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Non solo Pnrr, urge concretizzare proposte per i giovani

ASSEGNO GARANZIA GIOVANI

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

 

Pnrr e giovani: partiamo dalla considerazione che abbiamo preso dall’opportunità europea tutto il possibile, sia i sussidi sia i prestiti, posto che trattandosi di debito europeo costa meno di quello italiano, ma sempre di debito si tratta. E il debito si affronta in due modi: o lo si ignora come abbiamo sempre fatto da un 30ennio e si fa finta irresponsabilmente che non sia un problema, o lo si risolve con la crescita.

Ha ragione Draghi: se non investiamo non cresciamo e se non investiamo sui giovani, femmine e maschi, rimaniamo al palo e questo Parlamento — che è il più giovane di sempre — se ne deve occupare, adesso.

Il problema centrale in Italia è la carenza di produttività, non legato solo alla pandemia, perché lo è appunto da 3 decenni. E tra le cause maggiori ci sono i mancati investimenti nel capitale umano, nella formazione, nell’istruzione, ma anche nell’educazione in alcuni ambiti fondamentali, quale per esempio quello sulla sicurezza, quello finanziario, prerequisiti di diritto e dovere di cittadinanza.

Prima della crisi finanziaria del 2008 l’incidenza della povertà era equamente distribuita tra vecchi e giovani, dopo la crisi ha iniziato a diminuire tra gli anziani e ad aumentare tra i e le giovani. La composizione della spesa pubblica, è fortemente sbilanciata a favore della previdenza sociale e a sfavore di formazione e politiche attive per i giovani e ora in tempi di pandemia sempre di più.

Ora non è stabilire solo quanti e quali soldi spendere per i giovani ( quel 30% previsto per donne e giovani nel Pnrr), quanto piuttosto assumere la concreta prospettiva che li/le tenga in considerazione anche quando il tema è apparentemente un altro: per esempio, quando si parla di pensioni.

La questione occupazionale non va solo affrontata facendo uscire qualcuno per farne entrare un altro e dunque che per assumere un giovane bisogna pensionare un lavoratore maturo, magari in modo anticipato ma ci sono problemi reali e concreti: il pensionamento anticipato fornisce un alibi alle aziende, che invece possono e devono essere incentivate a riorganizzare l’occupazione interna per esempio con due strumenti ben poco utilizzati. I Fondi bilaterali e il Contratto di espansione che favorisce la partecipazione sia dei giovani sia delle/dei lavoratori grandi che hanno competenze ed esperienze da trasmettere in azienda a coloro che stanno imparando il mestiere e magari devono pensare ad un sostegno al reddito in caso di congedi per il bilanciamento tra vita e lavoro.

È necessario e indispensabile da subito creare una vera e propria redistribuzione, un patrimonio per le/ i giovani, un fondo integrativo per loro, finanziato sin dalla nascita anche dai genitori deducibile dai loro redditi, una dote che a normativa vigente e già operante, che prevede un genitore per un figlio minore a suo carico può dedurre circa fino 5130 euro l’anno, un meccanismo come per esempio è previsto fiscalmente per l’8 x 1000.

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