Gli ultimi conti di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, leader della produzione di semiconduttori fondata da Morris Chang nel 1987, hanno mostrato quanto sia sempre più un’azienda indispensabile del nostro tempo. Proviamo a riavvolgere brevemente il nastro, per ricordare quanto l’ultimo decennio abbia consolidato il dominio di TSMC.
IL RUOLO DI TSMC
Nel 2016, TSMC e Intel investivano cifre quasi identiche, circa 10 miliardi di dollari ciascuna, per mantenere la leadership tecnologica dei semiconduttori. Il 2016 era l’anno dell’iPhone 7, perciò TSMC beneficiava già ampiamente della sua partnership con Apple, e l’azienda fondata da Morris Chang si avviava a celebrare il suo trentennale nel 2017.
LE PREVISIONI DI TSMC
Pochi giorni fa, annunciando ricavi e utili ben superiori alle aspettative, il CEO di TSMC, C.C. Wei, ha ritoccato al rialzo anche la spesa in conto capitale, stimata tra i 52 e i 56 miliardi di dollari per il 2026 e in crescita nei prossimi due anni. TSMC è nota per le sue stime conservative e per la cautela verso gli investimenti. Nell’arco dello stesso decennio, Intel non ha nemmeno raddoppiato la spesa in conto capitale, stimabile attorno ai 18 miliardi di dollari nel 2026 per via della correzione operata dal nuovo CEO. Anche al di là dei vari nodi tecnologici, su cui Intel ha ancora qualche carta da giocare, il divario cumulato della spesa di TSMC è divenuto impressionante.
LE CAPACITA’ DI TSMC
Col declino di Intel, TSMC è sempre più l’azienda indispensabile della filiera dei semiconduttori. La sua capacità di investimento ha già creato e continua a creare barriere d’ingresso che evidenziano il nanismo altrui. Per esempio, oltre al paragone con Intel, si consideri il rapporto tra i 56 miliardi di TSMC e gli investimenti degli attori europei della produzione di semiconduttori (Infineon, STM, NXP), che nel 2026 spenderanno tutti insieme meno del 10% della sola TSMC. Anche se in parte queste aziende europee operano su segmenti diversi come l’automotive e l’industriale (gli stessi, peraltro, in cui sono sempre più attivi i cinesi), se vi mettete nella prospettiva della principale azienda tecnologica europea, ASML, il vostro fatturato e i vostri utili divengono strettamente correlati alla capacità di spesa di TSMC, mentre i ricavi dall’Europa sono sempre meno rilevanti.
LO SHOK DELLA CARENZA DI CHIP
Non dobbiamo dimenticare che questi passaggi sono avvenuti attraversando lo shock della “carenza di chip” del 2020: la crescente consapevolezza della fragilità politica di una filiera che si basa sulla presenza taiwanese di TSMC e l’inizio di vari passaggi di diversificazione (dai primi annunci sull’Arizona, appunto, nel 2020). Per esempio, con una minore intensità della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, i rapporti tra TSMC e la Repubblica Popolare Cinese sarebbero invece rimasti più stretti, perché questa era una direzione di navigazione più comoda, voluta dallo stesso Morris Chang, come ho ricordato anche nella cronologia di TSMC presente nel mio libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”.
TSMC SULLA SCIA DI NVIDIA
Nel decennio del consolidamento del suo dominio, TSMC ha dovuto immettere nel suo sistema operativo decisioni in grado di rispondere ai rischi politici, proprio per stare dietro agli strattoni della sicurezza nazionale e alle conseguenze dei controlli sulle esportazioni sulle sue operazioni e sui suoi clienti. In parallelo, TSMC si è messa a disposizione delle esigenze (molto stringenti, quasi feroci, nella tempistica) del nuovo super-ciclo dell’intelligenza artificiale trainato da NVIDIA, che ha effettuato un sorpasso storico verso Apple come primo cliente di TSMC.
LA CORSA A OSTACOLI
Il risultato da record di TSMC è quindi avvenuto non in una strada a senso unico, bensì in una costante corsa a ostacoli. I manager, gli ingegneri e i tecnici dell’azienda taiwanese hanno continuato a dimostrare, passo dopo passo, la superiorità schiacciante verso i concorrenti di un’azienda divenuta indispensabile.




