Economia

Perché Trump, Draghi e Opec tengono in fibrillazione i mercati

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Esito dei negoziati Usa/Cina e percezione di banche centrali potenzialmente meno di supporto. Ecco due dei temi al centro degli umori e delle attese nei mercati. Il commento di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim

CLIMA GENERALE

Clima generale di risk off e di cauta attesa oggi. I temi nel focus degli operatori sono fondamentalmente due, più uno maggiormente sullo sfondo ma altrettanto importate: l’esito dei negoziati Usa/Cina: domani arriverà la delegazione cinese a Washington capeggiata dal vicepremier cinese. Le indiscrezioni di stampa segnalano un atteggiamento cinese disponibile ai negoziati, ma anche pronti a ritorsioni nel caso in cui Trump faccia partire l’incremento dei dazi (da 10 a 25%) su 200Mld$ di beni importati, alle 18:01 (ora italiana) di venerdì 10 maggio.

La percezione di banche centrali potenzialmente meno di supporto:

Fed: il numero due della Fed, Richard Clarida, ha ribadito lo scenario di fattori temporanei che starebbero tenendo bassa l’inflazione, attesa però in recupero nei prossimi mesi. In pratica le stesse parole di Powell che, solo a marzo, aveva definito la bassa inflazione un problema secolare, su scala globale.

Bce: continuano ad arrivare dati migliori delle attese, ultimo quello relativo alla produzione industriale tedesca di marzo, il che aumenta la percezione di difficoltà nell’ottenere una TLTRO forte il prossimo 6 giugno.

Petrolio: i colli di bottiglia dal lato offerta sono aumentati, eppure da fine aprile il petrolio continua a scendere. Aumentano le indicazioni di potenziale aumento dell’offerta tra giugno e luglio da parte di Aramco verso le raffinerie cinesi, indiane e giapponesi. Inoltre, la Russa starebbe per risolvere a breve i problemi relativi alla contaminazione di un importante oleodotto che porta petrolio in Europa.

Ieri, pertanto, forte risk off che si è tradotto nel calo del 90% dei titoli dell’indice S&p 500 e in un marcato rialzo dell’indice Vix, come non si era mai visto dallo scorso dicembre. Inoltre, la pendenza della curva a termine del Vix inizia a ridursi, ma non è ancora in area negativa tale da segnalare un possibile eccesso.

OPERATIVAMENTE

BORSE: maggio/giugno all’insegna di prese di profitto sebbene in forma non pronunciata come a fine 2018. Ora gli operatori sanno che in caso di necessità le banche centrali ci sono.

A fine anno la percezione era molto diversa e poi era fine anno, quando si registra una maggiore avversione al rischio e volumi bassi.

Attenzione a: effetto innesco che potrebbe essere causato dal calo del greggio. Oggi sono attese le scorte Usa (6:30 ora italiana)
dinamica dei cambi, in particolare il dollaro/yen: un calo sotto la soglia di 100 segnalerebbe agli algo un nuovo round di risk off in arrivo.

TASSI: la fase di risk off ha favorito i titoli core, ma attenzione nei prossimi giorni.

Se il risk off sulle borse dovesse continuare non sarebbe da escludere un movimento congiunto in calo di borse e prezzi dei bond con T-note che temporaneamente potrebbe riposizionarsi in area 2,65/2,70%.

Il ragionamento è semplice: il perno sono le manovre delle banche centrali che passano sul mercato dei bond. Se aumenta la percezione di possibile minore supporto delle banche centrali, l’effetto negativo può essere sia per l’equity sia per i bond.

Si tratta, in estrema sintesi, dell’effetto del ritorno in campo delle banche centrali che tendono ad aumentare la correlazione positiva (in termini di prezzo) tra bond ed equity, come accaduto anche a fine anno scorso.

Una precisazione è opportuna: il trend primario, a mio avviso, rimane a favore di un calo dei tassi. I rialzi sarebbero solo fasi temporanee all’interno di un trend primario in senso opposto.

Oggi, James Dimon (CEO di JPMorgan) ha nuovamente ribadito la sua view: i tassi son troppo bassi e sul Tnote decennale si potrebbe ritornare al 4% o anche su livelli più elevati. Stesse dichiarazioni erano arrivate anche a ottobre scorso. Dichiarazioni coerenti visto il ruolo coperto da Dimon (i banchieri auspicano tassi più alti) ma non coerenti con la view prima delineata.

Petrolio: occhio oggi ai dati sulle scorte Usa e, soprattutto, a tutte le indicazioni anche aneddotiche di offerta di fatto in aumento nei prossimi mesi, come ad esempio nel caso citato di Aramco.

Il cartello Opec+ poco alla volta potrebbe subire un forte scossone rinunciando in parte o in toto ai tagli alla produzione nella seconda parte dell’anno, sulla spinta soprattutto della Russia.

ITALIA/SPREAD: ieri spread in allargamento. La revisione al ribasso delle stime sul PIL 2019 della Commissione europea sull’Italia (da 0,2% a 0,1%) e le prospettive di un deficit/PIL ben superiore al 3% per il 2020 nel caso di mancata applicazione delle clausole di salvaguardia, di fatto hanno aperto le porte a raccomandazioni di rientro in occasione della presentazione del country report il prossimo 5 giugno.

Per l’eventuale procedura di infrazione per deficit/debito i tempi però sarebbero più lunghi dal momento che il Consiglio europeo ha a disposizione quattro mesi per decidere in tal senso da quando la Commissione formula le sue raccomandazioni. Di fatto, quindi, la tempistica di un’eventuale apertura di una procedura di infrazione si sposterebbe entro ottobre.

Nel frattempo, lo scenario per il mese di maggio rimane di progressivo e graduale allargamento dello spread fino ad area 280/300pb. Ieri lo spread ha iniziato a mostrare maggiore sensibilità alle dichiarazioni dal fronte politico, in particolare la possibilità evocata dal Ministro Salvini di infrangere il tetto del 3% di deficit/PIL in caso di necessità.

Lo spread potrebbe, però, rientrare sotto i 250 pb dopo i dettagli della TLTRO il 6 giugno, puntando su una manovra (l’ultima dell’era Draghi) piuttosto forte.

A tal proposito da segnalare che le indiscrezioni di stampa segnalano che il successore alla presidenza BCE potrebbe essere designato solo poche settimane prima della scadenza del mandato a ottobre, a causa di forti divergenze di opinioni sul tema. L’indicazione del successore avverrebbe dopo quella del presidente della Commissione Europea, anch’essa in scadenza a ottobre 2019.

In altri termini, senza l’indicazione della rosa dei possibili successori già a giugno, la forza di Draghi potrebbe rimanere ancora abbastanza inalterata nel corso dell’estate, dandogli maggiore possibilità di procedere a una TLTRO forte, malgrado il miglioramento prima segnalato degli ultimi dati macro spingerebbe in direzione opposta.

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