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Ecco le pressioni (vere e farlocche) di Bruxelles sull’Italia

Bce

La soglia dei 60 euro per le sanzioni e quella per i pagamenti in contanti non sono mai state misure anti-evasione legate al Pnrr. L’analisi di Giuseppe Liturri

Continua il fuoco di fila dei messaggi opportunamente veicolati da Bruxelles per fare capire al governo di Roma cosa deve fare e, soprattutto, cosa non deve fare.

È sufficiente affidarli a qualche quotidiano italiano, attendere che appaiano in prima pagina, e chi deve capire, capisce.

Noi però non possiamo non rilevare, testardamente, la discrepanza tra quanto leggiamo e quanto contenuto negli impegni effettivamente presi dall’Italia con la Commissione nell’ambito del PNRR.

Giovedì abbiamo letto sul Corriere della Sera, che “non è piaciuto affatto nella Commissione Ue che la legge di Bilancio — con la soglia a 60 euro per i pagamenti con carta e l’aumento del limite del contante a 5.000 — disfi due delle quattro misure anti evasione che erano state un obiettivo necessario per l’esborso della tranche da 29 miliardi l’estate scorsa. Da Roma il governo si è detto disposto a cambiare le norme sui pagamenti digitali, se Bruxelles lo chiede. Ma obiettivi misurabili in miliardi nella lotta all’evasione fanno parte dall’inizio del patto sul Pnrr e nella Commissione Ue oggi si pensa che la legge di Bilancio di Meloni contenga diversi segnali nella direzione sbagliata”.

Ci permettiamo di rilevare che nei documenti ufficiali che impegnano l’Italia con Bruxelles, non troviamo alcuna traccia di queste tesi. In particolare, la soglia di 60 euro per le sanzioni in caso di rifiuto di un pagamento con carta – anche qui è bene essere precisi – e la soglia per i pagamenti in contanti non sono mai state “misure antievasione” poste come obiettivo per l’esborso di alcuna rata del PNRR.

La Repubblica Italiana ha preso l’impegno di ridurre l’evasione fiscale, senza impegnarsi circa gli strumenti da adottare. E l’incentivo ai pagamenti elettronici è indicato solo nelle Raccomandazioni Paese del 2019 come uno degli strumenti per combattere l’evasione fiscale. Non l’unico. E c’è una bella differenza tra obiettivi e strumenti. In ogni caso, le Raccomandazioni Paese sono poi state superate e declinate in oltre 500 dettagliatissimi obiettivi e traguardi dove, se avessero voluto scrivere qualcosa al riguardo, lo avrebbero fatto senz’altro. Ma questo avrebbe significato una colossale e perfino controproducente ingerenza anche nelle modalità operative per mantenere gli impegni. Anzi, se vogliamo proprio essere precisi, c’è un solo strumento che scende a questo livello, al fine di conseguire l’obiettivo della riduzione dell’evasione fiscale. Ed è l’invio ai contribuenti delle cosiddette lettere di adempimento spontaneo (compliance), che devono aumentare di anno in anno e fornire consistenti aumenti di gettito, anche riducendo il numero dei “falsi positivi”, cioè i contribuenti che poi si rivelano in regola.

Oltre a questo, gli obiettivi in materia di evasione sono esposti chiaramente: il primo è quello di intensificare l’attività di analisi dei dati, per individuare preventivamente o tempestivamente posizioni da sottoporre ad accertamento fiscale, di cui si è appena detto; il secondo è quello di ridurre del 5% la propensione all’evasione rispetto al 2019, da certificare nella relazione del Governo sull’economia non osservata per il 2025 (dati relativi al periodo d’imposta 2023); il terzo è quello di ridurre del 15% la propensione all’evasione fiscale, dato da certificare nella predetta relazione sull’economia non osservata del 2026 (dati del 2024). Questi ultimi due devono essere conseguiti entro il 31/12/2025 e 30/06/2026.

Basta. Non c’è altro. E non ci può essere altro perché questi obiettivi non sono niente affatto banali e, la loro dinamica negli ultimi anni, costituisce la più evidente prova che l’evasione fiscale non ha alcuna relazione con la modifica – modifica, ripetiamo – della soglia per i pagamenti in contanti. Infatti, osservando in particolare la propensione all’evasione dell’IVA – l’imposta più a rischio – la riduzione del tax gap è avvenuta a partire dal 2017 in conseguenza dell’introduzione da parte del governo Renzi degli obblighi di comunicazione trimestrale dei dati IVA. Il cosiddetto spesometro, di cui poi la fattura elettronica ha solo inasprito i tempi di comunicazione e lo scontrino elettronico ha infine chiuso il cerchio.

In occasione delle tante variazioni della soglia per il pagamento in contanti, la propensione all’evasione non ha mai manifestato significative variazioni. È perfino intuitivo comprendere che chi usa il contante per evadere – perché questo nessuno lo nega – continuerebbe a farlo anche con la soglia a 1000 o 5000 euro. A meno che non si voglia abolire il contante, ed allora si deve avere il coraggio di dirlo e di valutarne le conseguenze.

Alla luce di queste considerazioni è solo pretestuoso e fuorviante il dibattito sulla soglia di 60 euro per le sanzioni in caso di rifiuto di pagamenti elettronici. Si tratta, come recita correttamente la relazione illustrativa della legge di bilancio, di un semplice rispetto del criterio di proporzionalità della sanzione rispetto all’entità della violazione. Un principio base del diritto. Non è equo e proporzionato sanzionare con 30 euro, chi non accetta la carta per il pagamento per un caffè. L’incentivo all’utilizzo delle carte di credito, anche in funzione anti evasione, è già sufficientemente potente con la soglia oltre i 60 euro e quindi gli impegni con la Ue sono abbondantemente mantenuti. E non ha senso accanirsi nella caccia ad importi minori, nel presupposto – tutto da dimostrare – che quelle somme pagate in contanti siano poi nascoste al fisco.

In molti sembrano dimenticare che l’incentivo più efficace è quello del fornito dal mercato e dai consumatori per i quali il pagamento elettronico è un servizio aggiuntivo fornito dal venditore. E pochi oggi in Italia sono disposti a perdere clienti, senza necessità di imporre vessatorie sanzioni.

Pertanto, chi vuole pagare tutto senza usare banconote, stia pur tranquillo perché continuerà a trovare esercenti disposti ad accettare le carte di credito in ogni caso, anche senza la spada di Damocle della sanzione.

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