Economia

Perché non mi convince la Conte-nomics su privatizzazioni, Iva e non solo. Il commento di Stefano Feltri (Fatto Quotidiano)

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Ecco come il vicedirettore del Fatto Quotidiano, Stefano Feltri, giornalista esperto di economia e finanza, ha analizzato l’intervista del premier Giuseppe Conte al Sole 24 Ore

 

Da quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tolto al ministero del Tesoro il negoziato con l’Ue, Palazzo Chigi è diventata la sede della politica economica. Per questo l’intervista di Conte al giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore, va letta con più attenzione delle dichiarazioni del ministro del Tesoro Giovanni Tria.

La Conte-nomics è un po’ difficile da conciliare coi numeri reali di crescita del 2019 (forse +0,2 invece che l’1 per cento previsto dal governo). Ma comunque il premier manda alcuni messaggi chiari. Primo: la manovra correttiva di primavera non è esclusa come dicono Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma è “prematuro parlarne”. Di sicuro non contemplerà una patrimoniale, dice il premier, che considera sufficienti i tagli automatici da 2 miliardi alla spesa inseriti nella legge di Bilancio che scattano in caso di sforamento dei parametri (peccato che tagliare la spesa in recessione significa ridurre il Pil e quindi rendere debito e deficit più pesanti).

Tutti gli investitori che hanno letto l’intervista di Conte cercavano risposte a una domanda semplice: come diavolo farà il governo a rispettare gli impegni presi per il 2019 e a sopravvivere a una legge di Bilancio 2020 che pare insuperabile? Le risposte arrivano a metà.

Conte evoca ancora una volta l’intervento della Cassa depositi e prestiti per un “piano di privatizzazioni nel settore immobiliare”. Ma nessuno ha mai creduto che la Cdp possa vendere 18 miliardi di euro di immobili pubblici, a tanto ammontano le privatizzazioni che il governo ha messo a bilancio per il 2019. Ed è assai difficile che l’obiettivo si raggiunga se nel frattempo si statalizzano altri pezzi di economia, come Alitalia o, chissà, la rete telefonica aumentando la partecipazione della Cdp in Telecom.

Ma è sul capitolo fisco che ci sono le sorprese maggiori: Conte spiega che gli aumenti automatici dell’Iva da 23 miliardi già previsti per il 2020 non scatteranno perché il governo troverà risorse da fonti alternative. Ne indica una sola: “La revisione complessiva del sistema delle tax expenditures”. Negli ultimi 25 anni tutti i governi hanno promesso di rivedere detrazioni e deduzioni, ma di solito per finanziare tagli di altre tasse. Conte invece dice che lì si troveranno 23 miliardi per evitare l’Iva. Tradotto: i contribuenti italiani non pagheranno 23 miliardi di imposte sui consumi ma pagheranno comunque 23 miliardi di tasse in più, perché a questo equivale tagliare le agevolazioni.

Già realizzare questo sarebbe doloroso e complicato. Ma Conte deve anche dare qualche segnale alla Lega: magari non la flat tax, ma una revisione delle aliquote Irpef da cinque a tre (vecchio progetto berlusconiano mai realizzato). Dove si trovano le risorse? Mistero.

E il Tav? “Ora comincerà il confronto interno” al governo. Quello che tutti avevano capito dovesse invece chiudersi con l’analisi costi-benefici. Di decisioni, per ora, non si parla.

(articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano; qui la versione integrale)

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