Economia

Perché Bruxelles benedice il salvataggio pubblico della banca tedesca NordLB?

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NordLB

Fa discutere in Italia l’ok di Bruxelles al salvataggio pubblico di una banca tedesca, già controllata da azionisti pubblici, NordLB. Fatti e commenti

“Siamo alle solite? Due pesi e due misure? La Commissione Ue, nelle figure dei responsabili della funzione Competition, sotto la direzione della ben nota Commissaria Margrethe Vestager che vuole sempre apparire inflessibile, si accingerebbe a dare il sostanziale nulla osta all’intervento pubblico per 3,6 miliardi per la ricapitalizzazione della tedesca NordLB: un vero e proprio salvataggio effettuato principalmente con l’intervento dei Landër e delle casse di risparmio. Non determinerebbe tale operazione, secondo quanto viene anticipato, distorsioni della concorrenza”.

E’ il commento dell’editorialista Angelo De Mattia, già ai vertici nella Banca d’Italia, pubblicato oggi sul quotidiano Mf/Milano Finanza sul salvataggio della banca tedesca NordLB.

Fa dunque discutere in Italia l’ok di Bruxelles al salvataggio pubblico di una banca tedesca peraltro già controllata da azionisti pubblici. E’ il caso – appunto – dell’istituto di Hannover Norddeutsche Landesbank (NordLB).

I FATTI

“Il salvataggio di NordLB, un tempo la settima banca tedesca con oltre 150 miliardi di attivi ma costretta a una cura dimagrante che la porterà a quota 95 miliardi per evitare la risoluzione, non è aiuto di Stato e non va contro le regole europee della concorrenza: questo perché l’intervento totalmente a carico di azionisti pubblici ricalca le stesse condizioni di un intervento privato”. E’ quello che scrive oggi il Sole 24 Ore, dopo le indiscrezioni di ieri giunte dalla Germania sul controverso caso della banca tedesca peraltro già a controllo pubblico.

GLI AZIONISTI

Infatti gli azionisti della NordLb (travolta dal collasso dello shipping) sono: Bassa Sassonia al 59,13%, Sassonia-Anhalt 5,57%, e un gruppo di casse di risparmio locali per la restante quota.

IL NODO

L’ok di Bruxelles su NordLB, se confermato – ha aggiunto il Sole – “toglie una grossa spina nel fianco ai supervisori e ai governi locali e federali. Il via libera dell’Antitrust infatti non era affatto scontato e sarebbe arrivato dopo nove lunghi mesi di trattative serrate tra la banca, Bruxelles e anche Berlino”.

L’ANALISI

Ha aggiunto il quotidiano economico-finanziario diretto da Fabio Tamburini: “L’aiuto di Stato entra in gioco in questo caso perché gli azionisti della banca sono pubblici: la Commissione consente questo tipo di intervento purché sia finalizzato alle stesse condizioni di un salvataggio privato. Come stabilire con esattezza il prezzo di mercato del “buco” da coprire in NordLB è un nodo che ha tenuto in stallo il disco verde all’operazione: le strade di un’alternativa privata, esplorate in prima battuta, si sono chiuse velocemente.La decisione della Commissione comporta infatti valutazioni con stime discrezionali: i NPLs nello shipping, come tutte le sofferenze, sono asset illiquidi e con un valore e haircut non facilmente stimabili”.

CASO TERCAS

Diverso, se non addirittura opposto, fu invece l’atteggiamento della Commissione Ue nel caso della banca italiana Tercas (qui l’approfondimento dell’analista Giuseppe Liturri) quando Bruxelles bocciò il salvataggio da parte del Fondo interbancario che operava con i capitali privati delle banche ma su “input” di Bankitalia e quindi, a detta della Ue, operando in regime pubblicistico, sottolineano oggi alcuni addetti ai lavori.

IL COMMENTO DEL SOLE

“Quel divieto di Bruxelles – ricorda oggi il giornalista de Sole, Alessandro Graziani – è stato poi censurato dal Tribunale di primo grado dell’Unione Europea. Con motivazioni di sicuro interesse: «Non è sufficiente che la Commissione si basi su presunzioni e dimostri la mera improbabilità dell’assenza di un’influenza o di un controllo delle autorità statali sull’ente privato che ha concesso l’aiuto». Nel caso di Nord Lb l’intervento pubblico, più che una presunzione, pare una certezza. Sarà dunque interessante capire in che modo la commissione Ue motiverà la sua eventuale decisione positiva.
Per evitare che in Italia, o altrove in Europa, aumenti la sensazione di un trattamento di favore della Ue a favore della Germania – che in commissione ha un peso politico preponderante – è bene che si faccia chiarezza. Evitando la percezione, in un settore delicato come quello dell’amministrazione dei risparmi delle famiglie, di una disparità di trattamento tra i vari Paesi europei”.

IL PARERE DI DE MATTIA SU MF

Critico, come accennato, anche l’editorialista esperto di banche e regolazione De Mattia, già braccio destro in Banca d’Italia quando c’era il governatore Antonio Fazio: “È veramente così? E la Direttiva sul “bail-in”? E il “burden sharing”? Si interpretano per gli amici e si applicano solo agli altri? – ha scritto oggi sul quotidiano Mf/Milano Finanza – Come la mettiamo con il rigorismo sperticato adottato nel caso Tercas, che è costato, però, una salutare sberla alla Commissione ad opera del Tribunale dell’Unione? Commissione che, perseverando nel suo acritico rigorismo, ha per giunta fatto appello alla Corte di giustizia contro la sentenza del Tribunale”.

IL CONFRONTO CON MPS E CARIGE

Qualcuno potrebbe osservare che casi di misure pubbliche per istituti in difficoltà si sono avuti pure in Italia: si veda la ricapitalizzazione precauzionale pubblica nel caso Monte dei Paschi di Siena e la garanzia dello Stato nel caso Carige: “Ma qui siamo pienamente nell’ambito degli strumenti normativi previsti dalla vigente disciplina – ha chiosato De Mattia – Per di più, è noto che, per esempio, nel caso Carige, se non vi fosse stato l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi — che opera con risorse private, come il Tribunale dell’Unione ha confermato — e non vi fossero alternative di mercato, la via che sarebbe stata intrapresa era quella della ricapitalizzazione precauzionale, non facile da ammettersi secondo le normi vigenti, oppure quella della liquidazione. Nel caso delle banche venete si è dovuto, invece, fare ricorso alla liquidazione ordinata”.

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