Economia

Pensioni elevate e progetto M5S-Lega: Robin Hood o Tafazzi?

di

INPS

Il commento di Nicola Giglio e Michele Arnese al progetto di legge depositato da M5S e Lega sulle pensioni elevate

Dottor Jekyll e Mister Yide. Di giorno Matteo Salvini attacca Tito Boeri, per le sue dichiarazioni improvvide sull’immigrazione. Dipendesse da lui, sarebbe già fuori dalla sede di Via Ciro il grande, a Roma, la sede dell’Inps. Di notte il capogruppo della Lega e dei 5 stelle scrivono il testo della proposta di legge sulle pensioni d’oro ispirandosi – di fatto – dal presidente dell’Inps. Le cui posizioni in materia sono state da tempo consegnate alla storia: essendo state più volte messe in naftalina dai precedenti governi.

Basta leggere il testo della proposta di legge, a firma Montanari, D’Uva (Disposizioni per favorire l’equità del Sistema previdenziale attraverso il ricalcolo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili) per averne contezza. Della legge, la proposta ha solo la struttura: la relazione illustrativa e la suddivisione in articoli. Per il resto è una sorta di circolare, come quelle periodicamente inviate dall‘Inps a qualche Caf. Linguaggio assolutamente incomprensibile, per i non addetti ai lavori. Alla faccia degli inviti alla trasparenza e alla semplificazione. Specie se si considera quanto sia importante la relativa comprensione per le decine di migliaia di pensionati che si vedranno penalizzati, nell’eventualità che quella proposta si traduca in legge.

Non è la sola stranezza. Mentre il governo si interroga su “quota cento“. Su come modificare la legge Fornero e con quali eventuali penalizzazioni, il trio D’Uva, Montanari, Boeri sfornano la soluzione. La penalizzazione sarà misurata in funzione degli anni che dividono il neo pensionato dall’agognato traguardo. Più lontana la scadenza dei 67 anni, maggiore il tributo da pagare nelle casse dell’Inps. Atto di generosità, non proprio spontaneo, visto che andrà a finanziare le pensioni al minimo. Che nella maggioranza dei casi riguarda persone che non hanno pagato alcun contributo. Ma che non per questo meritano di rimanere nella condizione di indigenza. Solo che, a questo obiettivo, si dovrebbe provvedere con la fiscalità generale.

E per i pensionati che già percepiscono una rendita? In questo campo, data l’oscurità del linguaggio, riflesso della scarsa conoscenza del proprio mondo (Wittgenstein), si ha l’impressione che il dispositivo dell’articolo 1 comma 2 (l’ipotesi del ricalcolo) riguardi solo le pensioni di anzianità. Nel caso di quelle di vecchiaia, infatti, “il rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente al momento del pensionamento relativo all’età dell’assicurato alla medesima data e il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età riportata nella tabella A allegata alla presente“ (come è scritto nel testo) dovrebbe essere uguale ad 1 e quindi non comportare alcuna penalizzazione.

Se così fosse, ma non ne siamo sicuri, al danno si unirebbe la beffa. La platea delle possibili vittime – i “parassiti” secondo il garbato linguaggio di Di Maio – si restringerebbe notevolmente. Riguarderebbe soprattutto i “privati”. Visto che nel “pubblico” si aspetta, in genere, di raggiungere l’apice della carriera, prima di fare il grande passo. In molti casi – vedesi i magistrati, ma non solo – c’ė addirittura la lotta a rimanere, per conservare quel prestigio legato all’effettivo esercizio delle funzioni.

Pollice verso, quindi, soprattutto per manager e quadri dell’industria, dei servizi destinati al mercato, del commercio e via dicendo. Personale, molte volte, costretto al pre-pensionamento a causa delle crisi aziendali, per la scarsa efficienza degli stessi ammortizzatori sociali. L’Alitalia, ne offre ancora oggi un esempio luminoso. Gente, soprattutto, del Nord. La constituency, prevalente, della Lega. Ragione per cui, negli anni passati, questa stessa forza politica si è sempre opposta ad ogni intervento contro le pensioni d’anzianità. Rivolgendo tutta la sua foga polemica contro quelle invalidità, debordanti, per la carenza di controlli, nel Mezzogiorno. E nuovamente salvate dall’articolo 5 del provvedimento.

Insomma, una svolta di 360 gradi. Che risulta incomprensibile. Ed un regalo inaspettato per i propri concorrenti: un’intesa e non un’alleanza ribadisce il Presidente della Camera, Roberto Fico. Soprattutto la dimostrazione che Tafazzi non è vissuto invano.

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