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Chi ha votato pro e contro i compensi al Sole 24 Ore

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Sole 24 ore

Che cosa emerge dal verbale dell’assemblea del 29 aprile della società che edita il Sole 24 Ore. Il post di Gianni Dragoni del Sole tratto dal suo blog Poteri Deboli

 

Sette dei dieci azionisti intervenuti all’assemblea dei soci del Sole 24 Ore hanno bocciato la relazione sulle remunerazioni pagate ai vertici del gruppo editoriale nel 2019. Uno si è astenuto. Due hanno votato a favore: la Confindustria che è il socio di maggioranza con il 61,5% del capitale e Banor Sicav, un investitore socio di minoranza con l’1,8%, ma con un posto nel cda del Sole.

Questo è bastato ad approvare la relazione sui compensi a larghissima maggioranza, il 99,826% del capitale rappresentato in assemblea (pari al 63,36% del capitale totale), poiché i contrari possedevano solo lo 0,11% del capitale, pari allo 0,174% delle azioni intervenute. Analogo l’esito nella votazione sulla “politica di remunerazione”: i soci contrari sono stati otto (nessun astenuto), ma anche in questo caso solo con lo 0,174% del capitale sociale.

ASSEMBLEA A PORTE CHIUSE

L’esito delle votazioni è ricostruito nel verbale dell’assemblea del 29 aprile, reso pubblico a fine maggio. L’assemblea si è svolta a porte chiuse. Come moltissime altre società quotate, anche Il Sole 24 Ore ha utilizzato la norma del decreto Cura Italia che consente fino al 30 giugno di impedire la partecipazione fisica dei soci all’assemblea, per evitare assembramenti. Così però viene anche limitata la possibilità per gli azionisti di discutere gli argomenti più scottanti.

VOTI CONTRATI

I voti contrari alle remunerazioni non sono stati solo quelli dei giornalisti-dipendenti-azionisti, da anni in disaccordo sulla politica degli stipendi agli alti dirigenti mentre più in basso ci sono tagli. Hanno votato contro anche due investitori finanziari: Ensign Peak Advisors Inc. (con 42.869 azioni, 0,066% del capitale) e iShares VII Plc (27.531 azioni, 0,04% del capitale).

TAGLI AI DIPENDENTI

La relazione sui compensi ha suscitato critiche perché, mentre sono in atto piani di ristrutturazione per grafici e poligrafici con cassa integrazione e prepensionamenti e c’è un contratto di solidarietà per i giornalisti fino al 30 giugno, inoltre ulteriori tagli sono stati chiesti dall’azienda per i prossimi mesi, i vertici della società editrice del quotidiano economico e normativo (oltre che dell’agenzia Radiocor, di Radio24 e altre testate) sono tornati a incassare dei bonus, cioè un premio per i risultati raggiunti nel 2019.

LA BUSTA PAGA DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO

L’amministratore delegato Giuseppe Cerbone, in carica dal primo agosto 2018, ha uno stipendio fisso di 546.798,47 euro lordi l’anno. Ma l’anno scorso ha guadagnato di più. La relazione sulla remunerazione dice che “la retribuzione percepita dall’amministratore delegato, dott. Giuseppe Cerbone, nell’anno 2019 è stata pari ad euro 636.798,47 lordi”. Questo perché il consiglio di amministrazione, presieduto da Edoardo Garrone, gli ha riconosciuto un premio, un bonus di 90.000 euro.

LE CIFRE DEL BILANCIO

Stando alle cifre ufficiali del bilancio nel 2019 i risultati economici del gruppo sono migliorati, ma rimangono negativi. La crisi, che colpisce molti gruppi editoriali, non è finita. I ricavi consolidati sono diminuiti del 6% a 198,7 milioni, il margine operativo lordo al netto dell’impatto dei nuovi criteri contabili (Ifrs 16) e degli oneri e proventi non ricorrenti è peggiorato, è diminuito da 9,5 a 5,2 milioni. Il risultato operativo (Ebit) al netto di Ifrs 16 e voci non ricorrenti è in perdita (-2,8 milioni) rispetto a +0,5 milioni del 2018. Il risultato netto è in rosso, -1,2 milioni, anche se la perdita è inferiore ai -6 milioni del 2018.

LA RINUNCIA

La relazione sulla remunerazione, approvata dal cda il 26 marzo 2020, segnala che l’a.d. “Giuseppe Cerbone nel corso del 2019 ha rinunciato volontariamente ad ogni remunerazione variabile fino al 31 dicembre 2019 (per un importo, in linea con la Politica 2018, fino al 20% della componente fissa (…)), con l’esclusione di eventuali piani di incentivazione a lungo termine (c.d. LTI), al fine di non incidere sui costi della società, anche in considerazione del perdurare degli accordi di solidarietà ed in uno scenario di mercato non favorevole all’editoria, pur ribadendo la validità della componente variabile della remunerazione”.

