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Plant-based meat, come va la carne non carne?

Plant Based Meat

Carne vegetale potrebbe sembrare un ossimoro, tuttavia ha vissuto il suo periodo d’oro. Adesso è veramente finito? Fatti, numeri e previsioni sulla plant-based meat e i prodotti a base vegetale

 

Ricorda per forma e sapore la carne ma, come suggerisce il nome, le sue proteine provengono da ingredienti vegetali che la rendono molto più sostenibile. È la plant-based meat, il cui trend iniziato nel 2019 ha raggiunto un picco durante i primi mesi della pandemia.

Però, come ricorda Reuters, la sostenibilità non fa sempre la fortuna delle aziende e società come Beyond Meat e Oatly, fino a poco tempo fa stelle del mercato azionario di prodotti plant-based, si ritrovano ora in grande difficoltà.

ASCESA E DECLINO DEL PLANT-BASED

Se durante i primi mesi della pandemia, le vendite di carne vegetale sono decollate – anche a causa di un’affannosa attività di rifornimento delle dispense – nel 2021, scrive Quartz, le vendite hanno toccato il fondo e l’anno scorso la plant-based meat ha rappresentato poco più dell’1% delle vendite di carne negli Stati Uniti.

Alcuni professionisti del settore, si legge nell’articolo, vedono nel rallentamento delle vendite il segno che la carne vegetale, invece di diventare un prodotto mainstream, è destinato a essere di nicchia.

Come affermano diversi esperti, parte del problema è il prezzo. Reuters fa un esempio citando i calcoli del Good Food Institute: negli Stati Uniti, le polpette di carne di manzo costano 5 dollari al chilo, quelle plant-based 10.

Oltre ai prezzi poco convenienti, Beyond Meat imputa il declino del settore anche alla complessiva debolezza della categoria dei prodotti a base vegetale, agli sconti più elevati dei prodotti di origine animale e all’aumento della concorrenza.

PERCHÉ COSTANO DI PIÙ

I prodotti plant-based non sono più costosi a causa degli ingredienti di base, che di solito sono componenti a basso costo come grano, soia, piselli e oli vegetali bensì, spiega Vox, le start-up che li producono non beneficiano delle economie di scala di cui godono invece i grandi produttori di carne.

Inoltre, carne, latte e uova di origine animale sono relativamente economici anche grazie al sostegno che ricevono dal governo.

Tuttavia, alcune realtà plant-based, soprattutto tra le start-up, dichiarano che la parità di prezzo con la carne convenzionale “è un obiettivo primario” e Rebellyous Foods di Seattle, che produce pollo a base vegetale, afferma di esserci vicina.

Anche i consumatori, secondo un recente sondaggio citato da Vox, affermano che prezzi più bassi attirerebbero un pubblico più ampio.

PERCHÉ IL MERCATO DEL PLANT-BASED FRENA

Negli ultimi tre anni, riferisce Reuters, gli investitori hanno scommesso su Oatly e Beyond Meat, mentre i consumatori attenti al clima acquistavano latte sintetico (cioè fatto senza mucche) e polpette a base di piselli.

“Se guardiamo a circa un anno fa, c’era un’enorme quantità di effervescenza e di entusiasmo intorno ai prodotti a base vegetale, al punto da attirare un sacco di dollari e investimenti speculativi”, ha dichiarato a Cnbc Michael Aucoin, Ceo di Eat & Beyond Global, che investe in aziende di proteine vegetali.

Tuttavia, secondo la canadese Maple Leaf Foods riportata da Reuters, l’interesse per gli alimenti a base vegetale non è riuscito a tenere il passo con le aspettative finanziarie. Infatti, “dopo una crescita del 75% nel 2020, l’anno scorso le vendite al dettaglio di carne vegetale surgelata sono aumentate solo dell’1%”.

LE PREVISIONI DEGLI ESPERTI

Questo calo si è riflettuto su nomi come Oatly e Beyond Meat. Stando a Reuters, “il margine di profitto lordo di Beyond Meat nel primo trimestre è stato solo dello 0,17%; i produttori di carne tradizionali convertono in media il 17% del fatturato in profitto lordo. Il margine lordo di Oatly previsto per quest’anno è del 21%, la metà di quello che gli analisti si aspettano che generino i giganti del consumo Danone, Nestlé e Unilever, secondo i dati di Refinitiv”.

Intanto, quest’anno, le azioni di Oatly e Beyond Meat sono scese rispettivamente del 48% e del 65%.

QUALCUNO (FORSE) SI SALVERÀ

Il rallentamento, secondo quanto scrive Cnbc, non sta colpendo tutti i brand di prodotti vegetali. Impossible Foods, infatti, ha dichiarato a marzo che i ricavi al dettaglio del quarto trimestre sono aumentati dell’85%, grazie all’espansione in nuovi negozi di alimentari. Ma l’azienda, essendo privata, non è tenuta a divulgare pubblicamente i propri risultati finanziari.

Anche Josh Tetrick, amministratore delegato di Eat Just, che rappresenta il 99% delle vendite di prodotti alternativi a base vegetale, è ottimista poiché prevede “un’ampia crescita”.

Infine, Chris DuBois, vicepresidente senior dell’area proteine della società di ricerche di mercato IRI, ha dichiarato che “il settore potrebbe vedere presto un consolidamento dei marchi, dato che la categoria delle alternative alla carne si avvicina a 1,4 miliardi di dollari di vendite annuali”.

E ricordando che Morningstar Farms, Beyond Meat e Impossible Foods messi insieme rappresentano quasi il 60% dei dollari spesi per i sostituti della carne, ha aggiunto: “Penso che nel corso del prossimo anno vedremo emergere i veri leader”.

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