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Pensioni Inps, che cosa succederà alla Gestione separata

Quota 100

Passato, presente e futuro della Gestione separata Inps. L’approfondimento di Giuliano Cazzola

 

La Gestione Separata, istituita dalla Legge n. 335/1995, comma 26, articolo 2 con decorrenza dal marzo 1996, presso l’Inps è la Legione Straniera del sistema pensionistico obbligatorio, nel senso che raccoglie quei lavoratori che, prima della riforma Dini-Treu non rientravano nelle categorie classiche del lavoro dipendente e autonomo (peraltro ‘’tipizzato’’ nelle categorie degli artigiani, dei commercianti e del coltivatori) e, se liberi professionisti, non erano iscritti ad alcuna delle Casse costituite nel tempo per i liberi professionisti iscritti agli ordini e ai collegi.

Per ricapitolare, pertanto, la Gestione separata istituita consentì di attribuire una copertura pensionistica ai lavoratori cosiddetti “parasubordinati”, cioè a soggetti che esercitano per attività abituale, ancorché non esclusiva, il lavoro autonomo senza albi professionali di appartenenza e che all’epoca dell’istituzione del Fondo erano totalmente scoperti sotto il profilo previdenziale. Potremmo dire che quel ‘’mondo nuovo’’ fu portato alla ribalta proprio  dal Fondo ‘’parasubordinati’’, in quel momento più per fare cassa che per risolvere un problema. Interamente regolata dal calcolo contributivo, l’aliquota fu fissata al 10% (con una facoltà di rivalsa sul committente nel caso dei titolari di partita IVA). Va da sé che un’aliquota così bassa non era idonea ad assicurare in quel regime una prestazione minimamente adeguata.

Era però evidente che l’istituzione di una gestione pubblica sarebbe stata per diversi decenni una fonte di entrate, senza spese (perché il diritto alla pensione sarebbe maturato in un momento che, in pratica, non è ancora arrivato) oltreché un censimento della reale consistenza di questo ‘’mondo di mezzo’’ che si era venuto a creare.

Non si dimentichi – proprio in prossimità del  XX anniversario dell’assassinio di Marco Biagi  – che il Libro bianco ( il documento che fu il  battistrada della  legge che porta il nome del giurista) fu pubblicato nell’ottobre del 2001. Il diritto della previdenza precedette ed orientò il diritto del lavoro, contribuendo a definire i profili delle nuove professioni. Poi come vedremo le aliquote sono state elevate, sia pure con differenziazioni relative ai diversi beneficiari.

Il IX Rapporto di Itinerari previdenziali ha riassunto, alla fine del 2020, i dati della Gestione. I lavoratori attivi iscritti sono 1.326.000; i  pensionati 498.070; il rapporto attivi/pensionati – cruciale per la sostenibilità della gestione –  è pari a 2,66; le entrate contributive al lordo trasferimenti  sono pari 8,167 miliardi, le uscite per pensioni (al netto GIAS, la gestione degli interventi assistenziali)  sono dell’ordine di  1,348 miliardi, per un saldo attivo di  6,819 miliardi. Anche l’importo medio delle pensioni in pagamento risulta contenuto (2.990 euro annui) ma ciò dipende – commenta il Rapporto – sia dal breve periodo di versamenti sia dalle basse contribuzioni dell’inizio che ora sono considerevolmente aumentate. Il consistente livello dell’aliquota contributiva e la limitata possibilità di utilizzo delle anzianità contributive rispetto ad altre gestioni  dovrebbe portare a una rimodulazione della gestione e, per quanto riguarda i giovani con rapporto di lavoro non stabile, ad una revisione in riduzione delle aliquote contributive addirittura superiori a quelle di artigiani e commercianti; lo stesso vale anche per i professionisti senza albo che spesso svolgono la stessa attività degli iscritti ad un albo: la disparità delle aliquote è notevolissima, si va dal 14% medio degli iscritti alle Casse Privatizzate a 25% per i non iscritti agli albi.

