Economia

Popolare Bari, ecco come la Procura sculaccia pure la Banca d’Italia

di

popolare di Bari

Che cosa emerge dalle carte dei pm sul ruolo della Banca d’Italia nella vicenda della Popolare di Bari, i commenti degli analisti e la difesa della Banca d’Italia sul caso Tercas e non solo

Si parla ancora della Popolare di Bari, sui giornali, in Parlamento e nella Procura della città pugliese. E se la neo presidente della commissione d’inchiesta sulle banche, la grillina Carla Ruocco, invita a non “demonizzare gli attori” del sistema (ossia la Vigilanza della Banca d’Italia), dalle carte della Procura barese emerge come i pm addebitino alla Banca d’Italia qualche responsabilità nella vicenda dell’istituto di credito, specie sulla governance appannaggio per decenni di Marco Jacobini. Intanto dal Parlamento è arrivato il via libera al provvedimento che sancisce il salvataggio dell’istituto.

RUOCCO: NON DEMONIZZARE I SINGOLI ATTORI

La neo presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, la deputata pentastellata Carla Ruocco, ha chiesto di non “demonizzare i singoli attori” sulla questione Popolare di Bari. Lei, che nella scorsa legislatura aveva accusato Banca d’Italia e Consob di fare lo “scaricabarile” sulla vicenda delle due banche venete e di Montepaschi, ora usa toni più morbidi nei confronti di Via Nazionale. “Osservazioni critiche ce ne saranno da fare” ma “non vanno demonizzati singoli attori: personalmente non ritengo che demonizzare un singolo sia una soluzione a tutti i problemi” ha detto durante un’intervista alla trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital evidenziando che “la commissione ha un ruolo di supporto all’autorità giudiziaria e non si parla prima di avere le cose chiare”. “I ruoli dei singoli attori in campo dovranno essere analizzati uno per uno – ha poi aggiunto – per capire quando sono stati fatti dei controlli, chi si è occupato di controllare e di vigilare. Ma il ragionamento è un po’ complesso. E sicuramente le istituzioni ad alto livello non possono lavarsene le mani”. Peraltro, ha voluto chiarire, “una cosa è parlare di Bankitalia, una cosa è parlare di un’istituzione più piccola”.

COSA EMERGE DALLE CARTE DELL’INCHIESTA SU VIA NAZIONALE

Intanto però dalle carte dell’inchiesta della procura di Bari sull’istituto di credito pugliese emergono passaggi non proprio gratificanti sul comportamento della Banca centrale. I pm di Bari intanto – dopo aver ottenuto la custodia in carcere per Marco Jacobini e per suo figlio Gianluca – chiedono un inasprimento della misura cautelare per Vincenzo De Bustis, amministratore delegato della popolare fino al suo commissariamento, il 13 dicembre scorso. Un manager il cui percorso nella banca è intrecciato con quello di Palazzo Koch visto che – lasciata la guida operativa il 30 aprile 2015 – il 12 dicembre 2018 torna di nuovo ai vertici dell’istituto, fatto che – si legge nelle carte dell’inchiesta – “appare alquanto strano anche in considerazione che Bankitalia ha dato il via libera alla nomina nonostante Consob gli avesse applicato, tra gli altri, sanzioni amministrative pecuniarie”.

Secondo il Sole 24 Ore, inoltre, i pm evidenziano anche il ruolo della Vigilanza nelle varie fasi del dissesto finanziario della Popolare di Bari. “Ruolo che probabilmente andrà approfondito ulteriormente – scrive il quotidiano confindustriale -, considerato che Bankitalia è da una parte l’autrice di due ispezioni che mettono in luce il dissesto, i finanziamenti baciati, i possibili raggiri nei confronti della clientela, i prestiti a imprenditori a rischio insolvenza; dall’altra però agli occhi degli inquirenti non sempre sembra in grado di agire per trovare una soluzione”.

Insomma, gli investigatori sembrano ritenere che Via Nazionale al contempo chiedesse un cambio di passo ai vertici per sostituire il patron Marco Jacobini ma accondiscendesse alle reticenze dello stesso.

In questa direzione pare andare la testimonianza dell’ex ad Giorgio Papa, che è indagato e che parla – come si evince dalle carte dell’inchiesta – di una “estrema accondiscendenza dei vertici della Banca d’Italia, che pur avendo rilevato la grave e ristagnante situazione conseguente al conflitto di interessi non ha mai esercitato i poteri di ‘removing’ attribuiti dalla Legge allo stesso supremo organo di vigilanza”.

Una conferma, sempre secondo i magistrati, arriverebbe dalle intercettazioni tra l’ex responsabile dei bilanci, Elia Circelli, e il revisore legale, Corrado Aprico i quali – commentando le ispezioni della Banca d’Italia – dicono: “Comunque tutto sommato (…) quello che ci si attendeva”.

LA QUESTIONE TERCAS

Un punto nodale delle vicende riguardanti la Popolare di Bari e dei rapporti di quest’ultima con la Banca d’Italia riguarda l’acquisizione di Tercas. L’inchiesta della Procura ovviamente non ne prescinde. I pm scrivono che l’aumento di capitale del 2014 era “funzionale alla decisione di salvare Banca Tercas, al fine di convincere Bankitalia a eliminare la sanzione del blocco e in qualche modo di acquisire un credito morale nei confronti della vigilanza”. E così fu. Anche perché gli amministratori mostrano una “spinta derivante dal desiderio di ‘accattivarsi’ Bankitalia, come risulta dai verbali della riunione consiliare del 17 ottobre 2013”.

