Economia

Perché non mi convince troppo il Def targato Di Maio-Salvini

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Il commento dell’economista Giorgio La Malfa, già ministro delle Politiche comunitarie, sulla Nota di aggiornamento al Def

Il punto di partenza della politica economica dell’attuale maggioranza era giusto. Il rilievo che nella scorsa legislatura i governi avevano accettato di sacrificare la crescita alla strategia di contenimento del deficit pubblico suggeritaci dall’Europa, per altro senza riuscire a realizzare questo obiettivo, aveva un fondamento. Un cambio di rotta che mirasse a migliorare il rapporto debito-Pil non attraverso l’austerità, ma attraverso una crescita più consistente poteva essere sostenuto con buoni argomenti a Bruxelles. Poteva essere spiegato in modo rassicurante ai mercati.

LE TENSIONI NEL GOVERNO SULLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF

Ma la manovra delineata dal Governo non corrisponde a questa impostazione. Intanto è emerso che il ministro dell’Economia non era d’accordo e propendeva per la continuazione delle politiche della scorsa legislatura. Quando ha ceduto non è riuscito a spiegare perché lo abbia fatto.

L’ECCESSO DI POLITICHE ELETTORALISTICHE

Ancora più grave è il fatto che non ci sono calcoli accurati sugli effetti della manovra. Tutto è approssimativo. È chiaro che, ai fini dello sviluppo, non tutte le spese sono eguali. Una manovra basata su una forte spinta agli investimenti privati e pubblici costituirebbe una vera novità. L’aumento del deficit per consentire spese correnti per le pensioni o per il reddito di cittadinanza è la ripetizione di vecchie politiche elettoralistiche.

CHE COSA VA EVITATO

La confusione permane tuttora come si vede dai contrasti nella maggioranza. Quello che è certo è che, se ci sono tutte quelle spese correnti, non ci saranno i soldi per gli investimenti e la manovra diventerà assai più pericolosa per il futuro dei conti pubblici.

LE 3 REGOLE DA RISPETTARE

Il presidente del Consiglio sembra voler prendere in mano le redini della vicenda, come avrebbe dovuto fare fin dall’inizio. È un fatto positivo, ma dopo una partenza disastrosa da solo non basta. Servono tre altre cose: 1) porre fine alle polemiche con l’Europa ricordando che l’Italia ha firmato dei trattati e che pacta sunt servanda; 2) dichiarare che l’autorizzazione alle spese correnti è subordinata all’accertamento dei loro effetti sulla crescita; 3) chiedere senza ulteriori polemiche ai tecnici del ministero dell’Economia di quantificare gli effetti del bilancio chiarendo come e attraverso quali spese la manovra può fare crescere il reddito nel 2019.

LO SCENARIO E IL RISCHIO

Il Presidente del Consiglio imponga ai due leader della coalizione un atteggiamento più cauto. In questo momento, il rischio di una crisi finanziaria è cresciuto. Se una crisi si dovesse verificare, le conseguenze saranno molto sgradevoli. Bisogna che se ne rendano conto.

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