Economia

Come i sindacati si tirano pacchi in Poste Italiane

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Botta e risposta tra sindacati in Poste Italiane. Scioperi, post e polemiche tra organizzazioni dei lavoratori

Tensioni tra sindacati in Poste Italiane.

Le organizzazioni dei lavoratori sono spaccati: c’è chi rileva problemi e chi, invece, sostiene che sì i problemi ci sono (e non rappresentano una novità), ma che è anche vero che in casa Poste non starebbe accadendo nulla di grave.

Ecco tutti i dettagli sulla tenzone sindacale.

LA QUESTIONE DELLE PRESSIONI COMMERCIALI

Partiamo dalle ultime questioni di cui ha parlato la stampa. I Ssndacati hanno inviato una richiesta unitaria, a firma di Cisl-Slp, Cgil-Slc, UilPoste, Failp-Cisal, Confsal-Comunicazioni e Ugl-Comunicazioni, lamentando pressioni commerciali verso i dipendenti.

I sindacati sottolineano “un grave disallineamento della operatività delle funzioni commerciali della Divisione MP rispetto alle intese intercorse a livello centrale”.

L’ACCORDO

Nel contratto nazionale di lavoro, Poste e sindacati “hanno ritenuto strategico promuovere una cultura aziendale basata sulla valorizzazione delle risorse umane orientando i comportamenti agiti verso forme e modi che rispettino i principi etici, la professionalità, l’impegno e la dignità del lavoratore, la collaborazione tra colleghi e con i diretti riporti gerarchici, valori su cui si deve uniformare l’azione di chi opera in Poste Italiane”.

E per questo hanno convenuto che “l’Azienda, nella definizione dei programmi commerciali, individuerà obiettivi raggiungibili che saranno portati a conoscenza del personale con tempestività e trasparenza” e che “il personale delle strutture commerciali impegnato in attività di indirizzo, pianificazione, coordinamento e controllo delle attività di vendita, nel pieno rispetto della professionalità e dignità delle lavoratrici e lavoratori, dovrà svolgere, nei confronti del personale operativo, azioni di proposizione, stimolo e coinvolgimento, finalizzate a favorire il raggiungimento degli obiettivi assegnati, in coerenza con i principi espressi nel presente protocollo”, con modalità di comunicazione “improntate ai principi di rispetto e collaborazione tra colleghi in linea con il Codice Etico, il Protocollo sulla RSI, le disposizioni aziendali in ambito di “netiquette” e le previsioni normative e contrattuali in materia”.

I RILIEVI

Ma i sindacati denunciano la mancata applicazione dei “principi di cui all’allegato 20 del vigente CCNL e del codice etico aziendale, poca attenzione riposta nei contenuti dalla delibera CONSOB nr.20307/2018”.

IL COMMENTO

“Quello che denunciamo in questa lettera non è certo una novità. Questi comportamenti scorretti e le pressioni commerciali all’interno dell’azienda si verificano da anni ed ora siamo arrivati al collo della bottiglia. E questa non è la nostra prima lamentela in materia”, dice a Start Nicola Di Ceglie, segretario generale di Cgil-Slc, aggiungendo che la sua sigla sindacale è a lavoro per “sottoporre 5.000 questionari e valutare maggiormente le pressioni commerciali che si verificano in azienda”.

LE INTESE

“Devo aggiungere che abbiamo comunque sempre cercato di raggiungere un accordo sulle questioni che non ci stavano bene”, ha continuato Di Ceglie, specificando che nonostante la privatizzazione, Poste “ha un retaggio statale” e si ha “tradizione sindacale pubblicista. Basti pensare che nel 2016 si è verificato il primo sciopero dopo trent’anni”.

L’ATTACCO DI SLG CUB POSTE

Ma lo sciopero non è stato troppo gradito dal sindacato di base in Poste che su Facebook ha scritto: “Ecco il primo effetto “sbloccante”, che in pochi giorni, dopo lo sciopero del 3 giugno, ha “convinto” i sindacati del “cerchio dorato” ad attivarsi, producendo una richiesta di minori pressioni sui lavoratori della sportelleria – si legge in un post del sindacato guidato da Giovanni Pulvirenti – da notare come il Sole 24 Ore ha subito aperto le proprie pagine alla lettera dei sindacati che da 20 anni appoggiano la linea aziendale, mentre sullo sciopero nazionale di 24 ore, del 3 giugno, dei lavoratori e delle lavoratrici di Poste Italiane, ha sorvolato, come il resto dei “giornaloni”.

 

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