Economia

Popolare Sondrio e Popolare Bari, ecco i prossimi passi per diventare società per azioni

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Come si muoveranno Popolare di Sondrio e Popolare di Bari dopo aver letto le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale che ha dato il via libera alla riforma delle popolari e dunque alla trasformazione degli istituti ancora in forse verso la società per azioni?

E’ questa la domanda che si pongono da giorni addetti ai lavori, analisti e azionisti delle banche interessante, ossia Popolare di Sondrio e Popolare di Bari, che non si sono trasformate ancora in società per azioni.

LE PAROLE DI SFORZA FOGLIANI

Chi ha indicato una tempistica è il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, cbe la settimana scorsa ha detto: riguardo alla Banca Popolare di Sondrio e alla Popolare di Bari, “credo che, non alla fine del 2018 ma a inizio del 2019, la trasformazione in Spa delle ultime due banche popolari si possa fare”, ha detto il presidente dell’associazione che riunisce e rappresenta le Popolari a margine dell’esecutivo Abi in merito alla riforma delle banche cooperative con attivi superiori a 8 miliardi (obbligate a trasformarsi in spa dalla riforma varata dal Governo Renzi). “C’è da riassumere il giudizio davanti al Consiglio di Stato, deve essere fissata l’udienza e devono essere assunte le decisioni”, ha aggiunto Sforza Fogliani.  “Purtroppo i tempi della giustizia in Italia non sono mai corti”, ha aggiunto.

L’INTERVISTA DI IACOBINI

Una tempistica più stretta è stata invece indicata da Marco Iacobini, numero uno della Popolare di Bari. Alla domanda della Gazzetta del Mezzogiorno “Quando si terrà l’assemblea che dovrà ratificare il passaggio alla spa?”, Iacobini ha risposto: “Ritengo non più tardi di settembre”.

“La filosofia della spa – ha aggiunto Iacobini – è radicalmente diversa dalla logica cooperativistica. La nostra storia parla da sola: esprime una visione cooperativistica, più congeniale alle attese e alle esigenze del territorio. Questo non vuol dire che la Banca Popolare di Bari in più di mezzo secolo di vita abbia trascurato la redditività. Anzi. Lo dimostra la crescita costante della nostra azienda di credito. Ma la spa è un’altra cosa: redditività e convenienza economica diventano un obiettivo esclusivo”, ha concluso il presidente della Popolare di Bari.

CHE COSA HA DECISO LA CORTE

“I limiti al rimborso delle azioni sono imposti dalle regole europee”. Lo ha deciso la Consulta, in una sentenza relativa alla riforma della disciplina delle banche popolari, depositata negli scorsi giorni, con cui si spiegano le ragioni della decisione adottata e resa nota il 21 marzo scorso sulle questioni sollevate dal Consiglio di Stato.

IL PASSAGGIO SALIENTE

“Le regole prudenziali dell’Unione europea in materia bancaria (in particolare sulle condizioni per computare le azioni nel capitale primario delle banche) non lasciano al legislatore nazionale – sottolinea la Corte Costituzionale – alcuna facoltà di scelta tra le due presunte ‘opzioni’, ossia la limitazione quantitativa del rimborso del socio recedente e il suo rinvio, ma gli impongono di attribuire alla banca il potere di adottarle entrambe.
Solo così le azioni possono essere considerate strumenti del capitale primario di classe 1. Pertanto, la censura al decreto sulle banche di aver preferito la soluzione più onerosa per il socio recedente è infondata, dal momento che il legislatore non aveva margini di scelta”.

I NUMERI DELLA SENTENZA

È uno dei passaggi della sentenza n. 99/2018 sulla riforma delle banche popolari (decreto legge 24 gennaio 2015 n. 3 convertito nella legge n. 33/2015), depositata oggi in cancelleria (relatrice Daria de Pretis), con cui la Corte costituzionale ha spiegato le ragioni della decisione presa il 21 marzo scorso (e anticipata con un comunicato stampa) sulle questioni sollevate dal Consiglio di Stato.

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