Economia

Partite Iva: chi e come è stato davvero ristorato?

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Cura Italia e avvocati giustizia BONUS 600 EURO - partite iva
Fonte: Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma

Il punto sugli aiuti alle partite Iva tra governo e regioni e casse previdenziali. Fatti, numeri e polemiche

Su Start è stato affrontato spesso, seguendolo da vicino e denunciandolo a più riprese, il tema della solitudine delle partite Iva in piena tempesta pandemica. Gli imprenditori e gli artigiani con una attività commerciale hanno almeno avuto accesso ai contributi a fondo perduto e agli aiuti dei vari decreti Ristori, fino al ter (tra questi, la sospensione dei pagamenti Iva per novembre, credito d’imposta del 60% sugli affitti commerciali per ottobre, novembre e dicembre, cancellazione della seconda rata dell’Imu e sospensione dei contributi Inps per novembre e dicembre). Misure che molti tra i beneficiari bolleranno come insufficienti di fronte alla tragedia delle chiusure e dei conti da pagare, certo, ma che sono senz’altro maggiori rispetto al pugno di mosche rimasto in mano altre partite Iva iscritte agli albi professionali.

DUE MILIONI E DUECENTOMILA PARTITE IVA IGNORATE

Si parla quindi di chi non versa i contributi all’Inps (o è iscritto alla gestione separata) ma alle casse pensioni del proprio ordine. Non solo avvocati, giornalisti e commercialisti, esponenti della nuova “kasta” secondo la vulgata odierna, ma anche medici chirurghi, infermieri e gli altri “eroi” della pandemia. Sommando gli iscritti ai vari ordini si ottiene una platea non indifferente: oltre 2 milioni e duecentomila partite Iva rimaste ferme alle misure “una tantum” della prima ondata, ovvero due assegni da 600 euro e uno da 1000. Quest’ultimo a patto però di aver dimostrato una diminuzione del reddito rispetto all’anno precedente. Per il resto l’esecutivo sembra essersene lavato nuovamente le mani e ha lasciato l’onere alle singole casse.

COSA HA FATTO INARCASSA

La più celere e attiva in tal senso è Inarcassa, la cassa di ingegneri e architetti. Dall’11 novembre ha aperto i finanziamenti con contributo in conto interessi, al 100% a carico della stessa Inarcassa, per prestiti che possono arrivare fino a 50.000 euro, da restituire in un massimo di 6 anni. In più, sempre da novembre è possibile presentare istanza per un sussidio una tantum destinato ai famigliari delle vittime di Covid-19 o agli iscritti che hanno avuto il Coronavirus. Si tratta di un assegno da 5mila euro in caso di decesso; 3.000 in caso di ricovero; 1.500 per contagio o sospetto contagio da Covid-19 senza ricovero, con esclusione dei soggetti asintomatici, che abbia comportato l’impossibilità ad esercitare la libera professione per almeno 21 giorni. I beneficiari possono essere: l’iscritto (attivo o pensionato); il coniuge; il figlio minorenne; il figlio maggiorenne studente fino a 26 anni; il figlio maggiorenne inabile o con disabilità grave.

COSA HA FATTO LA CASSA FORENSE

Anche la Cassa degli avvocati ha previsto una provvidenza per gli iscritti che sono stati ricoverati in una struttura sanitaria ovvero posti in isolamento sanitario obbligatorio per aver contratto il virus o per contatti diretti con soggetti contagiati oppure in caso di decesso del coniuge dell’iscritto o dei figli conviventi, avvenuto per patologia Covid-19. Per le domande che perverranno dopo il 15 ottobre 2020 – fanno sapere dalla Cassa forense – in caso di isolamento obbligatorio senza aver contratto il virus, il relativo contributo verrà erogato nella misura di 1000 euro considerate le disposizioni del Ministero della Salute che ha modificato le regole sulla durata del periodo di isolamento. C’è poi la possibilità di dilazionare il pagamento dei contributi con interessi contenuti.

COSA HANNO FATTO LE REGIONI

Si sono invece mosse, qua e là, alcune Regioni per aiutare chi lavora nelle zone rosse. Con delibera n. 3869 del 17 novembre 2020 la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la misura “Sì! Lombardia”, che sostiene le microimprese e i lavoratori autonomi con partita Iva individuale non iscritti al Registro delle imprese. Le agevolazioni consistono nella concessione di un contributo a fondo perduto una tantum da 1000 euro a titolo di indennizzo per la situazione di particolare disagio, senza vincolo di rendicontazione di spese connesse. Bonus una tantum da 1.500 euro pure per i professionisti calabresi con un fatturato pari o inferiore a 60.000 euro nel corso dell’anno solare 2019 nell’ambito dell’iniziativa Riapri Calabria. La Campania ha strutturato un bonus una tantum di 1.000 euro, cumulabile con l’indennità prevista dal governo nazionale pari a 600 euro, destinato ai professionisti iscritti alla gestione separata dell’Inps, o alle singole casse a patto che abbiano fatturato nell’anno 2019 meno di 35.000 euro. Niente assegni ma prestiti a interessi agevolati per gli autonomi piemontesi: i finanziamenti, a fronte dei quali verrà erogato un importo fino a un massimo di 7.500 euro, devono connotarsi come nuovo credito connesso a esigenze di liquidità, di importo fino a 150.000 euro e con durate di rimborso fino a 6 anni. La Toscana, infine, ha aperto tre fondi a favore di imprese e liberi professionisti.

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