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Recovery Fund

Perché i lavoratori dipendenti in Germania non se la spassano

Il punto sul potere d'acquisto dei lavoratori tedeschi, calato nonostante gli aumenti salariali. L'approfondimento di Pierluigi Mennitti

 

Il lavoratore tedesco si riscopre più povero. Nonostante i più forti aumenti salariali da almeno 15 anni a questa parte, nel primo trimestre di quest’anno i lavoratori tedeschi hanno nuovamente subito una perdita di potere d’acquisto a causa dell’elevata inflazione. Da gennaio a marzo, la retribuzione mensile lorda dei lavoratori dipendenti, compresi i pagamenti speciali, è cresciuta del 5,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con un salto record rispetto al 2008, anno di esordio per questo tipo di statistiche.

Tuttavia, come riportato dall’Ufficio federale di statistica, nello stesso periodo i prezzi al consumo sono aumentati ancora di più, dell’8,3%. Fatti i conti, gli esperti dell’agenzia di governo hanno calcolato un calo reale dei guadagni di circa il 2,3%. La tendenza si conferma a partire dal 2022: “L’elevata inflazione si mangia la crescita dei salari dei dipendenti all’inizio del 2023”, concludono gli statistici.

E poiché molti consumatori hanno di conseguenza ridotto la propria spesa, l’economia tedesca è entrata in recessione nel primo trimestre. Si parla di recessione tecnica, dal momento che il calo dello 0,3% di Pil nei primi tre mesi del 2023 segue quello dello 0,5% dell’ultimo trimestre 2022. Su questo fronte i prossimi tre mesi diranno se si tratta di una scivolata temporanea o se per la prima economia d’Europa si apre una fase di flessione più lunga, le cui conseguenze non tarderebbero a riflettersi sull’intero continente. Ma già il fatto che degli ultimi cinque trimestri solo due abbiano fatto registrare un segno positivo non lascia ben sperare: molti nodi di sistema stanno venendo al pettine.

Tornando alla perdita del potere d’acquisto, gli analisti osservano che le cose sarebbero andate peggio senza il pagamento dei premi per la compensazione dell’inflazione. I datori di lavoro potevano versare ai propri dipendenti fino a 3.000 euro una tantum, in esenzione da imposte e contributi. Si trattava di una prestazione volontaria. “E questo è stato uno dei motivi per cui i salari nominali sono aumentati a un tasso superiore alla media nel primo trimestre, attenuando così in qualche modo la perdita di salario reale per i dipendenti rispetto agli ultimi tre trimestri di riferimento”, riporta il sito di informazione di Ard.

Gli statistici dell’Ufficio federale spiegano che “questo è dovuto principalmente all’aumento della soglia di guadagno del mini-job, passata da 450 a 520 euro, in vigore dal 1° ottobre 2022”. Anche i salari nominali dei dipendenti a tempo pieno sono aumentati leggermente più della media, del 5,9%. Per i lavoratori a tempo parziale e gli apprendisti è stato registrato un aumento salariale del 4,7%.
La situazione non è destinata a migliorare a breve. Nonostante i recenti e robusti accordi collettivi in molti settori, i lavoratori dovranno affrontare perdite salariali reali nel 2023 per il quarto anno consecutivo.

“Poiché l’anno è iniziato sotto il segno di un’inflazione molto alta, nel 2023 potrebbe esserci in media ancora un leggero calo dei salari reali”, ha dichiarato Sebastian Dullien, direttore scientifico dell’Istituto di politica macroeconomica (Imk), in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters. “Nel 2024, tuttavia, le cose andranno molto probabilmente meglio”, ha aggiunto Dullien, per il quale i salari dovrebbero tornare a crescere fortemente, mentre l’inflazione dovrebbe scendere di nuovo vicino all’obiettivo della Banca centrale europea del 2%. Dal 2024, è la sua stima, “si può prevedere un notevole aumento dei salari reali”.

Una stima condivisa anche dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel (IfW), uno dei più autorevoli centri di ricerca economica della Germania. “L’inflazione generale continuerà a diminuire nel corso di quest’anno”, ha dichiarato Dominik Groll, esperto di mercato del lavoro del think tank di Kiel, “anche i salari nominali continueranno a crescere sensibilmente”. Una forte indicazione in proposito, a suo avviso, sono stati gli ultimi accordi salariali, ad esempio nell’industria metallurgica ed elettrica, nel settore pubblico dei governi federali e municipali e alla Deutsche Post. In questi casi sono stati concordati forti aumenti salariali ed elevati pagamenti una tantum.

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