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Perché sarebbe un grave errore aprire gli stadi solo per gli europei di calcio

Stadi

L’intervento di Enzo Mazza, ceo di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana)


Da un anno i grandi eventi dal vivo, in particolare i concerti live, sono di fatto fermi, tranne una piccola e limitata finestra estiva, nel 2020, peraltro con un numero minimo di spettatori, assolutamente non in grado di garantire un ritorno economico.

Nonostante le evidenze di casi nulli di contagio grazie ai protocolli sanitari, gli eventi sono stati nuovamente fermati da ottobre e mai più ripristinati. Nonostante da più parti vi siano state proposte di pianificazioni e protocolli per la ripartenza, l’agenda del governo non ha assolutamente previsto, ad oggi, nessuna iniziativa o tavolo di consultazione, come sta avvenendo invece nel Regno Unito o negli Stati Uniti.

È stata pertanto grande la sorpresa tra gli addetti ai lavori del settore musicale quando è stato reso noto, dal Ministro Speranza, che il Governo è impegnato a garantire delle misure per consentire che quattro partite dei prossimi Europei di calcio, come richiesto dalla Uefa, si possano svolgere con una capienza massima del 25% negli stadi italiani.
Si ha ancora una volta l’impressione che la musica e lo spettacolo dal vivo siano considerati un contorno non necessario e sacrificabile di fronte ad un’immane tragedia come la pandemia. Ma non è così. Il mondo della musica, proprio di recente, con protocolli molto sofisticati e misure di sicurezza efficienti, ha potuto realizzare un evento come il Festival di Sanremo, con un impegno enorme anche da parte di Rai, e che ha avuto successo senza alcuna conseguenza sanitaria.

Il rischio che si generi una discriminazione, con un settore come quello del calcio che si trova improvvisamente di fronte ad un’apertura degli stadi mentre nello stesso momento i maggiori tour vengono cancellati o rimandati al 2022 per mancanza di certezze dalle istituzioni è concreto, con la beffa che si aggiungerebbe al danno.

Il Ministro Franceschini ha colto il punto promettendo un’iniziativa per definire il protocollo che consentirà lo svolgimento in sicurezza degli eventi ma questa decisione deve risolversi in un’azione concreta, con modelli esecutivi che possano essere implementati sul campo non appena le condizioni sanitarie lo permetteranno. Gli eventi dal vivo richiedono una pianificazione e programmazione sul lungo termine che ad oggi non è possibile senza un protocollo certificato dalle istituzioni. Pertanto è ancora più sorprendente che di fronte alle richieste della Uefa ci si possa avventurare a fornire garanzie sicure lasciando altri settori, con migliaia di addetti in balia dell’incertezza e della crisi economica.

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