Economia

Perché il Pnrr di Conte è fiacco secondo Draghi e Commissione Ue

di

Francia

Che cosa ha detto Draghi in Parlamento sul Pnrr del governo Conte e che cosa manca nella bozza del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza secondo un report del servizio studi del Senato

 

Dopo l’ampia fiducia ottenuta in settimana dal governo del presidente Mario Draghi, ora è il momento di mettere le mani sui dossier più importanti, tra cui spicca il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (Pnrr). Senza la sua approvazione da parte del Consiglio della Ue, previa valutazione positiva da parte della Commissione, non arriverà un solo centesimo dei tanto agognati 210 miliardi di prestiti e sussidi promessi da ormai quasi un anno.

Durante il discorso programmatico Draghi ha dedicato ampio spazio a descrivere cosa c’è e, soprattutto, cosa non c’è nel Piano presentato alle Camere il 12 gennaio dal governo Conte 2. Ma ha mancato di rispondere alle domande più inquietanti, invece poste da un efficace dossier a cura del servizio studi del Senato.

Ha esordito dicendo che “… Il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza (PNRR). Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione Europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile …”.

Direi che i verbi sottolineati non lasciano spazio a dubbi. Assieme alle “necessarie interlocuzioni” con la Commissione che è il vero dominus di tutto il progetto.

Ha proseguito lanciando la palla al Parlamento, affermando che “… gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di Programma presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale. Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente …”

Ma il nuovo governo ha degli “orientamenti”:

1)    “… Dovremo rafforzare il Programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano…”

2)    “… rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G …”

3)    “… Il ruolo dello Stato e il perimetro dei suoi interventi dovranno essere valutati con attenzione …”

4)    “… Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050 …”

5)    “… Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici del Programma”

6)    “… Chiariremo il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati…”

7)    “… Sottolineeremo il ruolo della scuola …”

8)    “… La governance del Programma di ripresa e resilienza è incardinata nel Ministero dell’Economia e Finanza…”.

Anche in questo cosa ci pare inutile enfatizzare il senso dei verbi rimarcati nel testo. Sono la sintesi di quello che manca a quel piano. E non è poco. Ma è alle tanto agognate riforme che Draghi ha dedicato un apposito paragrafo (anche questo segnaletico del modesto lavoro fatto finora):

a)     “… Alcune riguardano problemi aperti da decenni ma che non per questo vanno dimenticati. Fra questi la certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico, fattori che limitano gli investimenti, sia italiani che esteri. inoltre la concorrenza…

b)    “… Negli anni recenti i nostri tentativi di riformare il paese non sono stati del tutto assenti, ma i loro effetti concreti sono stati limitati. Il problema sta forse nel modo in cui spesso abbiamo disegnato le riforme: con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza…”

Fisco, pubblica amministrazione e giustizia sono i campi di attività a cui punta Draghi.

Sulla giustizia punta “… ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione…”.

Vaste programme, avrebbe detto il generale Charles De Gaulle. Qui ci permettiamo solo di osservare che la giustizia civile “efficiente” – alla vigilia di un’ondata di insolvenze che farà impallidire quella, già impressionante, seguita alla crisi del 2011/2012 – non vorremmo fosse lo strumento adatto per consentire di espropriare, a prezzo vile, aziende messe in ginocchio da una crisi di cui non hanno alcuna colpa e che sono state “aiutate” dallo Stato solo consentendogli di fare maggiori debiti. Ci sono preoccupanti segnali che provengono da questa direzione.

Ma Draghi ha mancato di rispondere ad alcuni punti fondamentali posti dalle raccomandazioni Paese per l’Italia emesse dalla Commissione, che ha peraltro citato. I punti a) e b) del documento del Senato, qui riportati, sono assenti.

Così come non c’è traccia del punto c) su riforma catasto e riduzione agevolazioni fiscali e del punto e) evidenziato nel dossier del Senato.

Draghi ha intenzione di tagliare la spesa pubblica o “utilizzare entrate straordinarie” per abbassare il debito/Pil? Non è dato saperlo. Ma alla Commissione invece interessa.

“… Nel Piano non sono menzionati interventi per la riduzione delle agevolazioni fiscali e per l’aggiornamento dei valori catastali…”, osservavano i funzionari del Senato. E pare che lo stesso rilievo sia formulabile anche agli orientamenti del governo Draghi.

Nulla anche a proposito della riduzione delle pensioni, altro punto evidenziato come assente nel PNRR, nell’analisi del dossier. A proposito di fisco, Draghi ha parlato di graduale riduzione del carico fiscale come uno degli obiettivi della riforma dell’IRPEF.

Non possiamo che fargli i nostri migliori auguri per l’esito della trattativa con la Commissione per l’approvazione del PNRR.

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