Economia

Npl, che cosa combinano DoValue, Ifis e non solo con le banche

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Come si muovono DoValue, Ifis e non solo sugli Npl. L’articolo di Emanuela Rossi

 

I crediti deteriorati aumenteranno ed è bene che le banche si preparino alla nuova ondata. Le parole, poco rassicuranti soprattutto in tempi di pandemia, sono del presidente della Vigilanza Bce, Andea Enria, in audizione in commissione Econ del Parlamento europeo. Solo un paio d’ore prima del tema aveva parlato anche l’amministratore delegato di DoValue, Andrea Mangoni, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario riguardo ai modelli di business degli operatori attivi nel mercato degli Npl e degli Utp. La commissione presieduta da Carla Ruocco (M5S) ha ieri iniziato un ciclo di audizioni dei principali operatori attivi nel mercato italiano degli Npl e degli Utp con l’obiettivo, eventualmente, di promuovere iniziative di carattere legislativo.

L’ALLARME DI ENRIA

Come si diceva, Enria ha esplicitamente parlato dei possibili rischi che attendono gli istituti di credito del Vecchio Continente. “Ci aspettiamo un aumento degli Npl, in particolare una volta scadute le misure di sostegno pubblico, come la moratoria dei

Pagamenti” ha evidenziato. “Penso sia importante chiarire che siamo in una situazione straordinaria e che i rischi potenziali sono enormi per il futuro e chiediamo alle banche di tenerne conto nelle prossime settimane e mesi” ha detto ancora evidenziando che “la sfida è quella di rivisitare le prassi tradizionali di gestione del rischio e garantire che siano adeguate a gestire l’esposizione al rischio climatico”. Il presidente dell’autorità di supervisione delle banche della Bce ha aggiunto poi: “Ci aspettiamo che le banche comincino a lavorare sulla loro capacità di promuovere la trasparenza nelle informazioni” sui rischi “legati al clima”.

Inoltre alcuni istituti di credito “devono intensificare i loro sforzi per prepararsi alla Brexit” e tutti devono “essere pronti a ogni possibile effetto alla fine del periodo di transizione” soprattutto rafforzando le iniziative legate al “rinnovo dei contratti con i clienti Ue ai quali avevano precedentemente offerto servizi dal Regno Unito”.

Enria ha poi speso parole sull’ipotesi di bad bank europea: secondo lui un’iniziativa per gestire e recuperare gli Npl “tramite un meccanismo armonizzato potrebbe essere uno strumento utile per far fronte al prevedibile aumento” dei crediti deteriorati in Ue.

COS’HA DETTO L’AD DI DOVALUE

Durante l’audizione in Parlamento l’amministratore delegato di DoValue ha messo in luce come il mercato dei crediti deteriorati sia cambiato molto negli ultimi anni e come gli istituti di credito abbiano imparato a vendere i loro crediti spuntando prezzi decisamente superiori rispetto al biennio 2015-2017. Citando dati di Banca Ifis, altro importante servicer, Mangoni ha ricordato che quest’anno i prezzi medi si aggirano intorno al 40-45% per gli Npl e al 45-50% per gli Utp, che sono crediti ancora “vivi” e per questo preferiti dai servicer. Si tratta di prezzi – ha evidenziato – che fino a tre anni fa erano “impensabili”. Al momento DoValue “ha under management circa 78 miliardi in Italia di cui oltre 30 miliardi per le Gacs (garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze, ndr)”. Rispetto alle Gacs DoValue è il primo operatore attivo sul mercato italiano. “Abbiamo esperienza, in parte grazie alle Gacs, e grazie al fatto che il mercato ha fatto il suo

lavoro” ha detto ancora Mangoni ricordando che quando si è cominciato a far sentire il problema dei crediti deteriorati, a fine 2015, si sono dovuti fare i conti “con le banche in difficoltà non preparate ad affrontare cessioni complesse e di ammontare significativo

con un potere contrattuale degli acquirenti che era quindi molto forte”. Proprio le gacs “hanno portato un sollievo importante ai bilanci delle banche”.

IL COMMENTO DELLA PRESIDENTE RUOCCO (M5S)

Al termine dell’audizione dell’ad di DoValue la presidente della commissione ha sottolineato in una nota come occorra “incentivare a livello nazionale, anche attraverso la costituzione di una Bad Bank pubblica e di una fiscalità di scopo, soluzioni di sistema/di mercato volte a favorire la piena cancellazione dai bilanci bancari delle posizioni deteriorate e alle aziende/famiglie, anche attraverso l’erogazione di nuova finanza, il ritorno in bonis delle relative posizioni”. Per Ruocco è poi necessario “rivedere a livello Ue la regolamentazione in materia di sofferenze/incagli, anche alla luce dello scenario peggiore stimato dalla Bce che ha quantificato in 1.400 miliardi di euro le nuove sofferenze per le banche europee”.

Infine la parlamentare ha rilevato come “dalla relazione depositata emerge che i tempi medi di recupero delle posizioni deteriorate sono strettamente collegati ai tempi delle procedure giudiziarie dei vari Tribunali italiani. Sulla base dei dati storici forniti da DoValue, emerge che la durata media delle procedure giudiziarie è differente in base alla zona geografica: il nord ha una durata media di 5,9 anni, il centro di 6,4 anni mentre il sud e isole di circa 6,7 anni. Il Tasso Medio di Recupero, inteso come totale incassi in rapporto all’’Aum è stato, nel quadriennio 2016-2019, rispettivamente pari al 4,6% per i finanziamenti garantiti e all’1,28 % per i finanziamenti non garantiti”.

LE PREVISIONI DI BANCA IFIS

Circa un mese fa erano arrivate le previsioni di un altro importante servicer attivo nella gestione dei crediti deteriorati, Banca Ifis. Durante il convegno “Npl Meeting The New Wave” che si è svolto a Cernobbio è stato presentato un Osservatorio sugli Npl da cui è emerso che lo stock complessivo di crediti deteriorati da gestire in Italia, previsto in crescita del 5% a fine anno a quota 338 miliardi, nel 2021 salirà ulteriormente fino a un totale di 385 miliardi di euro. Dunque, il tasso di deterioramento salirà in Italia dall’1,3% del 2020 al 2,8% del 2021 “per effetto della contrazione economica” dell’anno in corso. Banca Ifis prevede poi un “probabile ulteriore incremento nel 2022” e ricorda che il 44% dello stock 2020 di Npe in Italia è gestito da 6 servicer: DoValue (13%), Amco (9%), Prelios (7%), Cerved (7%), Banca Ifis (5%) e Credito Fondiario (3%).

“Come per gli altri mercati anche quello dei crediti non performanti entrerà in un nuovo ciclo economico che vedrà una crescita delle esposizioni deteriorate nei bilanci delle banche” ha detto nell’occasione l’amministratore delegato di Banca Ifis, Luciano Colombini, secondo cui il sistema finanziario è però ora ben posizionato rispetto alla precedente crisi “perché le banche hanno implementato sistemi di rilevazione/monitoraggio e modalità attive di gestione dei crediti Npe nei diversi stadi di deterioramento. Gli operatori Npl – ha aggiunto l’ad – sono infatti una vera e propria industria con circa 8mila addetti e 230 miliardi di euro di Npe in gestione, capaci di intervenire nelle varie fasi del processo del credito per contenerne il deterioramento e massimizzare i recuperi degli Npl”.

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