IL PREMIO DI 90.000 EURO

Dopo la rinuncia al variabile, per Cerbone c’è stato un premio. Prosegue la relazione: “Ciò premesso, il Comitato per le nomine e le remunerazioni (…) ha ritenuto l’amministratore delegato meritevole di un trattamento che remunerasse l’impegno profuso (…) ed in particolare con riferimento all’esito dell’operazione di natura strategica di completamento della scissione di Business School 24 Spa, predisponendo e presentando al consiglio di amministrazione una proposta di linee guida per l’attribuzione di un bonus a carattere straordinario a favore dell’amministratore delegato. (…) prevedendo in particolare che a fronte del completamento del processo di scissione di Business School 24 Spa, venisse assegnato ed attribuito all’amministratore delegato un bonus di 90.000 euro (…)”. Il 19 dicembre il cda ha deliberato l’attribuzione del bonus, che alla data in cui il cda ha approvato la relazione sui compensi non era ancora stato “corrisposto”.

LA “MASSIMA CONTRARIETÀ” DEL CDR

Da questa spiegazione, letta anche in assemblea dal presidente Garrone per replicare alle critiche del Comitato di redazione del quotidiano, che è intervenuto per esprimere “massima contrarietà” al bonus, definito “legittimo in termini giuridici” ma “inopportuno nella sostanza”, si capisce che all’a.d. è stato riconosciuto un bonus perché, oltre ai meriti _ secondo il cda _ per aver rinegoziato in maniera vantaggiosa il contratto di vendita del ramo d’azienda formazione, stipulato dal precedente a.d. Franco Moscetti (cessione della residua quota del 49% per 21,5 milioni, incluso il riacquisto del “ramo Eventi”, non previsto nel contratto originario), ha rinunciato alla remunerazione variabile che sarebbe potuta arrivare al 20% dello stipendio fisso, cioè a 110.000 euro. Il risultato è che con la “rinuncia” a un variabile massimo di 110.000 euro l’a.d. Cerbone ha ottenuto un bonus di 90.000. La relazione non spiega se l’a.d. del Sole 24 Ore avrebbe avuto diritto alla remunerazione variabile, visto che i risultati economici sono in rosso e l’azienda continua a fare tagli sui costi dei dipendenti.

IL PREMIO AI DIRIGENTI STRATEGICI

Ma il bonus non l’ha preso solo Cerbone. Dalla relazione si apprende che anche alcuni “dirigenti con responsabilità strategiche” hanno ricevuto un bonus di complessivi 180.000 euro lordi. All’inizio del 2019 questi dirigenti erano 5, ma due – l’ex direttore del personale Domenico Galasso e l’ex capo del legale Salvatore Lo Giudice – sono stati “dimissionati”. Hanno lasciato il gruppo il 25 gennaio 2019 e, da quanto si dice all’interno dell’azienda, non hanno avuto il bonus, che di solito viene riconosciuto alla fine dell’anno.

UN BONUS PER TRE

Durante il 2019 gli “strategici” pertanto sono rimasti in tre: il direttore generale Corporate e Cfo, Paolo Fietta, il direttore generale System 24 e direttore business unit Radio 24, Federico Silvestri (proveniente dall’Ansa, come Cerbone che lo ha assunto), il vicedirettore generale Publishing & Digital, Karen Nahum, un’ex dipendente del gruppo che è stata riassunta da Cerbone come dirigente.  Secondo fonti interne, sono questi tre i beneficiari del bonus di complessivi 180.000 euro. La relazione non spiega come sia ripartita la somma, né per quali risultati sia stato dato il premio. Nahum ha anche un incarico personale come consigliere di amministrazione di un’altra società quotata, Anima Holding, da cui ha percepito nel 2019 60.000 euro di compenso.

LO STIPENDIO DEI DIRIGENTI

Il bonus si aggiunge allo stipendio fisso dei dirigenti strategici che, nell’aggregato (non ci sono gli importi individuali), è stato pari a 724.992 euro lordi nel 2019. In questa cifra è compresa la paga di quasi un mese ciascuno per i due dirigenti usciti il 25 gennaio, il resto è la busta paga dei tre “strategici” che hanno avuto anche il bonus. Dalla relazione non risulta che siano state pagate buonuscite ai dimissionari. In totale quindi gli “strategici” hanno percepito 904.992,38 euro lordi, una somma sostanzialmente da dividere tra Fietta, Silvestri e Nahum, oltre alla “mesata” di gennaio di Galasso (passato all’Alitalia) e Lo Giudice (alla Inwit, gruppo Telecom).

DOSSIER A BONOMI

La relazione non dice se siano stati pagati bonus nella redazione giornalistica. In maggio l’azienda ha chiesto al Cdr del Sole 24 Ore di tagliare la busta paga dei giornalisti del 25% per il secondo semestre 2020. Richiesta rigettata immediatamente. L’assemblea dei giornalisti ha proclamato lo stato di agitazione e tra le possibili misure di protesta affidate al Cdr c’è un pacchetto di dieci giorni di sciopero. C’è anche tutto questo nel dossier Sole 24 Ore che, come da tradizione, è sul tavolo del nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

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