra i consulenti di Palazzo Chigi per il Pnrr

 

Quindi ricapitoliamo: Beppe Provenzano, il giovane vice segretario del Pd, ultras della sinistra, chiama ed ecco il soccorso rosso intervenire in massa, per sostenere l’epurazione. Uomini come Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro, secondo l’ex ministro del Sud nel governo Conte 2, non sono degni di far parte dei consulenti di Palazzo Chigi per monitorare l’impatto degli investimenti del PNRR. Sono forse portatori di un conflitto di interesse? Sono titolari di aziende che operano in quel perimetro? Sono stati inquisiti per un qualche motivo?

Nulla di tutto questo. La loro colpa è ancora più grave. Sono ultra-liberisti. Hanno osato criticare la presenza dello Stato nell’economia. Insomma un reato di lesa maestà di fronte agli immaginifici successi di quell’esperienza. Un modo di manifestare tutta l’insofferenza del Pd, nei confronti di Mario Draghi, come suggerito da Stefano Folli su Repubblica? Che questa maggioranza vada fin troppo stretta al Pd é fin troppo evidente. Che ci sia solo questo è, tuttavia, riduttivo.

Ed, infatti, a distanza di soli pochi giorni, il tempo necessario per organizzare le truppe, ecco la lettera aperta degli intellettuali, più o meno organici. Si può anche esserlo, senza esserne consapevoli. Questa volta su Domani, il giornale edito da Carlo De Benedetti e diretto da Stefano Feltri. Prima firma dell’appello quella di Nicola Acocella, classe 1939. Da sempre colonna della facoltà di Economia della Sapienza. Da studente, lo avevo conosciuto come assistente di Federico Caffè. Il quale era solito dire a noi studenti, che compito di un intellettuale era soprattutto quello di professare la religione del dubbio. Parole che non ritroviamo nella lettera appena pubblicata.

Al contrario le accuse nei confronti dei cinque esperti, chiamati a far parte del Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso il Dipartimento di Programmazione economica, è senza possibilità di appello. La loro sola presenza rischia di “danneggiare l’immagine di competenza tecnica del governo e la fiducia nel suo operato”. C’è poi un eccesso di “omogeneità di genere e geografica”. Tutti uomini e tutti del Nord. Preoccupa soprattutto la presenza di “studiosi portatori di una visione economica estremista caratterizzata dalla fiducia incondizionata” nei mercati.

Alcuni di loro – continua la lettera – “sono noti per il sostegno aprioristico ad una teoria che afferma l’inutilità, se non la dannosità, dell’intervento pubblico nell’economia”. Ancora: “Rappresentano posizioni antiscientifiche che minimizzano la questione del cambiamento climatico” che rischiano – aggiungiamo noi interpretando – di sabotare il “Green Deal dell’Ue”. Trascurano infine di considerare i problemi del Mezzogiorno, ritenendoli di scarso impatto economico e sociale. Quindi, dopo questa lunga intemerata, l’invito a disfarsi di questa ingombrante presenza.

Chi scrive da ragazzo faceva parte della redazione di Rinascita, il settimanale del Pci, fondato da Palmiro Togliatti. In una riunione di redazione si parlava di Giovanni Gentile. Erano gli inizi degli anni ‘70. Quasi in modo incidentale il direttore, che allora era Alessandro Natta, disse “era stato giusto ucciderlo”. Ricordo che trasalii, ed essendo giovane ed un po’ irresponsabile, lo interruppi (cosa assolutamente vietata nel rituale comunista) chiedendogli il perché. La risposta fu gelida: “Era un cattivo maestro”. Ecco: da allora sono passati molti anni, ma secondo quella cultura, che ha subito evoluzioni, ma non trasformazioni, i “cattivi maestri” vanno ancora messi nell’impossibilità di nuocere. Forse non vanno più uccisi come una volta, ma questo è solo una semplice circostanza.

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