Economia

Popolare di Bari, ecco piani, intralci e ipotesi (smentite) su holding del Sud

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Tutte le ultime novità sulla Popolare di Bari e non solo. Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari

CHE COSA SI STA STUDIANDO PER LA POPOLARE DI BARI E NON SOLO

Un sistema di tutela istituzionale che garantisca la stabilità delle banche rimaste popolari sul fronte del capitale e della liquidità, pur senza minare l’autonomia o richiedere la costituzione di un gruppo unico. Ci sarebbe questo tema al centro dell’incontro che si terrà il prossimo 7 febbraio in Banca d’Italia.

DI CHE COSA SI PARLERA’ IN BANCA D’ITALIA SULLE TUTELE

Al vertice dovrebbero partecipare i funzionari di via Nazionale e i rappresentanti di alcuni dei principali istituti cooperativi non quotati. Le ultime crisi bancarie e l’attenzione del governo avrebbero infatti spinto il regolatore a riprendere in mano un tema già più volte toccato negli ultimi anni.

IL SISTEMA IPS

Il sistema di tutela istituzionale (o Ips) si ritrova tradizionalmente tra le casse Reiffeisen, ma recentemente è stato adottato anche dalle casse rurali in Spagna (dove si aggiunge alla struttura di gruppo).

COME FUNZIONA LO STRUMENTO

Senza cancellare l’autonomia dei singoli intermediari, lo strumento funziona come un accordo di reciproco sostegno, attivabile per esigenze di supporto patrimoniale o di liquidità. Si tratta quindi di un legame meno stretto di un gruppo vero e proprio, come quello a cui hanno dato vita le banche di credito cooperativo a seguito della riforma voluta dal governo Renzi.

CHE COSA DICE ASSOPOPOLARI CON SFORZA FOGLIANI

Proprio per questo proprio lo strumento potrebbe trovare rapida applicazione senza richiedere un lungo e complesso iter di trasformazione. «Stiamo dialogando su questi temi sul regolatore e l’incontro del 7 febbraio ha lo scopo proprio di avviare approfondimenti», spiega a MF-Milano Finanza Corrado Sforza Fogliani, presidente della Banca di Piacenza e di Assopopolari. «Il nostro obiettivo resta comunque quello di tutelare la natura cooperativa e l’autonomia dei singoli istituti».

VERSO UN GRUPPO UNICO DELLE POPOLARI DEL SUD CON AL CENTRO LA POPOLARE DI BARI?

Se insomma un sistema di tutela istituzionale appare oggi una strada possibile per dare coesione e solidità al sistema, molto più improbabile è un passo ulteriore che vada nella direzione di un gruppo unico. L’ipotesi, circolata nei giorni scorsi in relazione al turnaround della Popolare di Bari, è stata accolta con grande freddezza dagli amministratori delegati e dai direttori generali degli istituti principali. «Già è difficile fare una fusione. Un’operazione multipla rasenta la fantafinanza», si confidava ieri un banchiere.

TUTTI I PROSSIMI PASSI PER LA POPOLARE DI BARI

Fatto sta che la Popolare di Bari dovrà trovare una soluzione in tempi brevi. Mercoledì scorso il consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Vincenzo De Bustis avrebbe esaminato la bozza del piano industriale che prevederebbe anche l’integrazione alla pari con un altro istituto di credito dell’area. L’aggregazione comunque non è l’unico nodo sul tavolo del board (che tornerà a riunirsi il 30 gennaio). De Bustis, affiancato dall’advisor Rothschild, dagli studi legali Bonelli Erede e Orrick e dal professor Paolo Gualtieri, è al lavoro anche sul difficile progetto del rafforzamento patrimoniale.

I NUMERI DELLA POPOLARE DI BARI

Per colmare un fabbisogno stimato in almeno 200 milioni la banca punta a emettere un bond subordinato da collocare a investitori istituzionali. La popolare potrebbe presentare un piano di forte pulizia dell’attivo visto che a fine 2017 un coverage medio dei deteriorati al 40% e un net npe ratio (rapporto tra deteriorati netti e impieghi). La pulizia potrebbe essere accompagnata da un taglio di costi che abbassi il cost/income dall’84,3% del 2017 a un livello più vicino alla media nazionale.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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