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Orcel (Unicredit) strattona Del Vecchio su Mediobanca-Generali, Maggioni (Tg1) vice Tremonti all’Aspen, in-house ahumma-ahumma, lobbismi

Arnese

Orcel, Unicredit, Del Vecchio, Mediobanca, Generali, Aspen, Tremonti, Maggioni, Iss, società in-house, lobbismi e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Startmag

 

ORCEL (UNICREDIT) STRATTONA DEL VECCHIO SU MEDIOBANCA-GENERALI

ECCO IL PIANO SEGRETO DI DEL VECCHIO SU UNICREDIT-MEDIOBANCA-GENERALI

 

LA CIRCOLAZIONE DELLE ELITE DA PARETO A TREMONTI

 

LAMORGESE & SALVINI

 

PILLOLE ISS

 

PUBBLICITA’ DOMINANTE

 

SALARI GIAPPONESI

 

GIORNALISMI & LOBBISMI

 

IN-HOUSE O AHUMMA-AHUMMA?

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SINTESI DELL’INTERVISTA DEL SOLE 24 ORE A ORCEL (UNICREDIT) SU MEDIOBANCA E GENERALI:

“Unicredit vuole tornare a crescere anche in Italia, un paese che resta un’area attraente per l’industria dei servizi finanziari. Puntiamo a guadagnare quota di mercato attraverso la crescita organica e valuteremo acquisizioni sia qui che all’estero. Ma ora non abbiamo dossier sul tavolo. L’M&A ha senso se crea valore e questo dipende anche dalle valutazioni relative di mercato. Vorrei che fosse chiaro un concetto: non facciamo regali a nessuno”. A sottolinearlo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, è Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, il quale commenta anche la notizia giunta ieri dalla Spagna della decisione del tribunale di Madrid che ha condannato il Santander a pagargli 68 milioni di euro per il mancato rispetto del contratto di assunzione da ceo. “Sono molto soddisfatto che siano riconosciuti i miei diritti”, dice. Interpellato sul rischio Italia, che aveva tormentato il suo predecessore Mustier, questo “esiste da decenni, se così non fosse saremmo un Paese da tripla A. Ma – afferma ORCEL- il rischio va gestito in maniera opportunità e certamente il Pnrr e le riforme a esso collegate rappresentano una grande opportunità di trasformazione per il Paese. Spero che le risorse pubbliche verranno utilizzate al meglio. Per quanto riguarda le banche e i servizi finanziari l’Italia è e resta un Paese attrattivo. Se lo è per le banche straniere, come ad esempio quelle francesi, lo è anche per noi. Ci sono situazioni che Unicredit in passato non ha gestito al meglio e lo abbiamo pagato un caro prezzo. Ma ora dobbiamo tornare a crescere, per noi l’Italia è un mercato da potenziare e crescere. Con disciplina e attenta valutazione del rischio”. Quanto poi alle ipotesi di un interesse di Unicredit per Generali, direttamente o via Mediobanca, ” non credo a operazioni di aggregazione tra banche e assicurazioni. Non funziona – evidenzia Orcel – Come dimostrare alcuni casi tentati senza successo in Europa. Né tantomeno siamo interessati a gestire partecipazioni azionarie. Il mio compito è far funzionare il business della banca”.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUI SALARI GIAPPONESI:

Il bastone e la carota per convincere le imprese ad alzare i salari in Giappone: il pacchetto di misure approvate ieri dal Partito liberaldemocratico (Ldp) del premier Fumio Kishida offre maggiori sconti d’imposta alle aziende che concedono aumenti ai propri dipendenti e toglie sgravi a chi invece blocca le buste paga.

Dopo la manovra economica monstre varata a novembre, Kishida prova a dare sostanza alla promessa di superare i limiti delle Abenomics e dare impulso a un «nuovo capitalismo», in grado di coniugare crescita e ridistribuzione della ricchezza. Uno dei rompicapi più complessi per il Giappone è la stagnazione degli stipendi: nel 2020, il salario medio era di circa 38.500 dollari, appena il 4% in più rispetto al 1990 (dati Ocse).

Il blocco delle buste paga è legato alla bassa produttività del Paese. La speranza di Kishida è che una più robusta spinta ai salari possa riflettersi sui consumi e riaccendere l’inflazione. Appena insediato al Governo, a metà ottobre, il premier ha istituito un comitato con l’incarico di elaborare una strategia per ridurre la disuguaglianza e formulare una proposta di riforma del Fisco.

Intanto, si delinea la ricetta per convincere le aziende ad alzare gli stipendi, con agevolazioni più consistenti rispetto a quelle attuali, che permettono alle grandi imprese di detrarre dalle imposte sui profitti fino al 20% dei salari dei dipendenti. Per le piccole imprese, la detrazione può arrivare fino al 25%. L’Ldp, che insieme agli alleati del Komeito controlla il Parlamento, ha deciso di portare gli sgravi al 30% per le grandi aziende che aumentano le buste paga del 4% e investono nella formazione. Per le piccole imprese, lo sconto sale al 40%, in presenza di aumenti salariali più bassi, ma pari ad almeno il 2,5%.

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