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Perché no alla fusione Leonardo-Fincantieri. Parla Gaiani (Analisi Difesa)

Difesa

Dalle parole di Draghi sulla difesa europea, alle sanzioni russe, dalla cessione di Oto Melara e Wass all’ipotesi di fusione Leonardo-Fincantieri. Conversazione di Startmag con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa

 

“Sulla difesa europea, Draghi ha detto tante cose. Tra queste che dovremo marciare verso una unione che diventi una federazione di Stati. Così da avere uno strumento militare congiunto fra tutti i paesi europei. Questo è un obiettivo politico, più che militare. E non è raggiungibile”: lo pensa Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa commentando le parole del presidente del Consiglio al termine del Consiglio europeo.

Inoltre Gaiani ritiene che la difesa europea ha un senso solo se è alternativa alla Nato.

A proposito invece di un polo militare italiano, il direttore di Analisi Difesa sostiene che sia necessario per l’Italia dar vita “a una grande holding della difesa nazionale che tenga sotto il suo cappello le grandi industrie nazionali come Leonardo, Fincantieri ed Elettronica”.

Tutti i dettagli della conversazione di Startmag con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa.

PERCHÉ È IRRAGGIUNGIBILE UNA FEDERAZIONE DI STATI EUROPEI

Per raggiungere l’obiettivo di una federazione europea di Stati, auspicata da Draghi, così da avere poi uno strumento militare congiunto fra tutti i paesi europei, l’Europa è partita dalla parte sbagliata secondo Gaiani. “Prima si fa la Federazione di Stati, con una moneta unica e poi ci si dà un esercito”, sostiene il direttore di Analisi Difesa.

“L’Europa continua a essere composta da nazioni che possono migliorare la cooperazione militare. Già stanno facendo molto per avere programmi militari congiunti dove si sviluppano aeroplani, carri armati. Però sono nazioni che hanno profondamente interessi diversi e a volte contrastanti tra loro. Prendiamo oggi l’esempio più eclatante: quello degli interessi dei baltici e dei polacchi, molto aggressivi verso la Russia, mentre altri Paesi vorrebbero al più presto un accordo per la pace in Ucraina”, evidenzia Gaiani.

CHI DETERMINA LA POLITICA ESTERA IN EUROPA?

“Quando siamo tutti insieme, chi è che determina la politica estera della Francia o la Polonia dell’Italia?”, si domanda il direttore di Analisi Difesa.

“L’Italia da anni chiede una maggiore attenzione della Ue e della Nato nel Mediterraneo che non esiste perché altri paesi invece guardano più a est. L’idea di una federazione di Stati europei che porti a creare una certa forza armata europea non mi pare un obiettivo né dietro l’angolo, né credibile. Soprattutto nel momento in cui noi assistiamo all’Unione europea, così come è oggi, che ha fatto passi avanti importanti sulla cooperazione militare tra gli Stati: con i fondi per la difesa europea e con delle partnership importanti per sviluppare prodotti militari anche da esportare. Però è un’Unione europea che non sta facendo gli interessi dell’Europa”, sostiene Gaiani.

DEFICIT DI DEMOCRAZIA NELLA COMMISSIONE UE

Per Gaiani al momento si assiste a un “deficit di democrazia nella commissione europea, un problema di rappresentatività democratica in dell’Europa”.

“Guardiamo tutte le iniziative assunte dall’Europa dell’Unione europea — sostiene l’esperto. Di fronte alla guerra in Ucraina non ce n’è una — dalle sanzioni alla Russia all’embargo sul petrolio — non ce n’è una che abbia portato vantaggi. Al contrario sono disastri economici, con aumenti ulteriori del costo delle materie prime, favorendo speculazioni sui prezzi delle stesse. La decisione di fermare le importazioni di petrolio ha già determinato alla pompa l’aumento del prezzo della benzina”.

