Advertisement skip to Main Content

Plusvalenze Juventus? Così fan tutte (secondo prof della Bocconi sul Sole 24 Ore)

Dopo la condanna della Juventus (-15 punti nel campionato attuale) si riapre il dibattito sulle plusvalenze. Sono state le regole del Fair Play Finanziario a incentivarle? Che cosa sostiene uno studio citato da due economisti della Bocconi sul quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore

 

La Corte Federale d’Appello ha ritenuto che la Juventus abbia fatto “un eccessivo utilizzo di plusvalenze artificiali” e abbia avuto un “modus operandi non corretto” alterando ripetutamente i “valori di bilancio e del significato informativo dello stesso”. Tali violazioni sono costate 15 punti di penalizzazione, da scontare già nell’attuale campionato, alla “Vecchia Signora” e diverse inibizioni per gli amministratori deferiti. S

I “NUOVI ELEMENTI” CHE HANNO FATTO RIAPRIRE IL PROCESSO ALLA JUVENTUS SULLE PLUSVALENZE

La riapertura del processo sulle plusvalenze, secondo la Corte d’Appello, è supportata da nuovi fatti che giustificano il -15 alla Juve.

È indiscutibile che il quadro fattuale determinato dalla documentazione trasmessa dalla Procura della Repubblica di Torino alla Procura federale, e da questa riversata a sostegno della revocazione, non era conosciuto dalla Corte federale al momento della decisione revocata e, ove conosciuto, avrebbe determinato per certo una diversa decisione – si legge nelle motivazioni -. Esattamente secondo quanto previsto dall’art. 63, comma 1, lett. d), CGS. E si tratta di un quadro fattuale sostenuto da una impressionante mole di documentazione probatoria”. In buona sostanza i bilanci della FC Juventus S.p.A. “semplicemente non sono attendibili”.

A pesare sull’aggravio di punti di penalizzazione (da 9 a 15) sono i precedenti della società “che hanno riguardato alterazioni contabili protratte per più esercizi ovvero di rilevanti dimensioni ed intensità (che in passato hanno portato a penalizzazioni di valore oscillante ma, in taluni casi, anche significative), si ritiene necessario rideterminare la sanzione rispetto alle richieste della Procura federale”.

INCHIESTA PRISMA: IL 27 MARZO L’UDIENZA PRELIMINARE

Non bisogna dimenticare che il prossimo 27 marzo la Juventus è attesa a un’udienza preliminare per l’inchiesta Prisma sui propri conti.

La Procura di Torino dovrà stabilire se il club bianconero e 12 indagati (Agnelli, Nedved, Paratici, Arrivabene, Re, Bertola, Cerrato, Gabasio, Roncaglio, Vellano, Boschetti e Grossi) andranno a processo per i seguenti capi d’imputazione: reati di false comunicazioni sociali (art. 2622 cc), ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638 cc), manipolazione del mercato (art. 185 D.Lgs 58/1998) e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art.2 D.Lgs 74/2000).

PLUSVALENZE: È DAVVERO COLPA DELLA JUVENTUS?

Ma la responsabilità è davvero della Juventus? A chiederselo sono stati i due economisti dell’Università Bocconi, Antonio Marra e Donato Masciandaro, e la risposta non è affatto scontata.

L’abuso delle plusvalenze da parte delle società calcistiche – scrivono i due economisti sul Sole 24 Ore – è l’effetto di regole, nazionali ed europee, sbagliate, che incentivano comportamenti devianti soprattutto nei club che aspirano a competere a livello internazionale”.

Il “caso Juventus” sarebbe dunque solo la punta di un iceberg esisto di un “rapporto tossico tra le regole, UEFA e nazionali”.

LO STUDIO SU TRASFERIMENTI E SCAMBI

Gli economisti della Bocconi affidano la loro tesi allo studio The Consequences of Accounting-Based Regulation: Real Effects on European Football1 Players Transfer Market di Massimiliano Bonacchi – Free University of Bolzano Stern School of Business, New York University, Fabio Ciaponi – University of L’Aquila, Antonio Marra – Università Bocconi SDA Bocconi – School of Management, Ron Shalev – Rotman School of Management University of Toronto.

Nell’analisi vengono esaminate le operazioni di mercato (i trasferimenti e il loro effetto sulle società per le transazioni disponibili) nei cinque maggiori campionati europei nel decennio 2008-2018. Lo studio, dunque, esamina il mercato trasferimenti ed il loro effetto sulle società delle oltre 4.600 operazioni, di 579 scambi, di Premier League, Serie A, Ligue 1, Liga e Bundesliga.

L’IMPATTO DELLE REGOLE DEL FFP SULLE PLUSVALENZE (E SULLA JUVENTUS)

Lo studio riporta quattro risultati. Il primo è che l’introduzione da parte della UEFA del Financial Fair Play (FFP) “ha rappresentato un punto di svolta, e da quel momento i club possono essere classificati in UEFA – che partecipano alle competizioni UEFA – e no, in quanto i comportamenti dei due gruppi cambiano”. Per i club UEFA, aumentano le transazioni e, in particolare, “le cessioni di giocatori sotto i 21 anni (+25%)”. Dopo l’introduzione del Financial Fair Play l’utile medio generato da queste transazioni “esplode per i club UEFA (+115%), con i prezzi delle cessioni di giovani calciatori a +60%.

L’incremento è ancora più marcato nel caso la cessione sia uno scambio (+141%)”. La ragione, secondo i due economisti, sarebbe da rintracciare nel fatto che “i club UEFA usano le strumentalmente le plusvalenze per rispettare le regole del FFP”. Per ciò che riguarda i 579 scambi analizzati “dopo l’introduzione del FFP, i giocatori oggetto di scambio hanno avuto sistematicamente un valore di cessione molto più alto sia rispetto al valore di mercato (dato preso da www.transfermkt.de), sia rispetto ad operazioni fatte per cassa (+23%)”. E tale differenza “è più che raddoppiata dopo l’introduzione del FFP”.

I CLUB CHE FANNO PIÙ PLUSVALENZE HANNO RISULTATI PEGGIORI

Il terzo risultato valuta le performance sportive dei giocatori oggetto di scambio che risultano essere, “a parità di età e di ruolo e valore di cessione”, peggiori rispetto a giocatori ceduti per cassa. Infine le squadre che fanno più ricorso alle plusvalenze hanno “peggiori performance sul campo: posizione nel campionato nazionale, eliminazioni nelle competizioni europee”.

La conclusione alla quale giungono i prof. Antonio Marra e Donato Masciandaro è che oggi le plusvalenze “somigliano più ad una tossina, generata da regole sbagliate” e che senza una radicale riforma, la musica delle plusvalenze, per tutti i club non solo per la Juventus, non cambierà.

Back To Top