Economia

Perché il futuro delle imprese è nero: il governo lo sa?

di

sibonus

L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa

Il governo sta attraversando un’esperienza extracorporea in una dimensione parallela e a poco sono serviti i segnali di allarme lanciati da ogni parte. Rappresentanti dei lavoratori, rappresentanti del tessuto imprenditoriale e società civile hanno provato a dare soluzioni ma hanno avuto di fronte una classe politica in perenne campagna elettorale con il solo obbiettivo di arrivare al semestre bianco, periodo in cui non si possono sciogliere le Camere, spostando il problema su chi verrà.

Nel frattempo, tra aprile ed agosto, oltre 90 mila aziende hanno gettato la spugna consegnando allo Stato italiano le sorti di oltre 800 mila ex lavoratori che sono andati ad incrementare i milioni di disoccupati percettori di reddito di cittadinanza e percettori di bonus pandemia.

In questo girone infernale sono coinvolte 6 milioni di persone e se consideriamo che c’è il divieto di licenziamento, il dato che ne viene fuori è apocalittico.

Il governo si prepara ad affrontare l’ottobre nero con le casse vuote ed a poco serviranno i 270 adempimenti fiscali in scadenza a fine settembre se non a lenire in minima parte la mancanza di liquidità.

Mancheranno all’appello oltre 150 miliardi di Pil e 70 miliardi di tasse ed Iva che tradotti valgono il 20% di mancati consumi interni.

Sul fronte europeo, Lagarde ha chiarito che a novembre chiuderà i rubinetti e per l’Italia questo si tradurrà in una concreta difficoltà di rifinanziamento del debito.

Se poi aggiungiamo che sempre l’Europa ha deciso che le banche dovranno rivedere i propri bilanci a causa dei crediti deteriorati, (cosa di per se corretta ma solo se non riduce la capacità di erogare nuovo credito), che da ottobre partirà la campagna “recuperiamo soldi aumentando tasse ed accise), che i vari bonus tanto pubblicizzati solo in parte minima verranno rimborsati (vedasi bonus sanificazione che prevedeva il 60% in credito di imposta ma con una precisazione dell’Agenzia delle Entrate emesso pochi giorni fa, quindi dopo che le aziende hanno speso, parla del 9,cocci%), ed infine che interi settori dell’economia non si riprenderanno prima di 2 anni, (turismo, hotellerie, ecc..), il quadro economico è chiaro. In sintesi, il debito pubblico a gennaio 2021 supererà il 160% del PIL e tradotto vuol dire, patrimoniale, tasse e taglio a servizi.

 

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