Economia

Ops, come si muoverà Intesa Sanpaolo con Bper su Ubi dopo l’Antitrust

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Fatti e indiscrezioni sulle mosse in cantiere di Intesa Sanpaolo per l’Ops lanciata su Ubi Banca. Il ruolo di Bper per acquisire altre filiali, le manovre di Palenzona pro Messina e le parole di Micciché (Imi)

 

Intesa Sanpaolo è al lavoro per modificare l’Ops su Ubi soprattutto nella parte della cessione degli sportelli di Ubi a Bper per convincere l’Antitrust che non ci sarà una posizione dominante in alcune aree e in alcuni settori.

E’ questa la convinzione degli addetti ai lavori sulla scia delle risultanze preliminari dell’istruttoria aperta dall’Antitrust e sulla base delle parole del presidente di Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), Gaetano Micciché, esponente di spicco del gruppo bancario capeggiato dall’amministratore delegato, Carlo Messina.

Un ruolo di primo piano lo avrà Bper. L’ipotesi in cantiere di Intesa Sanpaolo e Bper è quella di inviare all’Antitrust un nuovo accordo che ampli il perimetro del ramo d’azienda da cedere a Bper, per garantire così il rispetto dello soglie fissate dall’Antitrust.

Ecco tutti i dettagli

LE PAROLE DI INTESA

Intesa Sanpaolo è “confidente di superare ogni possibile criticità alla luce anche delle indicazioni emerse in questa prima fase istruttoria e di giungere all’auspicato rilascio dell’autorizzazione con soluzioni compatibili con la normativa applicabile”, ha detto Miccichè.

I RUMORS SU INTESA E BPER SU UBI

Secondo indiscrezioni finanziarie rilanciate oggi da Mf/Milano Finanza, Bper sarebbe disposta a rilevare altri 100 filiali rispetto a quelle già pattuite con Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’operazione architettata da Intesa con Bper sulle filiali di Ubi.

I SUBBUGLI SU INTESA DOPO L’ANTITRUST

Questi rumors – di fatto – anche l’effetto mediatico di quietare i subbugli di azionisti, analisti di borsa e addetti ai lavori viste le ultime notizie sull’orientamento tutt’altro che favorevole in toto dell’Antitrust rispetto all’Ops, a differenza di quanto è avvenuto in casa della Banca d’Italia e della Bce che sui profili di stabilità sistemici hanno dato l’ok all’Offerta architettata da Messina sulla banca guidata dall’ad, Victor Massiah.

L’ESAME PRELIMINARE SULL’OPS DI INTESA SU UBI

Infatti al termine dell’esame preliminare l’autorità garante del mercato presieduta da Roberto Rustichelli ha trasmesso all’istituto guidato da Messina i rilievi emersi nel corso dell’analisi, spiegando di ritenere che l’Ops su Ubi «non sia allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata» in quanto idonea a «produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante» di Intesa «in numerosi mercati» senza che l’accordo per la cessione di un ramo d’azienda a Bper «possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali».

LA NOTA DEL GARANTE

Si tratta di una valutazione preliminare, come ha chiarito la stessa Antitrust in una nota emessa in risposta alle voci di una bocciatura definitiva dell’Ops «Non è stata assunta alcuna decisione da parte dell’Autorità sulla compatibilità dell’operazione con le regole della concorrenza», si legge nella nota, in cui gli uffici di Rustichelli chiariscono che «è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione». Sta di fatto, come ha chiosato il Corriere della Sera ieri che “l’Antitrust frena sull’integrazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi”.

