Economia

Ecco perché le gomitate Usa-Cina non fanno ruzzolare le borse

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Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, dopo le ultime novità nella guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina

Tanto tuonò che piovve. A conclusione di una lunga serie di indiscrezioni sui media e di tweet, ieri sera Trump ha dichiarato che a mercati chiusi ci sarebbe stato un annuncio in materia di dazi. La faccenda è costata a Wall Street una chiusura in calo di poco più di mezzo punto, con il Nasdaq a fare da battistrada (-1.5%). Le misure, rese note dopo la campana, hanno grossomodo ricalcato le attese. I beni colpiti ammontano (nonostante alcune esclusioni dell’ultimo minuto) a “circa 200 bln”, e le aliquote, elevate dal 24 di settembre, sono del 10%, ma diventeranno del 25% da gennaio, nel caso non si facciano passi avanti seri sul fronte negoziazioni.

Il comunicato ha chiarito che l’Amministrazione USA resta aperta a negoziazioni e spera di incontrare la delegazione cinese la prossima settimana. I dazi hanno il solo scopo di ottenere dalla Cina un cambio di atteggiamento, ma finora Pechino non si è dedicata seriamente al compito secondo l’USTR. Trump ha aggiunto che, se la Cina reagirà, darà immediatamente ordine di elaborare dazi sui restanti 267 bln di beni non ancora tassati.

La reazione cinese (dettagliata nel primo pomeriggio europeo) è stata, in una certa misura, meno aspra delle attese. Le autorità hanno dichiarato di non aver altra scelta che reagire, e a stretto giro sono stati confermati i dazi su 60 bln di importazioni USA. La minor aggressività fa riferimento alle seguenti circostanze:
** Le aliquote, che partono in corrispondenza di quelle USA, sono del 5-10% (vs il 5-25% annunciato in agosto), quindi più miti del previsto, e di quelle USA.
** Apparentemente, la partecipazione al Summit con gli USA non è stata cancellata, anche se circola l’ipotesi che verrà mandato il Vicesegretario al commercio e non il Vice-Premier Liu.
** Il Ministero del Commercio ha dichiarato che la Cooperazione è l’unica scelta giusta.

Dal lato USA, l’impressione che ho è che sia evidente il tentativo di spingere i cinesi a cedere qualcosa in tempi brevi, in altre parole prima delle Midterm elections. Infatti la messa in atto di queste misure è stata assai rapida (diversamente da quelle implementate a luglio che entrarono in vigore oltre 6 settimane dopo la fine del dibattimento pubblico). Inoltre, nel provvedimento è già previsto uno step up in caso di assenza di progressi (anche se alcuni analisti sostengono che i 3 mesi di tariffe più basse servono a permettere ad aziende e consumatori statunitensi di trovare alternative, vista l’elevata share di beni di consumo). La reazione cinese, per contro, mi sembra volta a salvare la faccia, cercando di compromettere il meno possibile la ripresa delle negoziazioni.

Un eventuale segnale di buona volontà dell’amministrazione Trump sarebbe che il Presidente evitasse di istruire il processo per tassare i restanti 267 bln di beni (cosa che procurerebbe non pochi problemi all’USTR e alle multinazionali USA come Apple). Ma anche se quest’ordine partisse (lo sapremo presto) difficilmente il processo terminerà prima di novembre inoltrato, e viste le citate difficoltà, il varo dovrebbe avvenire a scaglioni, a partire dal 2019. Da parte cinese, sarebbe significativo, partecipazione ai meeting a parte, mantenere invariato lo yuan.

La reazione dei mercati asiatici alle news sul trade non è stata quella attesa dai più. L’azionario cinese non ha mai dato l’impressione di voler passare significativamente in negativo, e nella seconda parte di seduta ha messo a segno un poderoso rimbalzo, che vede lo Shanghai Composite chiudere ai massimi da 6 sedute. Meno spumeggianti, ma comunque marcatamente positive le “H” shares. Significativa anche la sostanziale tenuta dello Yuan, fissato dalla PBOC a poca distanza dal livello di ieri.

La forza inattesa delle “A” shares dipende a mio modo di vedere da un concorso di fattori:
** Sui livelli attuali, l’azionario cinese prezza uno scenario assai pessimistico
** la lunga attesa del varo dei dazi, con la connessa incertezza, ha prodotto un sentiment estremamente negativo ed un positioning alquanto difensivo
** La misurata reazione cinese e alcune dichiarazioni di parte USA (*ROSS: GOAL IS TO HAVE CONSTRUCTIVE TALKS WITH CHINA) lasciano intendere che la trattativa non è ostacolata più di tanto da azione e rappresaglia.
** Alcuni pezzi sui media hanno alimentato aspettative di ulteriore stimolo fiscale, sotto forma di spesa in infrastrutture (successivamente confermate dal comunicato dello State Council), per controbilanciare l’impatto dei dazi.

Le altre piazze asiatiche sono state prese un po’ alla sprovvista dalla forza di Shanghai e hanno terminato in ordine sparso. Oltre le previsioni la forza di Tokyo, gratificata dalla debolezza del cambio e proiettata al rialzo dalla rottura della resistenza orizzontale indicata giovedi scorso. Il quadro resta promettente, con il prossimo target a 24.000 circa, massimo di gennaio scorso. Positiva anche Seul, mentre Mumbai e Sydney hanno corretto.

Degni di nota gli sviluppi sui bonds:
** Negli USA le news sul trade sembrano aver dato ai rendimenti USA la forza di superare il 3% sul 10 anni. La lettura generale è stata che si teme l’impatto dei dazi sull’inflazione e quindi sulla politica monetaria. In realtà la mossa sui dazi era attesa (come si nota dalla reazione dell’azionario) mentre al rialzo dei rendimenti nominali contribuiscono in egual misura breakeven inflation e tassi reali. Per cui i dazi mi sembrano più un catalyst che un vero motivo, mentre l’impatto sulla crescita al momento non viene preso in considerazione
** La cosa è ancora più evidente sui tassi europei, dove i breakeven inflation sono stabili e il rialzo del rendimento del Bund (0.48% massimo da metà giugno) è interamente dovuto ai tassi reali. Qui un ruolo lo ha sicuramente l’issuance pesante in settimana, ma forse vi possiamo leggere anche un moderato recupero delle attese di crescita, eventualmente anche alla base della maggior resilience dell’azionario continentale
** brusco cambio di marcia anche da parte dei BTP nel pomeriggio. Alla forza può aver contribuito in parte la smentita da parte di Di Maio delle indiscrezioni della Stampa ( ++ Di Maio, mai chiesto dimissioni Tria ma trovi risorse ++ ), ma in realtà ad alcuni operatori è sembrato che una robusta stop loss su una posizione corta (25.000 lotti in acquisto secondo alcune fonti) sia transitata sul mercato. A 230 lo spread è ai minimi da inizio agosto.

Dalle mosse delle prossime ore (conferma del summit vs contro rappresaglia di Trump) dipende almeno in parte la tenuta del sentiment odierno. Se i colloqui vengono confermati, il newsflow sul trade potrebbe smettere nel breve di essere un ostacolo, e i fondamentali potrebbero riprendere il sopravvento.

Sul fronte tecnico, l’Eurostoxx future ha avuto ragione della resistenza in area 3340-50, e sopra questo livello sembra ben impostato per continuare il recupero.

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