Economia

Pensioni, ecco il nuovo piano della Lega di Salvini sulla Fornero

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Che cosa prevede il nuovo schema della Lega di Salvini per modificare la legge Fornero sulle pensioni

Nella manovra una “prima riduzione” dell’Irpef. “La Flat fax va finanziata con le tax expenditures, ma è un processo complesso e richiede tempo”, dice il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che punta per il 2018 a “una correzione del debito dello 0,1%” e si augura lo sblocco di Tav e Tap. Arriva invece dalla Lega la proposta per le pensioni di quota 100 con “al massimo 62 anni”, dice Salvini, che punta a una pace fiscale che faccia raccogliere all’Erario almeno 20 miliardi.

Sono queste le ultime novità annunciate e delineate dal governo in materia fiscale e pensionistica da un lato dalla Lega e dall’altro dal Tesoro. A delineare le misure chiave per la Lega ci ha pensato Matteo Salvini, che accanto al pacchetto fiscale mette in cima alla lista proprio lo “smantellamento” della Fornero.

Ecco tutti i dettagli.

IL NUOVO PROGETTO DI SALVINI SULLE PENSIONI

A poco più di un mese dal varo della manovra di bilancio, il leader del Carroccio e vicepremier, dopo avere di nuovo riunito al Viminale il suo team economico, spiega che sulle pensioni si stanno ancora facendo i calcoli ma la richiesta è quella di arrivare alla famosa ‘quota 100’ fissando il paletto dell’età non a 64 anni ma a 62, da accompagnare da “quota 41 e mezzo”.

LE STIME DI PATRIARCA SULLA MISURA DELLA LEGA

Un intervento corposo e che stando alle prime stime della societa’ di ricerca Tabula, guidata da Stefano Patriarca, potrebbe costare 13 miliardi il primo anno (al lordo delle tasse) e 20 a regime. Se questi fossero i numeri si discosterebbero poco dalla cifra indicata dall’Inps, 14 miliardi, in caso di quota 100 senza paletti di eta’.

IL CAPITOLO PACE FISCALE

Altro capitolo citato dal vicepremier leghista, su cui ieri si è espresso anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è quello della pace fiscale che si rivolgerà “a chi ha fatto la dichiarazione dei redditi” ma non può pagare e che invece “correrebbe a pagare” se il conto fosse “il 10%”, comunque “non un regalo”. Le stime di gettito, viene riferito, sono comunque ancora in corso ma si dovrebbero superare i 15 miliardi, spalmati su più anni.

LA DIREZIONE DI MARCIA

Su tutte e tre le riforme basilari del contratto di governo, quindi anche sulle pensioni, si può insomma iniziare a dare un segnale dando forma ad una strategia politica coerente “anche se partita da una campagna elettorale non del tutto coerente”. L’idea, illustrata in questo caso dal viceministro Massimo Garavaglia, è anche quella di una dual tax Ires, che scenderebbe dal 24% al 15% sugli utili reinvestiti in azienda. Un intervento quindi strutturale, ha spiegato, evitando ogni anno di rinnovare ammortamenti, incentivi e agevolazioni varie.

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