All’interno della Gestione Separata si possono distinguere due macro-gruppi: a) i liberi professionisti con partita IVA non iscritti a una Cassa previdenziale privatizzata (394mila nel 2020) che esercitano professioni nuove non riconducibili a quelle più tradizionali organizzate in Ordini professionali. b) gli iscritti senza partita IVA (932mila nel 2020) che compongono un gruppo non omogeneo in cui si possono distinguere: 1) gli amministratori (549mila) titolari di incarichi apicali aziendali, nei consigli di amministrazione o nei collegi sindacali soprattutto nelle società di capitali e a responsabilità limitata, in gran parte uomini (circa l’80%); 2) i collaboratori (268mila), cioè titolari essenzialmente di collaborazioni coordinate e continuative ovvero di collaborazioni a progetto; ampia è la componente femminile. In questo sottogruppo, ben 202mila pari al 75% sono iscritti alla sola Gestione separata senza altre coperture previdenziali e molto spesso con un solo committente; da evidenziare come solo il 17% può contare su un reddito che assicuri la copertura previdenziale per l’intero anno; 3) i soggetti in formazione post-laurea (88mila), cioè dottorandi con borsa di studio, assegnisti e borsisti di vario genere, medici specializzandi (anche qui assai ampia la componente femminile); 4) appartenenti ad altre tipologie residuali (27mila), in gran parte (16mila) venditori porta a porta.

Nella variegata popolazione sommariamente descritta si distinguono: i cosiddetti “esclusivi” (iscritti solo alla Gestione Separata) che pagano un’aliquota contributiva IVS del 25% sui redditi imponibili se professionisti e del 33% se collaboratori, oltre a un’aliquota dello 0,72% per le prestazioni non pensionistiche, e i cosiddetti “concorrenti” cioè pensionati o titolari di altri redditi e quindi iscritti ad altre gestioni che pagano un’aliquota IVS del 24%.

Come abbiamo già ricordato, la Gestione separata presenta un rilevante saldo positivo tra contributi e prestazioni che ne fa l’unica  gestione previdenziale del regime obbligatorio le cui prestazioni sono calcolate esclusivamente con il metodo contributivo. Il consistente livello dell’aliquota contributiva e la limitata possibilità di utilizzo delle anzianità contributive rispetto ad altre gestioni (di fatto spesso “separata”, nome che dovrebbe cambiare) dovrebbe portare a una rimodulazione della gestione e, per quanto riguarda i giovani con rapporto di lavoro non stabile, ad una revisione in riduzione delle aliquote contributive addirittura superiori a quelle di artigiani e commercianti; lo stesso vale anche per i professionisti senza albo che spesso svolgono la stessa attività degli iscritti ad un albo.

La disparità di aliquote è notevolissima: si va dal 14% medio degli iscritti alle Casse Privatizzate al 25% per i non iscritti agli albi. Attenzione però. Nel regime contributivo (a differenza di quello retributivo) le aliquote non sono un optional; più sono elevate, regolari e stabili, più s’incrementa il montante da moltiplicare con il coefficiente di trasformazione ragguagliato all’attesa di vita al momento della decorrenza della pensione. Guai allora ad agitare, spensieratamente, lo scalpo della riduzione delle aliquote pensionistiche nel sistema contributivo. Si paga meno durante l’attività lavorativa, ma si incassa meno da pensionati. Molto meglio adottare misure di opting out (il problema non è affrontato nel Rapporto) che consentano di stralciare e destinare volontariamente alcuni punti dell’aliquota obbligatoria (max 6) per finanziare una forma a capitalizzazione, dal momento che le categorie appartenenti alla Gestione separata non dispongono del tfr che è la principale fonte di alimentazione dei fondi complementari dei lavoratori dipendenti, a parità di costo del lavoro e di retribuzione.

In queste settimane, infine, ai tavoli del negoziato tra governo e sindacati si va alla ricerca di una c.d. pensione di garanzia contributiva per i giovani, in ragione dei rapporti lavorativi precari e discontinui a cui sono sottoposti (citiamo la versione dei sindacati per dovere di cronache senza assumercene la responsabilità. Chi scrive potrebbe suggerire una soluzione che era contenuta in un progetto di legge (AC 1299) dallo stesso proposta nel 2008 in qualità di deputato.

‘’Fermo restando quanto previsto …… per la generalità degli assicurati, ai lavoratori iscritti alla Gestione separata ……….. a decorrere dal 1° gennaio 2008, si continuano ad applicare i previgenti coefficienti di trasformazione di cui alla Tabella A allegata alla citata legge n. 335 del 1995, aumentati del 20 per cento fino al 31 dicembre 2012 e del 10 per cento fino al 31 dicembre 2016. Per i lavoratori già pensionati la pensione autonoma o supplementare è ricalcolata sulla base dei citati coefficienti di trasformazione aumentati ai sensi del periodo precedente’’’.

Quale era lo scopo di una norma siffatta? Abbiamo già ricordato come al momento della sua entrata in vigore, la Gestione separata prevedesse un’aliquota di finanziamento poco più che simbolica (prima il 10% poi il 12% e in seguito a salire). Con quella misura si intendeva compensare a posteriori il montante contributivo ai fini dell’applicazione del coefficiente di trasformazione e pertanto dell’ammontare del trattamento.

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