Skip to content

imprese

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Perché le imprese tedesche puntano a delocalizzare

Una nuova indagine - di Deloitte e Bdi, la Confindustria tedesca - mostra che sempre più aziende valutano di spostare impianti e investimenti oltre i confini nazionali per ridurre i rischi. L'articolo di Pierluigi Mennitti

Il vento del protezionismo internazionale sta ridisegnando la geografia industriale globale e molte imprese tedesche guardano ormai oltre i confini nazionali per mettere al riparo produzioni e investimenti. È il quadro tracciato da una recente indagine condotta da Deloitte insieme alla Confederazione dell’industria tedesca (Bdi), secondo cui una larga maggioranza delle aziende manifatturiere sta valutando di spostare in tutto o in parte le proprie attività produttive nei prossimi anni, spinte dall’inasprimento delle tensioni commerciali e dalle politiche tariffarie adottate negli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump.

L’ATTRAZIONE AMERICANA

Lo studio conferma in realtà analisi prodotte e pubblicate nei mesi scorsi da istituti di ricerca tedeschi (come l’ifo e l’Iw) e da altre organizzazioni del mondo industriale, come la Camera di commercio estera. Ma è più recente e mostra come l’orientamento verso “una ristrutturazione geografica” sia ormai diventato un fenomeno diffuso, che invece di riassorbirsi si va consolidando.

Circa il 68% delle imprese coinvolte nel sondaggio prevede infatti di trasferire linee produttive fuori dal territorio nazionale nell’arco di due o tre anni, principalmente per attenuare l’impatto dei dazi e dei nuovi ostacoli al commercio. La tendenza è particolarmente evidente nel settore manifatturiero, che più di altri risente dell’aumento dei costi generato dalle misure protezionistiche.

Tra le destinazioni preferite al di fuori dell’Europa spiccano gli Stati Uniti, indicati dal 26% degli intervistati, una quota nettamente superiore rispetto ai rilevamenti precedenti. Secondo le valutazioni raccolte, a spingere in questa direzione sarebbero le politiche tariffarie con cui l’amministrazione Trump mira a riportare sul territorio nazionale segmenti produttivi strategici, rendendo il mercato americano particolarmente appetibile per le imprese tedesche.

EUROPA E ASIA RESTANO POLI DI ATTRAZIONE

Nonostante l’interesse crescente verso gli Stati Uniti, lo spazio economico europeo rimane il principale polo di attrazione per le aziende che intendono riorganizzare le proprie attività. Il 30% delle imprese prevede infatti di spostare la produzione dalla Germania ad altri paesi dell’Unione, colpiti in misura minore dai nuovi dazi e in grado di offrire condizioni competitive più favorevoli. La possibilità di risposte multiple consentiva agli intervistati di indicare più alternative, e numerose aziende hanno segnalato la possibilità di distribuire diverse fasi produttive in più regioni.

L’Asia continua tuttavia a rappresentare “un’opzione significativa per chi cerca ambienti economicamente vantaggiosi e ampie capacità industriali”. Il 16% degli intervistati guarda alla Cina, il 14% all’India e il 19% ad altri mercati asiatici. La crescente diversificazione delle destinazioni riflette una strategia di mitigazione dei rischi in uno scenario internazionale sempre più volatile. Qualche anno fa la Cina l’avrebbe fatta da padrone, oggi gli industriali tedeschi monitorano sempre più altre realtà asiatiche del Sud-Est

Aspetto preoccupante: il fenomeno non riguarda soltanto la manifattura tradizionale, ma cresce anche il numero di imprese che delocalizza centri di ricerca e sviluppo. Quasi una su cinque non ha più alcuna attività produttiva in Germania, un dato in forte aumento rispetto all’11% registrato due anni prima in un sondaggio analogo.

IMPATTO DELLE TENSIONI GEOPOLITICHE

Secondo la Confindustria tedesca, “la pressione esercitata dai mutamenti geopolitici è diventata uno dei fattori determinanti nella scelta di spostare la produzione”. Wolfgang Niedermark, membro della direzione generale dell’associazione, ha spiegato che le turbolenze internazionali stanno incidendo sempre più pesantemente sulla competitività delle imprese tedesche. “La geopolitica è ormai un vento contrario per la nostra economia”, ha affermato, sottolineando come l’elevata quota di aziende intenzionate a trasferire l’attività sia “un chiaro segnale di allarme per la coalizione di governo”. Il dirigente ha ribadito la necessità di interventi più rapidi e incisivi da parte dell’esecutivo, affinché vengano rimossi gli svantaggi strutturali che pesano sulla Germania come sede produttiva.

La ricerca è stata condotta su un campione di 148 responsabili della catena di fornitura appartenenti ai settori automobilistico, tecnologico, meccanico, energetico e chimico. L’84% delle aziende intervistate appartiene alla grande industria, mentre il restante 16% proviene dal tessuto delle piccole e medie imprese, offrendo così un quadro ampio e rappresentativo delle tendenze in atto nel sistema manifatturiero tedesco.

Torna su