Economia

Ecco come e perché il Pil non accelera in Germania, Francia e Italia

di

Eurogruppo

Il commento di Anna Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sul Pil dell’Eurozona nel 1° trimestre

La stima flash per il 1° trimestre colloca la crescita del PIL area euro a 0,4% tt, da un precedente +0,7% tt rivisto al rialzo di un decimo. Il dato è in linea con le attese. Sull’anno, la crescita è rallentata a 2,5% da un precedente 2,7%, si tratta di un ritmo ancora al di sopra del potenziale stimato dalla Commissione UE tra 1,3% e 1,5%. La stima flash potrebbe essere soggetta a revisioni con la pubblicazione della prima stima dettagliata prevista per il prossimo 15 maggio. Va notato che la revisione di oggi riduce il divario tra il livello del PMI e la crescita del PIL trimestrale (v. Fig.2). Finora solo Francia, Italia, Spagna e Belgio hanno pubblicato le stime flash per il 1° trimestre. In Francia, il PIL è rallentato da 0,7% tt a 0,3% tt. Anche il Belgio ha visto una crescita più debole (0,4% tt dallo 0,5% tt). In Spagna e Italia, invece, la crescita è rimasta invariata sui ritmi di fine 2017 rispettivamente allo 0,7% e allo 0,3% tt. Prevediamo che la crescita tedesca (i dati saranno pubblicati il 15 maggio) sia rallentata a 0,4% tt da 0,6% tt.

Pertanto, sospettiamo che il rallentamento della zona euro sia dovuto principalmente a una crescita più debole nei due maggiori paesi e che il rallentamento possa essere dovuto a fattori temporanei: forti nevicate a febbraio, scioperi in Francia. Non disponiamo di informazioni sull’andamento delle diverse componenti di domanda. Tuttavia, i dati pubblicati in Francia suggeriscono che le esportazioni hanno frenato a inizio 2018. Allo stesso tempo, le aziende potrebbero aver investito a ritmi meno vivaci. La stima odierna conferma le indicazioni dalle indagini di fiducia e dati di produzione industriale pubblicati nell’ultimo mese: a inizio 2018 l’economia euro zona è rallentata. Si tratta di una normalizzazione dai ritmi di crescita eccezionalmente forti di fine 2017 o di un rallentamento più duraturo? Propendiamo per un fenomeno temporaneo legato in parte a fattori climatici inusuali.
Tuttavia, riconosciamo che i rischi verso il basso stanno aumentando anche nel breve termine e sono legati più al contesto internazionale che a quello interno all’area. La tornata di indagini di fiducia di maggio sarà cruciale per valutare lo stato di salute dell’economia euro zona. Avevamo già rivisto al ribasso la nostra stima di crescita del PIL per il 2018 al 2,2% dal 2,4%. Se il PIL non dovesse riaccelerare nei mesi primaverili verso 0,45% t/t, come da nostre stime, saremmo costretti a limare la previsione per l’intero anno al 2,1%.

Fonte Thomson Reuters Datastream

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