Economia

Perché le armi di Vivendi contro Mediaset sono un po’ spuntate (ma Bolloré gongola per i giallo-rossi…)

di

vivendi

Ecco mosse e pensieri di Vivendi contro Mediaset per azzoppare il progetto “olandese” del gruppo berlusconiano. Tlc, affari e politica nell’approfondimento di Andrea Montanari

 

L’unica opzione che, a questo punto, rimane a Vivendi di Bolloré è quella di esercitare il diritto di recesso (fissato a 2,77 euro per azione) e far saltare il banco.

Un gesto, forse l’ultimo, atteso. Vivendi a pochi giorni dalla assemblee di Mediaset e della controllata spagnola del prossimo 4 settembre che dovranno decretare la nascita della newco olandese MediaforEurope, dopo aver chiesto l’iscrizione al registro del voto maggiorato in Olanda – futura sede del network tv -, ha giocato la carta del ricorso.

CHE COSA MEDITA VIVENDI SU MEDIASET

Il gruppo francese, azionista al 28,8% (ma oltre il 19% congelato in un trust), ieri, ha presentato una richiesta al tribunale di Milano per ottenere un provvedimento urgente idoneo a tutelare il diritto di partecipare e votare, con le azioni intestate (il 9,99% dei diritti di voto). La mossa, attesa, non è detto che sia vincente.

LE MOSSE GIUDIZIARIE DI BOLLORE’

Perché finora i giudici hanno dato torto alla società di Vincent Bolloré che ora è costretta a uscire allo scoperto annunciando che «all’assemblea del 4 settembre, intende votare contro la proposta di fusione di Mediaset con Mfe, avendo valutato i diritti che sarebbero riconosciuti, o negati, agli azionisti di minoranza, e a Vivendi in particolare, dal proposto statuto della società di diritto olandese», si legge nel comunicato diramato ieri da Parigi.

LA QUESTIONE DEI DIRITTI DI VOTO

Ma con il 9,98% dei diritti di voto da poter esprimere (sul restante 19,2% intestato al trust Simon Fiduciaria, come già stabilito da due distinti pronunciamenti della magistratura, Vivendi non può neppure presentarsi ai lavori assembleari), i francesi non possono certo bloccare il progetto targato Mediaset , anche se per l’approvazione occorre la maggioranza qualificata dei due terzi degli aventi diritto.

PERCHE’ MEDIASET SI RITIENE SERENA

In tal senso Fininvest forte del 44,1%, pari al 45,89% dei diritti di voto, assieme alla sodale famiglia Doris (2,88% pari al 2,99% dei diritti) e ai fondi che solitamente appoggiano le scelte del management (il proxy Glass Lewis ha suggerito di votare a favore, il rivale Iss contro), senza contare le partecipazioni dirette di Marina Berlusconi e del cda, punta a vincere in maniera persino facile la sfida con i francesi.

I NUMERI IN ASSEMBLEA

Soprattutto se in assise si presenterà il 60-70% del capitale: all’ultima assemblea per l’approvazione del bilancio figurava iscritto poco più del 50%. E quindi se pure Vivendi con qualche fondo dirà no alla fusione transfrontaliera, il processo non dovrebbe arrestarsi.

LA MOSSA A SORPRESA DEL RECESSO

L’unica opzione che, a questo punto, rimane a Bolloré è quella di esercitare il diritto di recesso (fissato a 2,77 euro per azione) e far saltare il banco. A fronte di una soglia massima individuata da Mediaset in 180 milioni, Vivendi può giocare la carta della sua partecipazione diretta che vale 330-340 milioni.

COSTI E RICAVI DEL RECESSO

Va però tenuto in considerazione che il gruppo francese ha in carico l’intera partecipazione a un valore di 3,70 euro per azione e oggi con il titolo sotto quota 3 euro (2,97 euro per la precisione), uscire dal capitale di Mediaset comporta una minusvalenza di alcune centinaia di milioni. Perdita che non piacerà ai soci di Vivendi .

LA VERA MINACCIA PER I BERLUSCONI

Ma certamente lo strumento del recesso è la vera minaccia per la famiglia Berlusconi che, invece, una volta definito l’affare olandese avrà ancora più controllo sulla newco e soprattutto sulla governance.

LE MIRE DI MEDIASET

Anche se l’obiettivo finale è la nascita di un polo europeo della tv free generalista e lo sviluppo del digitale. Opzione quest’ultima sulla quale da tempo lavora Vivendi , che più volte ha ribadito di voler dare vita all’anti-Netflix francese.

LE SPERANZE POLITICHE DI BOLLORE’

Infine, va annotato che in chiave politica, con il probabile accordo tra Pd e M5S per dare vita a un nuovo governo, evitando così il ritorno alle urne (il Centrodestra pareva avvantaggiato in tal senso), Silvio Berlusconi tornerà nell’oblio dell’opposizione, avendo meno influenza e potere a Roma. Uno scenario che potrebbe fare al caso di Bolloré.

 

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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