Economia

Vi dico perché la Germania dice Nein agli Eurobond (contro l’Italia)

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Europa fondo sure

Ecco i motivi del no della Germania agli Eurobond e all’Italia. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

In vista del vertice dei capi di Stato e di governo Ue del 23 aprile, che dovrà decidere gli strumenti finanziari per affrontare la crisi da Covid-19, in Germania si registra un coro pressoché unanime contro l’introduzione degli eurobond, quale che sia il loro nome, Coronabond oppure Recovery Bond. L’apertura dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder, favorevole agli eurobond una tantum, non ha trovato seguaci neppure nel suo partito, la Spd. E il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, Spd, è d’accordo con la cancelliera Angela Merkel: sì al Mes, sì ai prestiti della Bei, sì al Sure per i disoccupati, ma giammai una condivisione europea del debito, poiché questo sarebbe l’effetto degli eurobond, proposti da Italia, Francia e Spagna.Destra, centro e sinistra difendono questo “nein!” con argomenti diversi, ma sempre convergenti. L’economista Hans-Werner Sinn, considerato un falco ordoliberale, da sempre molto ascoltato dalla Cdu della signora Merkel, in un’intervista a Focus stronca gli eurobond, tanto cari al governo Conte-Gualtieri e ad Emmanuel Macron, con argomenti assai duri: “I Coronabond, prima di tutto, non sono a supporto dell’Italia, ma vanno in aiuto delle banche francesi, che detengono una quantità elevata di titoli di stato italiani. Questi Coronabond distruggono il mercato europeo dei capitali perché mettono fuori gioco il meccanismo dei tassi d’interesse. E minano il merito di credito tedesco, con il risultato che il nostro vantaggio in termini di tassi d’interesse nei confronti degli Stati Uniti diminuisce. Lo si intravede già chiaramente nel declino degli spread atlantici. A lungo termine, queste politiche ci porteranno inevitabilmente a una valanga di debiti, che non lascerà altro che odio e conflitti”.

Più avanti: “Per sostenere l’Italia penso che sarebbe meglio donare dei soldi allo Stato italiano, in particolare soldi per gli ospedali, in modo che possano acquistare il materiale per le cure in Cina o dove possibile. Ogni singolo tedesco dovrebbe donare come può, e anche lo Stato tedesco, nella sua piena libertà e senza aspettare il coordinamento con altri Stati, dovrebbe fare un dono generoso ai nostri fratelli italiani”. Un dono, ha precisato Sinn, di almeno 20 miliardi di euro. E poi stop, discorso chiuso.

Argomenti ancora più puntuti, di grande presa sugli elettori di ogni ceto, sono usati da Alice Weidel, leader di Alternative fur Deutschland (Afd), partito sovranista di destra: “Il dibattito altamente emotivo sui Coronabond non è altro che un tentativo disonesto e inappropriato di usare questa crisi al fine di introdurre gli eurobond dalla porta di servizio, dopo che la stessa operazione era già fallita più volte e per buone ragioni. La messa in comune del debito pubblico attraverso delle obbligazioni contraddice il testo e lo spirito dei trattati europei. Gli eurobond non sono né solidali, né legali”.

Non solidali? Ecco la risposta di Weidel, che tira in ballo l’Italia, pur senza citarla: “Ci troveremmo all’opposto del concetto di solidarietà se, di fronte a paesi in cui la ricchezza delle famiglie è diverse volte superiore rispetto a quella delle famiglie tedesche, ora ci si aspettasse che attraverso gli eurobond i contribuenti tedeschi si dovessero fare carico di debiti aggiuntivi, anziché dei propri. Il governo federale è invitato a non cedere a nessun tentativo di ricatto morale, oppure fondato sulla storia politica (i debiti di guerra; ndr), e di continuare a respingere la fregatura degli eurobond”.

Con l’accenno alla ricchezza delle famiglie tedesche, la sovranista Weidel ha volutamente puntato il dito contro l’Italia, facendosi scudo con una ricerca sul risparmio privato in Germania condotta da un prestigioso istituto (Diw). I dati emersi, ben noti ai tedeschi di qualsiasi ceto, dicono che il patrimonio medio di una famiglia tedesca è di circa 60 mila euro (depositi bancari, immobili, azioni, polizze assicurative, auto e masserizie, al netto dei debiti), più basso dei 100 mila euro delle famiglie di diversi paesi Ue, tra i quali spiccano Italia e Spagna, dove la media è più del doppio.

Come ha documentato la ricerca, ciò non significa che nella ricca Germania vi sia meno risparmio privato in assoluto che in Italia, bensì che questo risparmio è suddiviso male: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 60% del totale, mentre il 40% più povero deve accontentarsi di briciole, o addirittura avere zero risparmi. Non solo. Mentre in Italia le famiglie che possiedono la casa d’abitazione sono l’80% del totale, in Germania, “paese di affittuari”, non si va oltre il 44%. E i continui rincari degli affitti ha contribuito non poco a prosciugare il risparmio, oppure ad azzerarlo.

Di fronte a questa disparità con l’Italia “più ricca”, per i politici tedeschi è facile convincere l’elettore medio che l’eventuale condivisione europea del debito sarebbe un furto ai suoi danni, come contribuente. E i politici italiani farebbero bene a prenderne atto, con scelte conseguenti: puntare sul risparmio privato (4.300 miliardi di euro, senza contare gli immobili) per «fare da soli», e lasciare perdere gli eurobond, o altre nefandezze come la patrimoniale.

(estratto di un articolo pubblicato su Italia Oggi: qui la versione integrale)

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