LE MOSSE DI MESSINA E PALENZONA

Ma il gruppo capeggiato da Messina è fiducioso dell’esito finale. Intesa Sanpaolo “sta prestando la massima collaborazione all’autorità Antitrust” nell’istruttoria sulla concentrazione con Ubi Banca “e intende proseguire negli approfondimenti con quest’ultima, essendo confidente di superare ogni possibile criticità alla luce anche delle indicazioni emerse in questa prima fase istruttoria e di giungere all’auspicato rilascio dell’autorizzazione con soluzioni compatibili con la normativa applicabile”. E’ quanto ha affermato il presidente di Banca Imi, Gaetano Micciché, in un’intervista al quotidiano La Guida di Cuneo, sede della Fondazione Crc, uno dei principali azionisti di Ubi Banca (sulle fondazioni torinesi è al lavoro in direzione pro Intesa – come ha scritto La Stampa – anche Fabrizio Palenzona, uno degli uomini forti delle fondazioni bancarie in Piemonte).

LE PAROLE DI MICCICHE’

Micciché contesta il fatto che Intesa, di cui Banca Imi fa parte, stia procedendo a uno “spezzatino” di Ubi, quanto piuttosto alla “cessione di sportelli in quelle aree dove la concentrazione” causerebbe “il superamento dei livelli concorrenziali previsti dalla normativa Antitrust”, e ribadisce che l’acquisizione di Ubi rappresenta “un’operazione di elevata valenza strategica” che Intesa “ha tutte le intenzioni di portare a termine” e che offre ai soci di Ubi l’opportunità di diventare azionisti di un gruppo “di dimensione europea, patrimonialmente solido, capace di creare valore, con una redditività ai vertici del settore, un basso profilo di rischio e un modello di business resiliente e ben diversificato”. Quanto a Ubi, aggiunge, “è una banca certamente ben gestita, tra le migliori sotto questo punto di vista nel panorama italiano ma presenta delle debolezze strutturali” in termini “di redditività, efficienza operativa e qualità degli attivi” che rappresentano “sfide importanti per il futuro della banca se restasse da sola sul mercato”.

CHE COSA FARA’ BPER CON INTESA SANPAOLO

Bper in azione sulla stessa lunghezza d’onda di Intesa Sanpaolo. L’amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, ha aggiornato il cda in merito all’accordo siglato con Intesa Sanpaolo per rilevare 400-500 sportelli dell’entità che dovrebbe nascere dalla fusione tra Intesa e Ubi Banca in caso di successo dell’Ops lanciata sulla banca presieduta da Letizia Morattia. Accordo al centro del dibattito in sede Antitrust, dato che l’autorità garante del mercato ha ritenuto di non poterlo considerare nell’esame delle ricadute concorrenziali dell’ops perché ‘in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro’. A breve, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie a Radiocor, verrà quindi avviato un confronto con Intesa che, se ci saranno le condizioni, sfocerà nella convocazione di un nuovo cda Bper entro la scadenza del 15 giugno, fissata dall’Antitrust per presentare memorie e documentazioni sull’operazione in vista dell’udienza del 18 giugno.

IL RUOLO DI BANCA D’ITALIA E BCE

Nel frattempo il lavoro dei consulenti sta procedendo parallelamente al confronto con gli uffici dell’authority di Piazza Verdi in modo da poter arrivare a un’operazione condivisa che possa ottenere il via libera dell’Antitrust, dopo aver già ricevuto quelli della Banca centrale europea e della Banca d’Italia. “Le due autorità bancarie hanno messo il sigillo riconoscendo che l’operazione va nella direzione del consolidamento del sistema bancario e del rafforzamento della prima banca italiana e per questo è positiva. Ma Bce e Bankitalia hanno un ruolo di indirizzo “politico” e compiti diversi e da quelli dell’Antitrust, a cui spetta verificare i profili relativi alla concorrenza nelle operazioni di concentrazione”, ha ricordato il Corriere della Sera.

Dopo l’intervento normativo del 2006, che ha sdoppiato le funzioni di controllo sulla stabilità (lasciate a Bankitalia) e sulla concorrenza (conferite all’Antitrust), si può produrre il paradosso – come lo definisce oggi l’editorialista Angelo De Mattia, già in Banca d’Italia – per cui un’operazione può essere approvata per i profili della stabilità e dell’efficienza epperò bocciata per quelli della concorrenza, anche se l’efficienza è alimentata dalla concorrenza, nota De Mattia.

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