Economia

Pensioni e Inps, a che cosa serve un fondo complementare pubblico per i giovani?

di

INPS

Nella Nadef emerge l’intenzione di rilanciare un Fondo pensioni complementare, gestito direttamente dall’Inps. Il commento di Natale Forlani, già ai vertici della Cisl e coautore del Libro Bianco di Marco Biagi, tratto da IlSussidiario

Nella Nota di aggiornamento del Def recentemente approvata dal Consiglio dei ministri emerge l’intenzione di rilanciare un Fondo di previdenza complementare, gestito direttamente dall’Inps, per l’obiettivo di costituire una “pensione di garanzia per i giovani”. Al momento l’affermazione non è corredata da una delucidazione riguardo i contenuti del potenziale intervento.

Le giovani generazioni hanno prevedibilmente davanti a loro la prospettiva di vivere più a lungo, in un mercato del lavoro influenzato dalle innovazioni tecnologiche e organizzative che renderanno il lavoro meno faticoso e fortemente mobile. Una combinazione di fattori positivi e di incertezze che sono già in atto e che sono destinate ad aumentare. È difficile fare previsioni attendibili sul lungo periodo e comprendere quali impatti produrranno sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito.

Ma diversi di questi esperti cominciano a teorizzare che i sistemi previdenziali a ripartizione, dove le pensioni in essere vengono erogate utilizzando le risorse contributive versate da chi lavora, debbano essere corretti e integrati da risorse provenienti dalle entrate fiscali per precostituire una sorta di pensione minima garantita.

Sul versante privato è già in essere un sistema di previdenza complementare, fiscalmente agevolato, che tramite i fondi bilaterali promossi dalla contrattazione collettiva consente di accantonare quote di salario o del trattamento di fine lavoro. Risorse che vengono investite in azioni e titoli a rendimento per erogare una pensione integrativa in coincidenza con l’accesso a quella pubblica.

Importante sottolineare che sia per la parte pubblica che per quella privata, attraverso la trasferibilità/portabilità dei contributi e del capitale versato, è già possibile ricongiungere i versamenti e i rendimenti superando gli inconvenienti derivanti dalla mobilità lavorativa.È

del tutto evidente che le possibili soluzioni – le integrazioni delle pensioni minime, le coperture per i periodi di disoccupazione, di formazione e di maternità, ovvero ulteriori incentivi per le quote di accantonamento – richiedono innovazioni normative e coperture finanziarie che vanno individuate (tra l’altro con riflessi che potrebbero comportare negli anni un costo di decine di miliardi di euro). Ma sono del tutto indifferenti rispetto alla modalità di gestione.

È opportuna la costituzione presso l’Inps di un fondo destinato a gestire una “pensione di garanzia” per i giovani? Nei casi ipotizzati di integrazione alla pensione pubblica il problema nemmeno si pone: è quello che avviene in via ordinaria per tutte le eventualità di questo genere.

Per quanto riguarda la previdenza complementare, l’ipotetica aggiunta di incentivi per gli accantonamenti verrebbe gestita a monte dalle imprese e non si comprende perché i giovani dovrebbero essere estrapolati dai fondi complementari esistenti e dai vantaggi derivanti dalla maggior massa di risorse investite.

Un’esperienza, del tutto negativa, è già stata fatta con la costituzione per legge presso l’Inps di un fondo di previdenza complementare (Fondinps) per i lavoratori di aziende che non avevano aderito ad altri fondi di derivazione contrattuale.

La commistione della natura pubblica dell’Inps, la precarietà dei rapporti con un sistema delle imprese estremamente frazionato e disomogeneo e l’esigenza di assicurare una politica di investimenti con rendimento adeguato hanno portato gli organi del fondo, parti sociali comprese, a chiedere al legislatore di dichiarare esaurita la funzione del fondo e di trasferire le attività presso un altro fondo bilaterale di derivazione contrattuale.

Un percorso già avviato e che è in fase di completamento.Il proposito di costruire una prospettiva meno incerta per le pensioni future delle giovani generazioni è meritorio. Ma sarebbe anche doveroso trattare il problema con chiarezza e serietà.

(estratto di un articolo pubblicato su Sussidiario.net; qui la versione integrale)

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