LA BCE LASCIA I TASSI INVARIATI
Nel meeting di febbraio, la Banca Centrale Europea ha lasciato il policy rate invariato per la quinta volta consecutiva come da attese, senza rilevanti modifiche dello “statement”. Il Consiglio direttivo ritiene l’attuale livello dei tassi ancora coerente con l’obiettivo di riportare l’inflazione stabilmente verso il 2% nel medio lungo periodo, evitando mosse premature che potrebbero compromettere i progressi ottenuti.
IL MESSAGGIO DELLA BCE
Il messaggio è chiaro, approccio fortemente data-dependent orientato a valutare con attenzione l’evoluzione di inflazione, salari e crescita economica. Allo stesso tempo è un chiaro segnale di attesa e stabilità nel breve periodo. Il mercato attualmente non prezza nessun cambio di politica monetaria per tutto il 2026 in linea con le proiezioni dei dati sull’inflazione. Christine Lagarde ha evidenziato che l’economia rimane resiliente (+0.3% nell’ultimo trimestre del 2025), ma in un contesto globale sfidante.
LO STATO DELLA CRESCITA IN EUROPA
I fattori a supporto della crescita sono: gli effetti della politica monetaria, la bassa disoccupazione (6.2% a dicembre), solidi bilanci del settore privato, graduale incremento della spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture. Allo stesso tempo, le prospettive rimangono incerte, in particolare a causa della persistente aleatorietà delle politiche commerciali globali e delle tensioni geopolitiche.
COME VA L’INFLAZIONE
L’inflazione è scesa all’1,7% a gennaio, dal 2,0% di dicembre e dal 2,1% di novembre. Tuttavia, le successive previsioni sul livello dei prezzi saranno più ostiche ed incerte. Il contesto esterno rimane difficile, a causa dell’aumento dei dazi doganali e dell’apprezzamento dell’euro nell’ultimo anno. Un euro più forte potrebbe far scendere l’inflazione oltre le attuali aspettative.
IL CONTESTO GEOPOLITICO
Al contrario, il previsto aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture potrebbe anche far aumentare l’inflazione nel medio termine. È stata evidenziata l’urgente necessità di rafforzare l’area dell’euro e la sua economia nell’attuale contesto geopolitico. I governi dovrebbero dare priorità alla sostenibilità delle finanze pubbliche, agli investimenti strategici e alle riforme strutturali che favoriscano la crescita.
CAPITOLO BOND
Il mercato nel primo mese di gennaio ha visto il decennale tedesco toccare area 2.90% e ritracciare in area 2.85%. Il due anni tedesco è rimasto ancorato in area 2.07%-2.12%. In merito alla pendenza della curva, è opportuno distinguere tra due segmenti: 2-10 anni e 10-30. Il primo è fortemente ancorato alle aspettative di politica monetaria, con un ciclo monetario giunto al termine non ci aspettiamo molto spazio per ulteriore steepening (valore di riferimento 85 punti base), mentre nel settore più lungo si apre il tema delle aspettative degli investitori in merito al term-premium e alla potenziale pressione al rialzo derivante dalla curva giapponese e statunitense.
Infatti, siamo cauti sulle scadenze superiori ai 15 anni. Rimaniamo costruttivi sugli spread in eurozona in particolare Italia e Spagna. La reazione del mercato post meeting è abbastanza piatta.




