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Pirelli

Pirelli fra Russia e Cina. La vera storia

Gli slalom di Marco Tronchetti Provera fra industria, finanza e geopolitica con il gruppo Pirelli.

 

“È Pirelli che nel 2015, per liberarsi dall’intesa con i russi di Rosneft dopo l’annessione della Crimea da parte di Vladimir Putin, cerca e trova l’intesa con la “China National Tire & Rubber Corporation” di ChemChina”.

E’ quello che ha scritto oggi il direttore del quotidiano Repubblica, Maurizio Molinari, nell’editoriale di prima pagina in una ricostruzione storica che spazia dall’ingresso dei russi in Pirelli, passando per l’arrivo dei cinesi nel gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera fino al golden power esercitato dal governo Meloni sul patto fra Camfin di Tronchetti e i cinesi di Sinochem limando i poteri del colosso cinese nel gruppo con sede in Italia.

Ma è esatta la ricostruzione di Molinari?

Davvero Tronchetti Provera, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, si libera di Rosneft grazie ai cinesi?

Vediamo le cronache dell’epoca grazie all’archivio di Repubblica.

22 marzo 2015:

“Complessi i passaggi tecnici. In primo luogo, Camfin venderà la sua partecipazione in Pirelli a una società di nuova creazione (una ‘newco’), partecipata dai cinesi, re-investendo parte dei proventi incassati. Per questa transazione si conferma il prezzo di 15 euro per azione, che significa un totale di 1,9 miliardi. A garantire il finanziamento necessario sarà Jp Morgan e si prevede di chiudere questo primo passaggio, subordinato alle consuete autorizzazioni, l’estate 2015. Nella società di nuova costituzione, Camfin reinvestirà parte dei proventi della vendita del suo 26,2%, arrivando al massimo al 49,9% del capitale. Sarà ChemChina a “controllare e consolidare” la ‘newco’, non scendendo mai sotto il 50,1%.A valle dell’operazione, se l’adesione all’Offerta sarà al livello massimo, ChemChina si ritroverebbe al 65% della newco, con gli attuali soci al 35% (diviso tra un 22,4% agli italiani e un 12,6% a Rosneft)”.

Quindi i russi restano nell’azionariato di Pirelli anche con l’ingresso di cinesi.

E Giovanni Pons, cronista di punta di economia e finanza di Repubblica, in seguito anche direttore di Business Insider Italia, il 23 marzo 2015 scrive: “Si poteva fare diversamente? Difficile pensare che un socio-manager giunto alla soglia dei 70 anni potesse fare di più. E non si può neanche incolpare le banche di non essere intervenute a sufficienza visto che ogni passo al di fuori del core business ormai viene visto come un’ingerenza non più in linea con i tempi. Forse Tronchetti poteva chiedere al Fondo Strategico Italiano, nato proprio per difendere i grandi marchi del made in Italy, di prendere una piccola partecipazione a garanzia di una governance ancor più italiana”.

Insomma Tronchetti Provera è beato e felice con russi e cinesi come soci che gli fanno guadagnare tanti bei soldini.

Ancor più chiara Repubblica il 19 giugno 2015:</div

“Nonostante la riduzione della presenza nel capitale di Pirelli, prevista per far posto ai cinesi di ChemChina, i russi di Rosneft continuano a tenere saldo il legame con l’azienda della Bicocca. Le due società, informa una nota di Pirelli, hanno siglato oggi un accordo di cooperazione che amplia la partnership già esistente tra le due società in ambito commerciale e di marketing. Il documento è stato firmato dal presidente del managing board di Rosneft, Igor Sechin, e dal presidente e amministratore delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, nel corso del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che attira l’attenzione globale per la presenza della delegazione greca. “In momenti così difficili il nostro ruolo è cercare di trovare un ponte e la business community ha il dovere di favorire l’equilibrio con le diverse potenze del mondo”, ha detto Tronchetti Provera dalla città russa”.

Ecco i termini dell’intesa con i russi: “L’accordo prevede lo sviluppo di nuovi punti vendita Pirelli nelle stazioni di rifornimento di Rosneft, il proseguimento del progetto per la realizzazione di un flagship store Pirelli interamente dedicato agli pneumatici e l’avvio di un’analisi congiunta per valutare l’apertura di stazioni mobili per il cambio stagionale degli pneumatici all’interno delle aree di servizio di Rosneft. I due partner hanno inoltre allo studio la possibilità di avviare iniziative per dare i marchi congiunti alle scuole guida”. L’accordo – prosegue la nota della Bicocca – consentirà a Rosneft di ampliare il portafoglio dei prodotti proposti all’interno delle proprie stazioni di servizio e a Pirelli di rafforzare la propria presenza commerciale in un’area strategica come la Russia, dove l’azienda italiana è industrialmente presente attraverso due stabilimenti a Voronezh e a Kirov. Entro la fine del 2015, le due società hanno in programma di aprire fino a 15 punti vendita nell’area di Mosca, mentre complessivamente si prevede di raggiungere almeno 200 punti vendita entro il 2019″.

La ricostruzione odierna di Molinari pare dunque parallela alla narrazione filo-tronchettiana che slalomeggia abilmente in questi giorni tra finanza, industria e geopolitica, giustificando – legittimamente – ogni operazione societaria e azionaria del gruppo Pirelli.

La narrazione filo-tronchettiana ha precorso l’intervento del governo (soft o hard?) con il golden power con allarmismi sull’intromissione sempre più invadente dei cinesi nella governance e nella gestione operativa di Pirelli. Uno scenario peraltro implicito nei patti sottoscritti dalla Camfin di Tronchetti con Sinochem (qui l’approfondimento di Start Magazine), anche se le cronache di questi giorni erano zeppe di vesti strappate per le direttive del Partito comunista cinese sul colosso di stato cinese Sinochem, peccato che in Cina non esista altro partito oltre a quello comunista.

Così ora il tronchettismo (a volte esasperato nei grandi come nei piccoli giornali) può furbescamente apprezzare, elogiare e plaudire al decreto del governo.

Illuminante sulle capacità geopolitiche di Tronchetti è un passaggio di un articolo del Corriere della sera datato 23 marzo 2015:

“Rosneft e il suo presidente Igor Sechin, che è anche consigliere della Pirelli, vengono colpiti dalle sanzioni internazionali contro la Russia. Raccontano che fu Tronchetti a gestire la situazione volando a Washington per spiegare al Dipartimento di Stato che quella con Rosneft era un’alleanza industriale e che Pirelli fa pneumatici e basta. Nulla che abbia a che fare con la sicurezza o la difesa. Rosneft rimane a bordo come socio e alleato. Rosneft resta anche nel riassetto con ChemChina, affiancando i soci italiani. Non è un dettaglio da poco. Un’alleanza Russia-Cina in un’azienda a guida italiana è un unicum. Tronchetti è riuscito a creare le condizioni, mantenendo invariato l’assetto e la guida operativa della Pirelli”.

Insomma: Russia, Cina o Stati Uniti purché se magna.

E’ il (comprensibile) comandamento del capitalismo senza capitali come quello italiano.

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