L’AUTODIFESA DI VISCO

Poche settimane prima era stato lo stesso governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, esattamente dieci giorni dopo il commissariamento di Bpb ad affermare che “la vigilanza sulle banche ha svolto il suo compito, con il massimo impegno e io reputo positivamente. La scelta di porre in amministrazione straordinaria questa banca – aveva continuato nell’intervista al Corriere della sera – è il risultato, come sempre in questi casi, di un’attenta analisi, è un atto possibile in termini di legge solo dopo aver rilevato gravi perdite o carenze nei sistemi di governo societario”. Di sicuro, aveva sottolineato, “la vigilanza non può intervenire nella conduzione della banca, che spetta agli amministratori scelti dagli azionisti. La banca deve seguire delle regole, la vigilanza verifica che ciò effettivamente accada”.

Introducendo poi il discorso della vicenda Tercas aveva evidenziato: “Decisioni come quella di realizzare un’acquisizione sono di esclusiva competenza e responsabilità del vertice delle banche. Nei casi di difficoltà di un intermediario, qualora non sia possibile una ricapitalizzazione sul mercato, è prassi delle autorità di vigilanza esplorare la possibilità di un acquisto da parte di altre banche”. E ancora: “Naturalmente alla fine di un percorso si corre il rischio di emettere giudizi di autoassoluzione o di ragionare con il senno del poi; noi facciamo il massimo per tenere costantemente sotto controllo le diverse situazioni e valuteremo se ci siano stati errori anche da parte nostra”.

Affermazione “che nel linguaggio felpato di Bankitalia, forse significa ammettere che l’hanno fatta grossa” aveva commentato su Start Magazine l’analista Giuseppe Liturri.

Due giorni fa al Forex Visco è tornato a rintuzzare le critiche: “Ipotizzare un ‘conflitto di interessi’ fra un’operazione di banca centrale’, vale a dire la concessione di credito a Tercas nell’ambito di un’operazione di emergency liquidity assistance, ‘e una funzione di vigilanza prudenziale’ nel dare via libera all’acquisizione di Tercas da parte della Popolare di Bari, ‘misure che in entrambi i casi attuano doveri e compiti istituzionali, strettamente regolati dal quadro normativo europeo e nazionale, utilizzando categorie e concetti propri delle operazioni bancarie di natura commerciale appare francamente di difficile, anzi per me impossibile, comprensione”, ha dichiarato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un passaggio a braccio nel corso del suo intervento al 26esimo congresso Assiom Forex. Rispondendo poi alle accuse di “estrema accondiscendenza” nei confronti dei vertici della Banca Popolare di Bari contenute in recenti ricostruzioni di stampa, Visco ha aggiunto: “Francamente considero una tale insinuazione non solo del tutto priva di fondamento ma altamente offensiva”.

PERRAZZELLI IN AUDIZIONE: VIGILANZA BANKITALIA CONTINUA E ARTICOLATA

Di Tercas ha parlato esattamente un mese fa la vice direttrice generale della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli, durante l’audizione in commissione Finanze alla Camera sul decreto legge per il sostegno al sistema creditizio del Sud, il provvedimento salva Popolare di Bari approvato due giorni fa dal Parlamento. “La decisione di realizzare un’acquisizione resta sempre tuttavia del vertice delle banche, la Vigilanza non può imporla – ha detto -. Ne è prova la circostanza che, come avviene in molti casi, anche per Tercas fu registrata un’altra manifestazione di interesse che non ebbe poi seguito”. La vice dg ha sottolineato che “l’operazione rispondeva, come ho già evidenziato, a prospettive strategiche e di sviluppo elaborate” dall’istituto di credito pugliese e che “l’attivo della Tercas era stato analizzato dagli amministratori straordinari e sottoposto a una due diligence da parte della Banca Popolare di Bari in preparazione dell’operazione”.

Ad intralciare il regolare svolgimento dell’operazione, ha ricordato, “eventi non prevedibili” che hanno modificato il quadro in cui la Vigilanza di Via Nazionale ha dato il via libera all’acquisizione di Tercas ovvero la decisione della Commissione europea di qualificare l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi come aiuto di Stato, il fatto che la popolare non fosse stata trasformata in spa, il basso prezzo degli Npl dismessi nel 2016.

Nell’occasione Perrazzelli aveva pure parlato dell’azione di Vigilanza svolta da Palazzo Koch in merito alle vicende dell’istituto barese che “è stata continua e articolata, nei limiti delle possibilità di intervento a essa riconosciute dalla legislazione vigente – ha detto -. Desidero confermare, anche a nome di tutto il Direttorio  l’impegno della Banca d’Italia a dare conto in ogni modo, in ogni momento e in ogni sede del proprio operato, nella consapevolezza dell’importanza del confronto istituzionale e nella convinzione di aver svolto i compiti che l’ordinamento le affida nell’esclusivo interesse del Paese”.

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