Economia

Profondo rosso per Caltagirone Editore

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Tutti in picchiata i principali indicatori economici di Caltagirone Editore, società dell’omonimo gruppo che edita giornali come Il Messaggero, Il Gazzettino e Il Quotidiano. Ecco i numeri della semestrale

 

La crisi dell’editoria cartacea si abbatte anche sui bilanci di Caltagirone Editore, società dell’onomimo gruppo che fa capo al costruttore Francesco Gaetano Caltagirone e che edita quotidiani come Il Messaggero di Roma, Il Gazzettino di Venezia e Il Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto.

Caltagirone Editore ieri ha approvato i conti semestrali con ricavi a 54,6 milioni di euro (66,9 milioni nello stesso periodo del 2019), un ebitda negativo per 1,8 milioni (-911mila euro nei primi sei mesi del 2019) e una perdita netta di 18,2 milioni (+1,6 milioni nel primo semestre del 2019) su cui hanno inciso svalutazioni per 22 milioni di testate di giornali.

Il management è comunque impegnato a mitigare l’impatto della pandemia con ulteriori azioni di efficientamento — si legge nella nota della società — “i cui riverberi — secondo il Sole 24 Ore — sono già visibili nel calo dei costi operativi del semestre (-16,8%) che ha registrato una crescita del 35,7% degli utenti unici giornalieri sui siti web del gruppo”.

ESTRATTO DAL BILANCIO 2019 DI CALTAGIRONE EDITORE:

Nell’esercizio 2019 il Gruppo ha registrato Ricavi Operativi per 135,9 milioni di euro, con una riduzione pari al 5,6%, per effetto della contrazione dei ricavi diffusionali (-7,7%) e dei ricavi pubblicitari (-4,6%). Il costo delle materie prime segna un decremento del 5,3% attribuibile principalmente alle minori quantità utilizzate nel processo produttivo, fatto che ha consentito di assorbire l’incremento del prezzo internazionale della carta. Il costo del lavoro, comprensivo di oneri non strutturali pari a 3,2 milioni di euro (1,7 milioni di euro nell’esercizio 2018) legati principalmente alle operazioni di riorganizzazione posti in essere da alcune società del Gruppo e a una rilevante e inattesa soccombenza giuslavoristica, si decrementa dell’1,1%. Confrontando i valori omogenei, senza tener conto di tali oneri non ricorrenti, il costo del lavoro diminuisce di circa il 3,7% rispetto al precedente esercizio.

Gli altri Costi Operativi registrano complessivamente una riduzione dell’11,7%, per effetto delle continue azioni di riduzione costi messe in atto dalle società controllate, in modo particolare nei costi per servizi e per effetto dell’adozione del nuovo principio contabile IFRS 16, come spiegato nella premessa. Il Margine Operativo Lordo al 31 dicembre 2019 registra un saldo positivo di 2,5 milioni di euro (810mila euro al 31 dicembre 2018). Il Risultato Operativo è negativo per 45,6 milioni di euro (negativo per 17,4 milioni di euro al 31 dicembre 2018) e comprende le svalutazioni di immobilizzazioni immateriali a vita indefinita per 39,8 milioni di euro (14,6 milioni di euro nell’esercizio 2018), ammortamenti per 6,3 milioni di euro (2,8 milioni di euro al 31 dicembre 2018), di cui 3,4 milioni relativi agli ammortamenti per diritti d’uso in base all’IFRS 16, accantonamenti per rischi per 1,3 milioni di euro (361mila euro al 31 dicembre 2018) e la svalutazione di crediti per 691mila euro (479mila euro al 31 dicembre 2018). Il Risultato Netto della gestione finanziaria, positivo per 5,1 milioni di euro (positivo per 5 milioni di euro nel 2018), include principalmente dividendi su azioni quotate incassati nel periodo per circa 5,9 milioni di euro (5,5 milioni di euro nel 2018), al netto degli oneri finanziari legati al fabbisogno operativo. Il Risultato Netto del Gruppo è negativo per 30,6 milioni di euro (negativo per 8,3 milioni di euro nell’esercizio 2018).

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