Inoltre, quando von der Layen dice “Putin deve perdere e perderà” a nome di chi parla? Si interroga il direttore di Analisi Difesa. “A nome dell’unanimità dei paesi europei? Quando parla di questo chi rappresenta? Una scelta simile implica conseguenze per anni”.

PERCHÉ UNA DIFESA EUROPEA NON DOVREBBE ESSERE COMPLEMENTARE ALLA NATO

Passando alla difesa europea, Gaiani solleva delle perplessità circa la caratteristica di essere “congiunta e complementare alla Nato”.

“La difesa europea che abbia capacità strategiche autonome non è, a mio parere, complementare alla Nato, perché non ce n’è bisogno in questo senso. Oggi, con l’Alleanza atlantica che sta per inglobare Finlandia e Svezia, direi che la Nato non ha bisogno di essere in diretta complementarietà con l’Unione europea militare perché la Nato di per sé fa il suo lavoro egregiamente” sostiene Gaiani.

“L’Unione europea, la difesa europea ha un senso se è alternativa alla Nato. Cioè se consente all’Europa di avere capacità strategiche sul suo territorio, sul continente europeo e anche fuori da esso, in cui può muoversi strategicamente in maniera autonoma rispetto agli Stati Uniti. Ecco ha un senso se consente un’autonomia dagli Stati Uniti. Se è complementare alla Nato rimane nell’ottica della dipendenza dagli Stati Uniti” puntualizza il direttore di Analisi Difesa.

DIFESA, MANTENERE GLI ASSETTI ITALIANI

Sulla questione della cessione della Bu Sistemi di Difesa da parte di Leonardo, è fondamentale che Oto Melara e Wass restino italiane per il direttore di Analisi Difesa. “Del resto, se Fincantieri è un grande produttore di navi militari, ha senso che all’interno del suo gruppo ci possa essere anche l’azienda che produce i cannoni navali, i sistemi subacquei per i sottomarini [Wass]” segnala Gaiani.

“Se noi manteniamo assetti anche nel terrestre, capace di produrre mezzi, anche collaborando con i tedeschi, con Rheinmetall, collaborando con gli altri, noi manteniamo la capacità di sviluppare dei sistemi terrestri. Se diventiamo il 15% di un gruppo che è guidato dai franco tedeschi, noi avremmo la capacità di produrre i mezzi che vogliono i franco tedeschi, che non è la stessa cosa” sottolinea.

A PROPOSITO DELLA FUSIONE FINCANTIERI-LEONARDO

Infine, sull’ipotesi di fusione tra i due campioni nazionali della difesa Leonardo e Fincantieri, il direttore di Analisi Difesa non ha dubbi.

“Fondere Fincantieri con Leonardo? Non ne vedo la ratio”, commenta Gaiani. “Io credo che dovremmo invece lavorare per creare una grande holding della difesa nazionale che tenga sotto il suo cappello le grandi industrie nazionali come Leonardo, Fincantieri ed Elettronica. Quindi avere una holding nazionale in modo che queste grandi aziende si coordinino così da essere complementari e non concorrenziali fra di loro. In modo che risultino prodotti congiunti quando hanno la capacità tecnologica di farlo e non prodotti disgiunti che poi finiranno per farsi concorrenza. Dunque creare un polo della difesa che faccia da coordinamento tra queste aziende e promuova una razionalità maggiore nei programmi.”

La fusione non ha molto senso secondo Gaiani. “Anche i mercati, non la accoglierebbero positivamente. Invece creare una grande holding sotto la quale tenere le più grandi industrie a della difesa italiana, ci darebbe un peso maggiore all’estero, anche nei programmi di cooperazione con gli alleati, permetterebbe di razionalizzare di più la ricerca e sviluppo sui diversi prodotti, evitare concorrenze interne (spiacevoli) ponendoci come partner di rilievo agli alleati europei”, ha concluso il direttore di Analisi Difesa.

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