Economia

Perché il debito-Pil aumenta. L’analisi di Polillo

di

pil

Dialogo tra Gianfranco Polillo e un lettore di Start Magazine su Pil, debito, M5S e altro ancora

 

Gentilissima redazione,

Leggo quotidianamente e da molti mesi la newsletter di Start che trovo estremamente interessante per le analisi e le gli approfondimenti che non trovo da nessuna altra parte. Mi permette un dialogo con conoscenti ed amici, ai quali giro spesso i link degli articoli, sui diversi aspetti dell’economia e della politica italiana ed internazionale.

Vorrei contribuire a delucidare alcuni dati economici dell’articolo di Gianfranco Polillo, del 10/08/19, articolo intitolato “Che cosa s’inventa M5S fra rancori e astruserie”

Rispetto le sue opinioni sul M5S, condivise da molti italiani, movimento che i media hanno gareggiato ad irridere e dileggiare indentificandolo come l’unico problema del paese. Auguro a tutti di sopravvivere, economicamente, ai prossimi governi della Lega di Salvini.

Ma per quanto invece la situazione economica del paese, non certo brillante, vorrei sottoporre all’esimio Gianfranco Polillo, i dati delle tabelle qui di seguito, dati ISTAT che fotografano l’economia italiana negli anni del dopo Berlusconi.

 

Cosa afferma Gianfranco Polillo:

Il rapporto debito-Pil non solo non si è stabilizzato, ma è aumentato di oltre il 30 per cento, rispetto al 2007. Quando nei 5 anni precedenti, grazie ad una diversa impostazione programmatica, era, seppur di poco, diminuito, scendendo sotto il 100 per cento del Pil.

NB: nel 2007 al 99,8 del governo Prodi, il più basso dal 1992

Vediamo un pò a chi si deve attribuire questo disastro.

La crisi del 2007 ha certamente influito e i dati ISTAT indicano che il rapporto debito/PIL dal 2007 al 2011 é aumentato del 16,5%

Nel periodo del governo Monti, 29 novembre 2011 –28 aprile 2013, al quale Gianfranco Polillo ha partecipato come sottosegratario all’Economia e alle finanze, il debito pubblico é aumentato di 128 Mld di €, ovvero dell’8,90%.

Nel 2014 aumenta del 2,89%, poi nel periodo dei governi successivi, fino al dicembre 2017, ci sono aumenti medi dello 0,

Considerando che il governo Conte ha operato « solo » dal 1° giugno dell’ annus horribilis» l’ISTAT contabilizza nel 2018 un pauroso aumento 0,8%.

Gli altri parametri di segno positivo come occupazione, recupero fiscale, Pil, export non sono neanche accennati.

Grazie dell’attenzione,

Luigi Cavaliere

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LA RISPOSTA DI GIANFRANCO POLILLO

Gentile lettore,

Lasciamo perdere i numeri. Se non sono inseriti in uno schema di politica economica, hanno un significato relativo. Per rispondere ai suoi dubbi, basta considerare l’equazione fondamentale che rappresenta l’architrave di qualsiasi ragionamento di politica economica e finanziaria.

Se il Pil nominale (crescita reale più inflazione) ė maggiore del deficit di bilancio (sempre in rapporto al Pil) il debito diminuisce. Se è minore, lo stesso debito aumenta. Il tasso di crescita dell’economia è quindi la variabile strategica che condiziona tutti gli altri elementi del quadro macroeconomico: benessere sociale, occupazione, reddito individuale e via dicendo.

I 5 stelle hanno una linea politica che, nei fatti, confligge con questo postulato: sia nella pratica (NO alle infrastrutture e riforma fiscale per la crescita) sia nella teoria (la decrescita felice). Trascuro gli altri elementi, che sono comunque coerenti con questa impostazione: dal salario di cittadinanza, a quello minimo a prescindere dai sottostanti livelli di produttività. Pura redistribuzione di una ricchezza che è sempre meno.

Quanto al passato, mi limito a riportare quanto sostenuto dal Governatore della Banca d’Italia, nelle sue Considerazioni finali del maggio 2017: “Dal 2008 l’incremento del rapporto tra debito e PIL è stato essenzialmente determinato dalla dinamica sfavorevole di quest’ultimo. Se il prodotto fosse cresciuto in termini reali al tasso medio, pur contenuto, degli anni compresi tra l’avvio dell’Unione economica e monetaria e l’inizio della crisi finanziaria e se l’aumento del deflatore fosse stato in linea con l’obiettivo di inflazione della BCE, per il solo effetto di un denominatore più elevato il rapporto tra debito e prodotto sarebbe oggi analogo a quello del 2007. In assenza della crisi, la maggiore crescita avrebbe anche consentito di ottenere disavanzi inferiori e non sarebbe stato necessario prestare sostegno finanziario ad altri paesi; ne sarebbe risultato un rapporto tra debito e prodotto ancora più basso.”

Spero di aver contribuito a fugare qualche suo dubbio. Non ho alcuna animosità preconcetta rispetto ai 5 stelle. Ma non amo coloro che lavorano, seppure inconsapevolmente, per rendere ancora più piccolo e precario il nostro Paese.

Cordialmente

Gianfranco Polillo

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