Economia

Perché Del Vecchio farà scappare i Doris di Mediolanum da Mediobanca?

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Se Del Vecchio salisse al 15 o al 20% in Mediobanca, è difficile che Mediolanum possa ancora avere un rappresentante nel cda dell’istituto di Piazzetta Cuccia. Fatti, numeri, commenti e report

Mediolanum potrebbe cedere la sua quota in Mediobanca se Leonardo Del Vecchio dovesse salire oltre il 10% nell’istituto di Piazzetta Cuccia.

La notizia di ieri è deflagrata oggi in Borsa. L’effetto? Mediobanca debole a Piazza Affari: il mercato si interroga sul futuro dell’istituto guidato da Alberto Nagel, dopo la decisione di Banca Mediolanum, annunciata ieri, a sorpresa, di mettere la partecipazione del 3,28% tra gli asset potenzialmente in vendita.

IL GIUDIZIO DI CITI SULLA MOSSA DI MEDIOLANUM SU MEDIOBANCA

La mossa di Banca Mediolanum è stata definita da Citigroup del tutto “inaspettata”, considerando il rapporto di lunga data tra i due istituti e il supporto di Banca Mediolanum al management di Piazzetta Cuccia. Il gruppo fondato da Ennio Doris soltanto lo scorso 8 gennaio aveva dichiarato di essere “un azionista felice di Mediobanca”. Il cambio di rotta, ha spiegato la nota di Banca Mediolanum, è avvenuto perché il cda dell’istituto, “considerate le possibili evoluzioni sulla futura governance di Piazzetta Cuccia, anche alla luce dei fattori esogeni che hanno recentemente interessato la compagine azionaria, ha ritenuto di modificare i propri obiettivi strategici passando da una logica di valorizzazione della partecipazione in un arco temporale di medio lungo termine a un approccio aperto a maggiore flessibilità”.

LE PROSPETTIVE IN MEDIOBANCA CON DEL VECCHIO

Ma che cosa è successo in concreto? Il gruppo della famiglia Doris ha riclassificato la partecipazione, pari al 3,28%, come “disponibile per la vendita”. Alla base della decisione, presa dal Cda in parallelo con la svalutazione di 67 milioni della quota, che ora vale poco meno di 286 milioni, c’è la prospettiva che Piazzetta Cuccia possa cambiare governance e strategie se la Delfin del patron di Essilor Luxottica chiederà alla Bce di superare la soglia del 10% per poi rottamare l’attuale management guidato Alberto Nagel al rinnovo del board quest’anno.

COME DORIS DI MEDIOLANUM HA SPIEGATO LA DECISIONE SU MEDIOBANCA

“Se Del Vecchio decidesse di salire oltre il 10% supererebbe la quota del patto e diventerebbe voto determinante in assemblea. Deve essere rinnovato il consiglio e se Del Vecchio salisse al 15 o 20% è difficile che Mediolanum possa ancora avere un rappresentante in Cda. Che linea vorrà dare a Mediobanca? Sono tutte domande che ci siamo posti. Non sappiamo cosa accadrà. Se non cambierà niente magari rimaniamo. Se cambia vogliamo essere liberi di vendere”, ha spiegato all’Ansa l’ad di Banca Mediolanum, Massimo Doris.

ECCO GLI EFFETTI DELLA MOSSA DI MEDIOLANUM SU MEDIOBANCA

Un’indicazione in questo senso era già arrivata da una comunicazione. Considerato come potrà evolvere la futura governance di Mediobanca, anche alla luce delle recenti modifiche dell’azionariato, il board del gruppo fondato da Ennio Doris “ha ritenuto di modificare i propri obiettivi strategici, passando da una logica di valorizzazione della partecipazione in un arco temporale di medio lungo termine ad un approccio aperto ad una maggiore flessibilità”. Per questo la partecipazione da strategica è passata al portafoglio ‘Held to collect and sell’ mentre le azioni, che erano in carico a 13 euro, sono state svalutate al valore di mercato di 9,826 euro. Lo 0,5% detenuto dalla holding di famiglia Finprog resta invece com’è con la possibilità di venir arrotondata.

CHE COSA SI DICE IN CASA DI MEDIOLANUM

Che cosa dice Mediobanca? “Avevamo una partecipazione strategica perché la deteniamo da lungo tempo, c’era un patto molto forte e avevamo un rappresentante in consiglio. Nel tempo dal patto sono usciti vari partecipanti e si è rinnovato come patto light con meno vincoli, che oggi rappresenta il 12,5% del capitale contro il 30% e passa di prima. Poi è arrivato Del Vecchio”. La rivoluzione in Piazzetta Cuccia si è consumata negli ultimi mesi del 2019 quando è entrata Delfin rafforzandosi con l’uscita di Unicredit. Ora “c’è un azionista che potrebbe salire e non sappiamo cosa succederà all’assemblea di ottobre o prima di allora”, ha sintetizzato Doris.

DEL VECCHIO UOMO NERO PER I DORIS?

La mossa dei Doris – in sostanza – è legata “all’incognita Del Vecchio”, che non ha chiesto di entrare nel patto di cui Mediolanum è il primo azionista – peraltro un patto di pura consultazione e sceso al 12,5% dopo l’uscita di UniCredit -, è salito in pochi mesi al 10% e, a stare alle indiscrezioni, ha in animo di chiedere alla Bce l’autorizzazione a raddoppiare fino al 20%, ha scritto il Sole 24 Ore: “Considerato che a fine ottobre, con l’approvazione del bilancio 2019/2020, scadranno anche il presidente Renato Pagliaro e l’ad Alberto Nagel, insieme all’intero consiglio, la possibilità che Del Vecchio voglia cambiare management e strategie esiste”.

IL REPORT DI CITI SU MEDIOBANCA

Banca Mediolanum vuole dunque avere le mani libere, dopo l’ingresso di Leonardo Del Vecchio nel capitale di Mediobanca con una partecipazione del 10% e in più la prospettiva che il patron di Luxottica possa addirittura spingersi fino al 20%, condizionatamente al semaforo verde della Bce. Banca Mediolanum ha insomma “fatto comprendere implicitamente di non avere gradito la posizione di Del Vecchio”, hanno sottolineato gli analisti di Citi. Così anche la banca Usa ha messo le mani avanti relativamente al giudizio positivo espresso sulle azioni di Mediobanca. Pur continuando ad apprezzare i fondamentali dell’istituto, sulle cui azioni consiglia l’acquisto stimando un prezzo obiettivo a 11,6 euro, ha manifestato preoccupazione ‘per la scarsa visibilità sulla futura governance, anche il vista del rinnovo del board previsto nell’ottobre 2020’. Gli esperti di Citi temono che a questo punto l’attenzione degli investitori si focalizzi più sulla governance di Mediobanca che non sull’implementazione del piano industriale e sulla sua posizione in tema di Esg. ‘Riteniamo che le variazioni della governance possano rappresentare un rischio per la storia della banca’, hanno concluso gli analisti di Citi.

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