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Perché la Superlega non poteva funzionare e cosa sta studiando l’Uefa

Squadre Calcio Covid

Qual è l’alternativa alla Superlega del calcio? L’Uefa pensa di risolverla riformando la Champions. Ma il rischio crack non è scongiurato. Ecco perché. Il corsivo di Tullio Fazzolari

 

Incredibile ma vero: la Brexit questa volta ha salvato l’unità europea. Soltanto quella del calcio, ovviamente. Il precipitoso dietrofront delle sei grandi squadre inglesi ha stroncato sul nascere il progetto della cosiddetta Superlega. A molti piace attribuirne il merito alle proteste dei tifosi. Ad altri addossarne la colpa a promesse più o meno lecite della Uefa ai singoli club. E infine c’è chi, più realisticamente, crede che la vera ragione della conversione a U di Chelsea e simili stia nel pesante intervento di moral suasion del premier britannico Boris Johnson.

Poco importa quale sia la ragione. Sta di fatto che la Superlega, almeno per ora, non si fa e che i due principali promotori, Florentino Perez del Real Madrid e Andrea Agnelli della Juventus, nel giro di poche ore si sono ritrovati da soli col cerino in mano. Adesso, dopo questo terremoto, c’è chi si aspetta le scosse di assestamento. Si dà in bilico Agnelli. Un po’ meno vacillante Perez che l’azionariato popolare del Real ha rieletto presidente fino al 2025. Merce ottima per riempire le pagine sportive. Ma niente di utile per poter prevedere quale sarà davvero il futuro del calcio europeo. Con il naufragio della Superlega fallisce un tentativo concepito male e gestito peggio di restaurare l’Ancien Régime dei grandi club. E l’Uefa può legittimamente cantare vittoria. Solo che ha vinto una battaglia e la guerra può ricominciare, magari in forma diversa, in qualunque momento perché nessun vero problema è stato ancora risolto.

Non hanno tutti i torti Perez e Agnelli quando dicono che il calcio rischia il crack. Debiti enormi e perdite di bilancio disastrose ci sono ormai da anni. La pandemia ha reso la voragine ancora più profonda. E il pericolo di finire nel baratro a dispetto di quello che si racconta in questi giorni non riguarda solo i grandi club. Altro ossigeno dalle sponsorizzazioni e dai diritti tv non può arrivare se non ci si inventa qualcosa di nuovo che dia risorse aggiuntive.

Non poteva funzionare la Superlega. Ma qual è l’alternativa? L’Uefa pensa di risolverla riformando la Champions. Ma anziché ridurre lo sforzo dei club aggiunge quattro nuove squadre alla competizione con un meccanismo complesso il cui risultato è che per arrivare in finale bisognerà disputare fra le 17 e le 19 partite cioè quattro o sei in più rispetto al passato. Significherà certo un 20-25 per cento di introiti in più. Però solo se arrivi in finale. Nel frattempo devi attrezzarti per riuscirci il che vuol dire acquistare qualche giocatore e spendere di più per gli ingaggi. Modesta previsione: quello che a qualcuno forse entrerà dalla porta per tutti sarà già ampiamente uscito dalla finestra. Il rischio di crack tornerà in evidenza e a quel punto, in assenza di soluzioni più intelligenti, qualcuno tornerà a parlare di Superlega o qualcosa di simile…

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