Economia

Perché la riunione della Bce è stata interlocutoria

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Il commento di Anna Maria Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sulla riunione odierna della Bce

La riunione Bce di oggi è stata, come da attese, interlocutoria. Il Consiglio non ha discusso di politica monetaria. La comunicazione sui tassi e reinvestimenti è stata confermata nella formulazione di settembre scorso. Il comunicato ribadisce, inoltre, che il Qe verrà concluso a fine anno. Durante la conferenza stampa, Draghi ha sottolineato che non vi è stato cenno su possibili estensioni.

Nessuna novità nemmeno sulla politica di reinvestimento né sulla durata dei riacquisti dopo il primo rialzo dei tassi. Ma anche in questo caso ci aspettavamo una conferma dello status quo. La Bce non ha urgenza di fornire nuovi dettagli operativi, dal momento che in questo modo si lascia un ampio margine di flessibilità. Una cosa è certa la regola di intervento in base alle quote capitale non verrà modificata.

Al centro del dibattito odierno vi è stato sicuramente l’andamento in parte più debole delle attese dei dati macro. Tuttavia, il Consiglio non ha rivisto la valutazione circa bilanciata dei rischi per lo scenario di moderata espansione e graduale ritorno dei prezzi al target nel medio periodo. Draghi ha spiegato che l’andamento dei dati potrebbe essere in parte distorto da fattori idiosincratici quali il rallentamento delle vendite di auto in Germania (per effetto dell’entrata in vigore di una nuova normativa sui gas di scarico).

Restano, inoltre, incertezze sul quadro globale e su possibili aumenti indesiderati della volatilità sui mercati. Ma la Bce deciderà a dicembre con le nuove previsioni alla mano e più informazioni dai dati se rivedere la valutazione dei rischi. Draghi ha però sottolineato che se anche il rallentamento recente dovesse essere confermato si tratterebbe solo di un ritorno della crescita la potenziale (più rapidamente del previsto) dopo diversi trimestri di espansione assai solida.

L’impressione è che il Consiglio non voglia modificare il processo di normalizzazione e che speri di poter avviare un ciclo di rialzi moderato da settembre prossimo. L’Italia è stata oggetto di molte domande dei giornalisti. Ma anche qui le novità sono limitate. Draghi si è detto fiducioso che un accordo possa essere trovato ed ha anche riportato l’opinione di Dombrovski che si è dichiarato “aperto al dialogo nel rispetto delle regole del Patto di Stabilità”. Draghi ha riconosciuto che il rialzo dello spread può mettere sotto pressione la posizione di capitale delle banche italiane nonché il costo di accesso al funding, ma si è rifiutato di identificare una soglia critica per il differenziale di tasso tra titoli italiani e tedeschi.

Riguardo l’attuale “dibattito sulla posizione fiscale” con la Commissione Ue, Draghi è fiducioso. Ma se così non fosse e se le decisioni del governo italiano dovessero portare ad uno scontro e soprattutto ad un ulteriore perdita di fiducia da parte degli investitori non ci sarebbe molto da fare per la Bce. Se un singolo paese membro si trova in una crisi di liquidità, la modalità di soccorso da parte della Bce sono le OMT outright monetary transactions, lanciate nel 2012, nel pieno della crisi sul debito. Ma le OMT sono attivabili solo sotto stretta condizionalità ovvero la firma del famigerato Memorandum of Understanding da parte del paese membro che in cambio di una linea di credito ESM accetta un percorso di rientro dagli squilibri macroeconomici. La concessione di un programma di aiuto è un processo lungo che richiede l’approvazione unanime degli altri paesi membri.

Solo quando la linea di credito è attiva, il paese membro può richiedere l’intervento della Bce. In linea di principio l’attuale meccanismo di gestione delle crisi tramite ESM e Bce dovrebbe bastare ma si tratta di terra incognita.

Bisognerà aspettare dicembre per delle novità sulla politica monetaria. Rimaniamo dell’idea che il Consiglio avvierà un ciclo di rialzi moderati da settembre 2019 anche nel caso in cui la crescita dovesse tornare al trend o poco al di sotto del trend dal momento che la politica monetaria resterebbe comunque accomodante. Riguardo l’Italia, il dibattito resta tra la Commissione, le autorità italiane e gli investitori.

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