Economia

Perché non mi convince la politica economica anti Covid del governo

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L’opinione dell’editorialista Giuliano Cazzola sulla mosse del governo e le parole dell’opposizione

L’incalzare degli eventi (come il riaccendersi della pandemia) incatena il governo al ceppo del ‘’primum vivere’’. Le scelte politiche da mesi sono improntate a garantire il ‘’ristoro’’. C’è un filo rosso che tiene insieme gli interventi destinatari di gran parte delle risorse (100 miliardi) rese disponili a debito con la sequela dei decreti legge anti-covid. Le ulteriori proroghe del blocco dei licenziamenti e della cig sono l’ultimo episodio di una politica che ha affrontato i problemi nel tentativo di ‘’mitigare’’ non solo gli effetti sanitari ma anche quelli economici e sociali prodotti dalla pandemia.

Una serie di misure fondate, tuttavia, su di un presupposto astratto e insostenibile nella realtà: che, passata la tempesta perfetta della crisi, tutto possa tornare come prima e allo stesso modo di prima. Il blocco dei licenziamenti – sia pure rimodulato e condizionato dall’utilizzo della cig – finisce per congelare la situazione pre-covid come se esistesse la possibilità di restituirla, passata la buriana, ‘’più forte e gagliarda di prima’’. Così si impedisce alle aziende di riorganizzarsi e di adeguare gli organici alle nuove esigenze produttive.

Quella dei sindacati è una posizione comprensibile – vista la gravità dei problemi occupazionali dell’autunno – ma alla lunga finisce per destinare importanti risorse per assicurare un reddito e non un’occupazione e per imbalsamare posti di lavoro finti. Gli ultimi ‘’ristori’’ del decreto sono prigionieri della medesima logica: le risorse continuano a servire per fare assistenza, per inculcare nella testa della gente che, magari contraendo debiti importanti, si possa vivere senza lavorare.

Allo Stato non si chiede soltanto di garantire, in via prioritaria ed esclusiva, il reddito delle persone, ma anche il fatturato delle imprese. Questa linea di condotta conduce ad impiegare risorse a fondo perduto e in una logica di mera sopravvivenza. E’ paradossale che, con gli ultimi dpcm sia stato deciso di chiudere o ridurre attività svolte in regime di sicurezza secondo le regole dei protocolli e che subito si risponda con provvedimenti di ‘’ristoro’’, una pratica risarcitoria rivolta a salvaguardare, come persone fisiche con i loro bisogni, i titolari delle attività ‘’sacrificate’’ e le loro famiglie, senza porsi il problema del logoramento progressivo della stabilità di imprese, normalmente piccole, già tanto provate nel corso dell’anno. Queste ultime misure del governo sono molto discutibili.

Purtroppo le opposizioni di destra-destra hanno perduto, sul piano etico, il diritto di criticare. Quando si ha a che fare con gli sgarri di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, il Paese è infettato da un’altra epidemia: la memoria corta. Non sono passati anni, ma solo pochi mesi da quando andò in onda la campagna scellerata compiuta da Salvini e Meloni, in estate, contro la proroga dello stato di emergenza, a loro parere del tutto ingiustificata, perché la crisi sanitaria era ormai alle spalle. Ci fu una infuriata requisitoria della presidente di Fdi nell’emiciclo dell’Aula della Camera (“Pazzi irresponsabili, non vi daremo tregua”).

Mentre Salvini interveniva al convegno dei ‘’riduzionisti’’ (la sezione dei ‘’terrapiattisti’’ del covid) organizzato da Vittorio Sgarbi, sostenendo che l’epidemia aveva esaurito la sua spinta propulsiva, ma che il governo voleva tenerla accesa importando immigrati clandestini allo scopo di impestare i nostri concittadini. ‘’Per prorogare uno stato d’emergenza – tuonò l’ex Capitano – serve un’emergenza. E dov’è l’emergenza? Basta guardare i numeri, le terapie intensive. Non c’è più emergenza, a meno che qualcuno voglia usare questo pretesto per salvare la poltrona, per motivi politici e non sanitari”. E ancora: ‘’ “Il governo sta importando infetti. Magari è una strategia per tenerci sotto lo stato di emergenza’’. Non pare – a vista d’occhio – che queste dure critiche (fu anche promossa una manifestazione di protesta) costituissero un invito rivolto al governo per prepararsi alla ripartenza di un contagio che, per il Duo Capinera e Orchestra, era già stato respinto.

Ovviamente il fatto che l’opposizione sia impresentabile non assolve il governo e la maggioranza. Ormai si sta consolidando la convinzione che continuare a pestare l’acqua nel mortaio del ‘’ristoro’’ degli effetti dell’emergenza stia diventando una vera e propria linea di politica economica, come se fosse possibile disporre delle ingenti risorse attese (quelle ‘’indigene’’ – 100 miliardi – sono già state impiegate, in gran parte, nella lotteria dei bonus, incentivi e vari interventi mirati) per sedersi lungo il fiume in attesa del passaggio del cadavere del virus malefico.

Tanto dopo tornerà tutto come prima. Nel frattempo dobbiamo tirare a campare.

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