Economia

Perché il Sole 24 Ore sciopera

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Sole 24 ore

Che cosa sta succedendo nel gruppo editoriale di Confindustria che vuole mettere in cigs i giornalisti del quotidiano Il Sole 24 Ore, dell’agenzia Radiocor e di Radio 24 a causa dell’emergenza Covid-19. Tutte le divergenze tra redattori e amministratori del gruppo

 

Sito non aggiornato, braccia conserte per i giornalisti di Radiocor e di Radio 24 e domani quotidiano Sole 24 Ore assente dalle edicole.

I giornalisti del gruppo 24 Ore sono in sciopero contro la decisione dei vertici del gruppo editoriale di tagliare la busta paga del 25% nel secondo semestre 2020.

Il confronto fra i comitati di redazione e l’azienda è stato avviato il 15 maggio e fino all’11 giugno si sono tenuti sette incontri che però non hanno portato alla risoluzione del conflitto o almeno a un punto d’incontro da cui partire per proseguire la trattativa. Subito dopo l’arrivo della richiesta, rigettata immediatamente, l’assemblea dei giornalisti ha proclamato lo stato di agitazione e affidato al comitato di redazione un pacchetto di dieci giorni di sciopero.

Alla base del ricorso agli ammortizzatori sociali da parte dei vertici del gruppo c’è il calo della produzione per la pandemia che ha creato emergenza sanitaria, lockdown e crisi economica ma le redazioni contestano la motivazione del ricorso alla cassaintegrazione visti i risultati ottenuti a marzo dal sito e con le vendite in edicola: non c’è stato alcun calo della produzione che giusticano la Cig, dicono in sostanza i redattori del quotidiano confindustriale diretto da Fabio Tamburini.

Nel frattempo, tanto per accendere ancora di più la miccia, l’assemblea dei soci del gruppo, il 29 aprile scorso, ha dato il via libera alla relazione sulle remunerazioni dei dirigenti per i risultati, a dire il vero non eccellenti, ottenuti nello scorso esercizio: 90 mila euro lordi per l’amministratore delegato e altri 180 mila euro lordi per “dirigenti con responsabilità strategiche”.

Ecco tutti i dettagli.

IL COMUNICATO DEI CDR

Il comitato di redazione del quotidiano confindustriale ritiene “inaccettabile sul piano sindacale” e “inapplicabile su quello organizzativo” la richiesta presentata dall’azienda. I giornalisti ricordano gli sforzi fatti per assicurare l’uscita del giornale durante il lockdown e chiariscono che “la produzione garantita dalla redazione non è certo diminuita, come presuppone la richiesta di cassa Covid, semai è aumentata in misura importante. I risultati si sono visti – proseguono – sia con la crescita delle vendite in edicola sia con cifre record di lettori digitali”. Dunque, viene menzionata la comunicazione aziendale del 14 maggio scorso che rivendicava risultati “al top a marzo¨+6,3% in edicola e +145% il sito”. Senza contare, dicono, che “una settimana di assenza dalla redazione ogni mese comprometterebbe di fatto la realizzazione di tutta quella serie di prodotti sia su carta sia su web che sta iniziando a produrre linee di ricavi alternative alle tradizionali forme di business”.

“Massimo sconcerto” viene espresso pure dai Cdr di Radiocor Plus e di Radio 24 che menzionano “professionalità, abnegazione e spirito di sacrificio dei colleghi” che hanno consentito di tenere in piedi i media del gruppo editoriale. “Uno sforzo – si legge nella nota – che l’azienda dovrebbe ora premiare e valorizzare, investendo per agganciare al più presto una ripresa che possa tradursi finalmente in un incremento dei ricavi di gruppo”.

IL COMUNICATO DELL’EDITORE

Nella nota dell’editore si rileva che “l’azienda ha evidenziato la necessità di dover ricorrere all’integrazione salariale per contrastare gli effetti negativi dell’emergenza Covid-19, in un contesto generale di contenimento dei costi che vede già coinvolti tutti i settori dell’azienda, a partire dai collaboratori, dirigenti e colleghi del settore grafico e poligrafico”.

Inoltre l’editore ricorda di essersi reso disponibile a ridimensionare la misura dell’intervento “fino a un valore medio del 15% traguardato su un arco temporale più esteso unitamente ad altre azioni di contenimento costi, accogliendo in parte le istanze della controparte”.

COM’E’ANDATO IL 2019

Di sicuro l’esercizio 2019 non si è chiuso in maniera entusiasmante per il gruppo 24 Ore: risultato operativo negativo per 2,7 milioni e risultato netto negativo per 1,2 milioni di euro, comunque in miglioramento rispetto alla perdita di 6 milioni registrata nel 2018. Male anche i ricavi, a quota 198,7 milioni, in calo del 6% su anno e margine operativo lordo al netto dell’impatto dei nuovi criteri contabili (Ifrs 16) e degli oneri e proventi non ricorrenti è diminuito da 9,5 a 5,2 milioni. Notizie meno per il patrimonio netto, pari a 36,6 milioni di euro, 0,7 milioni di euro in più rispetto al patrimonio netto del bilancio consolidato al 31 dicembre 2018 quando ammontava a 35,8 milioni di euro.

COM’E’ ANDATO IL PRIMO TRIMESTRE 2020

I risultati consolidati del primo trimestre dell’anno in corso di certo non sono incoraggianti: l’Ebitda è negativo per 1,6 milioni mentre era positivo per 2,4 milioni al 31 marzo 2019 e il risultato netto è negativo per 5,9 milioni, a fronte dei precedenti -1,7 milioni. Segno meno anche sul fronte dei ricavi consolidati, a 43,3 milioni (-13,7%), mentre i ricavi pubblicitari del gruppo, pari a 16,5 milioni, sono in diminuzione di 2 milioni (-10,7%) rispetto allo stesso periodo del 2019. A causa dell’emergenza sanitaria nel solo mese di marzo i ricavi pubblicitari sono scesi del 23,7% e i ricavi dell’area Cultura – in seguito alla chiusura del Mudec, il Museo delle Culture di Milano – hanno registrato una flessione del 92%. Unica nota positiva, come ricordava anche il cdr del quotidiano, le vendite in edicola che sempre a marzo sono cresciute del 6,3% rispetto al mese precedente.

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