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Perché l’accordo di maggioranza sul Mes è un suicidio negoziale

Pnrr

La bozza della risoluzione di maggioranza sul Mes che pare sia riuscita a mettere a tacere le voci dissenzienti all’interno del M5S costituisce un suicidio negoziale. Ecco perché secondo Giuseppe Liturri

Circola da qualche ora una bozza del testo della risoluzione di maggioranza sul Mes che pare sia riuscita a mettere a tacere le voci dissenzienti all’interno del M5S.

Premesso che si tratta di un testo modificabile in qualsiasi momento prima del voto in aula di domani, 9 dicembre, a parere di chi scrive si tratta di un tragico suicidio negoziale, che si trascina dietro le sorti del Paese per molti anni a venire.

Al netto dei lunghi passaggi sugli obiettivi del Next Generation EU (che è bloccato in attesa dell’Euro Summit di venerdì 11, convocato per superare lo stallo creatosi per il rifiuto di ungheresi e polacchi di sottostare al ricatto portato da un Regolamento sullo Stato di diritto), i passaggi rilevanti sono i seguenti:

rilevato che:

a margine del Consiglio europeo si terrà un Vertice euro nel formato inclusivo;

l’Eurogruppo del 30 novembre 2020 ha convenuto di procedere con la riforma del meccanismo europeo di stabilità (MES), con la firma del trattato rivisto e l’avvio dei procedimenti nazionali di ratifica;

qualsiasi decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del MES sia assunta solo a seguito di un preventivo ed apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un’analisi dei fabbisogni, nonché di un piano dettagliato dell’utilizzo degli eventuali finanziamenti;

la riforma istituisce un sostegno comune (c.d. backstop) al Fondo di risoluzione unico (SRF) delle banche sotto forma di una linea di credito del MES, quale garanzia di ultima istanza. I ministri hanno inoltre convenuto di anticipare l’introduzione di tale sostegno comune entro l’inizio del 2022;

qui si concretizza un distinguo tra riforma del Mes ed utilizzo della linea di credito Pandemic Crisis Support (PSC) varata a maggio. C’è un dettaglio che però sfugge: se e quando si farà ricorso a tale linea, ciò accadrà perché il Paese non sarà più in grado di finanziarsi sui mercati e sarà costretto a richiedere tale prestito. Continuare a propalare l’ingannevole idea che un prestito del Mes possa essere una scelta discrezionale è una pia illusione.

A chi ha memoria corta, suggeriamo di andarsi a rivedere i dibattiti parlamentari del 2012, in occasione dell’approvazione del Fiscal Compact, dell’equilibrio di bilancio in Costituzione e della legge di ratifica istitutiva del Mes. Con la pistola puntata alla tempia, si dice di sì a tutto.

Ma la parte davvero angosciante, imbarazzante, ambigua e distruttiva per le sorti del Paese è la seguente:

impegna il Governo a: […]

per quanto concerne l’Eurosummit:

a prendere atto dei cambiamenti negoziali apportati come l’anticipo del “common back stop del Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie” e del nuovo contesto di politiche fiscali europee realizzate a partire dall’accordo UE sul Qfp del 21 luglio scorso e negoziato con Commissione e Parlamento Europeo. A ribadire che questa riforma non può considerarsi conclusiva, vista la logica di pacchetto già ribadita dal Parlamento, proprio alla luce delle ultime scelte realizzate in seno alla Ue che descrivono una nuova stagione di necessarie modifiche. Temi che saranno centrali nella Conferenza sul Futuro dell’Europa con prospettive di cambiamento della architettura istituzionale ed economica della UE;

a finalizzare l’accordo politico raggiunto all’eurogruppo e all’ordine del giorno dell’eurosummit sulla riforma del trattato del Mes;

a sostenere la profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione, la realizzazione dell’Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, e anche un processo che superi il carattere intergovernativo dello stesso Mes, che sono priorità per il nostro Paese al fine di costruire una nuova stagione dell’integrazione europea. Lo stato di avanzamento dei lavori su questi temi in agenda sarà verificato in vista della ratifica parlamentare della riforma del trattato del Mes;”

Ora, tutte le attenuanti sono comprensibili e non mancano:

  1. Siamo in piena sessione di approvazione della legge di bilancio e dei decreti “Ristori”, destinati a mitigare gli effetti di una crisi economica che non ha precedenti in tempo di pace.
  2. A livello europeo è in corso una delicata trattativa per il definitivo varo del Next Generation Ue, che proprio venerdì 11 vedrà un passaggio forse decisivo, altrimenti non vedremo un cent per tutto il 2021.

Ma nulla può giustificare la miopia che impedisce di vedere un suicidio negoziale di proporzioni epocali, infatti:

  1. Pur riconoscendo l’esistenza di un pacchetto di riforme e di una “nuova stagione di necessarie modifiche”, si dà il via libera ad un solo elemento del pacchetto (la riforma del Mes) lasciando il resto indefinito ed affidato alla speranza di una fumosa “Conferenza sul futuro dell’Europa”. Cioè si approva una riforma senza, apparentemente, sapere nulla dell’esito delle altre richieste avanzate dall’Italia. Una “raffinata” tecnica negoziale che non può che portare ad esiti sfavorevoli per l’Italia anche sul fronte delle altre riforme, al cui tavolo ci presenteremo con potere contrattuale prossimo allo zero. Sarà molto probabile il replicarsi della pressione esercitata in queste settimane dai nostri partner europei. Non sarà mai il momento giusto per dire no.
  2. La “profonda modifica del Patto di Stabilità”, la realizzazione dell’EDIS, il “superamento” del Mes, sono tutti temi su cui in Europa c’è una profonda divisione. E su cui il blocco tedesco con i suoi satelliti ha posizioni diametralmente opposte a quelle confacenti ai nostri interessi. Con quale potere contrattuale si pensa di conseguire in futuro anche uno solo di questi risultati, se non siamo stati capaci di opporci ora ad una riforma del Mes che peggiora la dannosità dell’impianto originale? Come si fa ad approvare una riforma e contestualmente chiederne il superamento? Troppo difficile non approvarla da subito? Esiste una più clamorosa contraddizione?
  3. Ma c’è di peggio. Le altre riforme in discussione sono già oggi avviate su un sentiero sfavorevole per il nostro Paese. Quindi chi si illude ed illude gli italiani circa un ragionevole compromesso tra riforma del Mes accettata oggi ed altre riforme a noi favorevoli che arriveranno domani, mente sapendo di mentire. Esistono ben due lettere del Presidente dell’Eurogruppo, Pascal Donohoe, datate 4 dicembre, in cui viene ribadito il lavoro in corso sul completamento dell’Unione Bancaria. In entrambe è scritto chiaro che si sta valutando il “trattamento prudenziale dei titoli di Stato nei bilanci delle banche” in modo da affrontare il problema del legame tra debito pubblico e bilanci bancari. Si tratterebbe dell’ennesimo colpo mortale inferto al nostro Paese. Ed è già tutto nero su bianco.

Come si può pensare, di fronte a questo probabile esito negativo degli altri fronti negoziali, di cedere sul fronte parimenti dannoso della riforma del Mes? Quando perderemo anche su questo fronte, nessuno potrà dire che non sapeva. Infatti, sarà facile provare, atti alla mano, che non poteva non sapere delle minacce che già incombevano sull’Italia e che sono state colpevolmente ignorate.

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