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Perché elogio l’attività ministeriale di Brunetta

Brunetta

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

 

Lo aveva promesso e ora le porta a casa. Parliamo delle linee guida per la formazione qualificata dei pubblici dipendenti che finalmente appariranno fra poche ore sulla Gazzetta Ufficiale a doppia firma dei ministri virtuosi Brunetta e Franco.

Le linee di indirizzo per la formazione mirata ai fabbisogni dei lavoratori e lavoratrici della PA prendono il via dopo una stagione di lunga trattativa sindacale legata anche al rinnovo dei  contratti. Le varie amministrazioni dovranno individuare il proprio fabbisogno professionale considerando non più esclusivamente le conoscenze teoriche dei dipendenti (sapere), ma anche le capacità tecniche (saper fare) e comportamentali (saper essere).

La definizione dei nuovi profili professionali permetterà di superare l’automatismo nel turnover: le prossime assunzioni non consisteranno nella sostituzione di vecchie figure con altre identiche, ma guarderanno al futuro, alle nuove competenze che devono sostenere la trasformazione della Pa prevista dal Pnrr. Un processo che si tradurrà, dunque, in una progressiva riduzione delle figure amministrative aspecifiche a favore, ad esempio, di esperti del digitale, di e-procurement, di transizione verde, di project management.

Si tratta di un lavoro di aggiornamento del documento del 2018 che affronta la gestione delle competenze, l’adozione di un percorso incardinato sul profilo di ruolo già operativo a livello internazionale e previsto nel blocco Pnrr, superando così un mansionario rigido che regna nella PA e che spesso ha ingessato sia l’azione amministrativa sia il riconoscimento di professionalità e retribuzione attraverso i limiti della contorta misurazione della performance.

La definizione dei nuovi profili professionali è, dunque, il punto qualificante del documento, che aiuta le amministrazioni a sostituire progressivamente le figure amministrative generiche con figure specifiche e consentirà di superare gli automatismi e di effettuare le assunzioni sulla base delle nuove competenze utili a sostenere le transizioni amministrativa, digitale e ambientale.

La sfida starà nella adozione nelle diverse amministrazioni rispetto alla complessità dell’organizzazione di acquisire nuove conoscenze nello svolgimento del lavoro, nelle abilità comunque maturate nella PA, nella disponibilità alla flessibilità organizzativa declinando vari ruoli andando oltre le capacità e conoscenze tecniche-nozionistiche.

Nei percorsi di reclutamento/concorsuale professionale nella procedura selettiva sarà indispensabile valutare anche aspetti normalmente trascurati, come la capacità o la possibilità di innovare le procedure amministrative, lavorare in squadra e prendere decisioni in modo autonomo. Queste “soft skill” saranno valutate nei prossimi concorsi, come previsto dalle nuove norme introdotte con i decreti legge 80/2021 e 36/2022, attraverso metodologie consolidate e avranno maggiore peso nei percorsi formativi e di carriera.

La questione ora passa immediatamente agli organismi e agli istituti preposti alla formazione per innovare non solo nei moduli formativi ma soprattutto nella qualità dei contenuti e dei  Commissari che valuteranno i candidati che devono possedere una provata esperienza multidisciplinare e soprattutto  una visione di insieme del saper essere e saper fare. E non meno dovranno conoscere i dirigenti attuali, che non si dovranno sottrarre a corsi di aggiornamento molto robusti.

Nei miei personali percorsi professionali anche pedagogici questa indicazione mi è stata più volte indicata un trentennio fa da maestri illuminati che già avevano una visione dinamica del lavoro in progress che ora finalmente decolla anche nella Pubblica amministrazione.

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